Nel mare ci sono i coccodrilli
by Fabio Geda
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Enaiatollah Akbari, il protagonista, ormai adulto, racconta in prima persona la sua storia di immigrazione clandestina a Fabio Geda, che interviene appena e lo incoraggia, in un monologo lungo e sincero.
Il padre è morto a seguito di un agguato. La madre, per evitare che Enaiatollah venga preso come risarcimento della merce perduta e fatto schiavo dai creditore, lo accompagna in Pakistan, gli fa promettere che diventerà un uomo per bene e poi lo lascia solo.
Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso.
Una volta in Italia, Enaiatollah riesce a rintracciare un conoscente che sta a Torino. Lì conosce un'assistente sociale che decide di ospitarlo in casa propria facendo una pratica di affidamento.
Enaiatollah è ora rifugiato politico in Italia e può avere una vita serena. La sua storia, per quanto forte e piena di sofferenza, non è una delle più terribili. Molti sono coloro che non possono raccontare le loro storie di disperazione perché non ce la fanno ad arrivare, perché muoiono nel viaggio o vengono ricacciati senza essere ascoltati vedendo i loro diritti calpestati e ignorati.

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Marianna De MicheleMarianna De Michele wrote a review
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euridiceaeuridicea wrote a review
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Non lo dimenticherò
Se volete farvi un regalo e far volteggiare con capriole e giravolte i pregiudizi da bar, leggete questo libro.

Il dramma di un ragazzino migrante raccontato in prima persona: profondità sommersa ed ironia imprevista che spiazzano, ti ritrovi - commosso - a sorridere.
Siamo nati nella parte fortunata del mondo, questa è la cruda verità.
Buona vita, Enaiat

Fabio Geda, la tua scrittura è superlativa

"Il talebano, con il fucile, è entrato in classe e ha detto ad alta voce che bisognava chiudere la scuola, punto. Il maestro ha chiesto perché. Lui ha risposto: È stato il mio capo a deciderlo, dovete ubbidire. E se n'è andato senza aspettare una risposta o dare altre spiegazioni.
Il maestro non ha aggiunto nulla, è rimasto immobile, ha atteso di sentire il rumore del motore che spariva lontano e ha ripreso a spiegare matematica dal punto esatto in cui si era interrotto, con la stessa voce e il sorriso timido. Perché il mio maestro era anche una persona un po' timida, non alzava mai la voce e quando sgridava sembrava spiacesse più a lui che a te.
[...] il giorno dopo il talebano è tornato. Hanno fatto uscire tutti, bambini e adulti. Ci hanno ordinato di metterci in cerchio, nel cortile, i bambini davanti, perché eravamo più bassi, e gli adulti dietro. Poi, al centro del cerchio, hanno fatto andare il maestro e il preside. Il preside stringeva la stoffa della giacca come per stracciarla, e piangeva e si voltava a destra e a sinistra in cerca di qualcosa che non trovava. Il maestro, invece, era silenzioso come suo solito, le braccia lungo i fianchi e gli occhi aperti, ma rivolti dentro se stesso, lui che, ricordo, aveva dei begli occhi che dispensavano bene tutt'intorno.
Ba omidi didar ragazzi, ha detto. Arrivederci.
Gli hanno sparato, davanti a tutti.
Da quel giorno la scuola è stata chiusa, ma la vita, senza scuola, è come la cenere."
ImpossibileImpossibile wrote a review
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ɴᴇʟ ᴍᴀʀᴇ ᴄɪ ꜱᴏɴᴏ ɪ ᴄᴏᴄᴄᴏᴅʀɪʟʟɪ - 𝑭𝒂𝒃𝒊𝒐 𝑮𝒆𝒅𝒂

Questa lettura era stata assegnata anni fa a mio figlio per le vacanze estive. Erano anni che questo libro stava li in libreria e mi ritrovavo a guardarlo un pò indifferente,  lo consideravo una lettura da ragazzi, e forse non mi sbagliavo. Un post visto recentemente da una bookblogger mi aveva incuriosito e oplà, me lo sono ritrovato tra le mani a leggerlo. Avrei voluto avere qualche anno in meno per poterlo apprezzare un pò di più. Una storia vera di una infinita tragicità .
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Narra le peripezie di un bambino di 10 anni di etnia azara. La madre per proteggerlo è costretta a portarlo in Pakistan e abbandonarlo. Il padre durante il lavoro era stato derubato di alcune merci  e dei banditi  dopo averlo ucciso, volevano rapire il piccolo Enaiatollah, come risarcimento per venderlo come schiavo. È una storia di immigrazione, di amicizie e di volontà. C'è molta vita in questo libro ed è sicuramente un buona lettura per ragazzi.  Insegna a non arrendersi mai e a lottare con tutte le forze per raggiungere i propri sogni e lottare per la vita con tutte le forze. Negli anni ho letto molte autobiografie sulle tratte umane. Nella drammaticità si assomigliano un pò tutte. Però in questo caso, il protagonista è davvero un piccolo ragazzo di soli 10 anni. Una storia incredibile di forza e resilienza. Tuttavia non sono riuscita ad entrare pienamente nella storia e spesso mi ha annoiata. Il tono lamentoso e malinconico non mi si confaceva proprio in questo periodo.😔

Il libro è molto bello e la storia scritta da Fabio Geda meritava sicuramente 5 stelline.  Meno di 4 non me la sono sentita di dargli sebbene non mi abbia trasportato come desideravo.