Nel paese dei ciechi
by H.G. Wells
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Sperduto nelle Ande, Nuñez viene accolto da una comunità i cui membri sono tutti ciechi. Confuso dalla vita laboriosa e dai sensi finissimi dei suoi ospiti, dovrà destreggiarsi fra il proprio senso di superiorità e la loro remota saggezza: anche perché i ciechi si sono prefissi di guarirlo a tutti i costi dalla sua inspiegabile, perversa ossessione per la vista.

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SuniSuni wrote a review
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TerenzioTerenzio wrote a review
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lornicolornico wrote a review
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RobertoRoberto wrote a review
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Questione di punti di "vista"...
Herbert George Wells era uno scrittore e scienziato, allievo di Thomas Huxley, scienziato evoluzionista, nonno dello scrittore Aldous Huxley de "Il mondo nuovo", che casualmente ho appena terminato di leggere in questi giorni.

Wells scrisse nel 1904 questo brevissimo racconto di fantascienza, "Il paese dei ciechi", che mi ha ricordato altri famosi racconti che partono da situazioni anomale o impossibili e aiutano a pensare in modo "diverso", quali Flatlandia, Le intermittenze della morte, Cecità etc. In generale il tema vuole stimolare la capacità di guardare le cose solo da più punti di vista, senza pensare che la nostra visione, il nostro parere, il nostro credo, sia quello più giusto.

Durante una escursione sulle Ande, un giovane precipita in una valle misteriosa e trova così uno strano paese in cui da più di trecento anni tutti gli abitanti sono ciechi. Il giovane ingenuamente pensa di avere un grosso vantaggio sulla popolazione e già si vede come re del paese. Ma le cose non vanno proprio così. La vista, che lui ritiene cosa fondamentale, non è un tratto importante per i locali che non conoscono nemmeno il significato della parola. Il suo presunto vantaggio si rivela presto come la sua peggiore disgrazia.

Impossibile a questo punto non riflettere: chi sono i normali e chi gli anormali? Siamo sicuri di vedere sempre le cose dal punto di vista più corretto? La vista di cui si parla può avere altri significati metaforici?

Un libro bello e raffinato che si legge molto in fretta e che lascia pieni di dubbi; la letteratura non serve proprio a questo?