Nicholas Nickleby
by Charles Dickens
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DafneDafne wrote a review
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Pubblicato a puntate settimanali tra il marzo 1838 e il settembre 1839, Nicholas Nickleby è uno dei primi romanzi di Charles Dickens.
Il romanzo racconta – come dice il sottotitolo – le avventure e le vicende di Nicholas Nickleby, un giovane ragazzo che dopo la morte del padre si trasferisce con la madre e la sorella nella capitale inglese in cerca di un lavoro con cui possa mantenere se stesso e la famiglia. Qui i tre si rivolgono allo zio Ralph, fratello maggiore del padre, ricco faccendiere che potrebbe aiutarli a sistemarsi nella grande città. Lo zio Ralph, pur avendone la possibilità, si rifiuta di provvedere al loro sostentamento e propone a Nicholas di accettare un impiego come insegnante di una scuola dello Yorkshire. Nicholas non vorrebbe lasciare la madre e la sorella ma lo zio gli promette che si occuperà personalmente della loro sistemazione. Convinto di ciò Nicholas parte per la scuola di Dotheboys Hall nello Yorkshire diretta da un certo Mr. Squeers...

Questo romanzo è stato per molto (troppo) tempo introvabile sul mercato italiano (erano reperibili solo alcune vecchie edizioni con una traduzione ormai obsoleta); questa situazione è rimasta immutata fino a quando, pochi anni fa, la casa editrice Newton lo ha ristampato in questa nuovissima e buonissima traduzione di Riccardo Reim.
Colpa di questa prolungata irreperibilità Nicholas Nickleby è una delle opere meno conosciute di Charles Dickens ma è sicuramente all'altezza delle altre opere dickensiane e merita di essere conosciuta maggiormente.
Lo scrittore inglese scrive – come sempre – in maniera meravigliosa; ancora una volta prende per mano il lettore e lo trascina all'interno della vicenda, tra commedia, tragedia, episodi, personaggi, situazioni e coincidenze, grazie alla sua straordinaria capacità narrativa. Ci coinvolge con il suo solito stile elegante, una scrittura briosa, un intreccio superbo abilmente intrecciato, l'abituale e sottile ironia con cui riesce a strapparci un sorriso, una risata oppure a farci riflettere sulle condizioni, l'ipocrisia e la crudeltà della società vittoriana; una società sempre impegnata ad arricchirsi di cui mette in risalto i difetti, i soprusi, le ingiustizie e che non si curava o preoccupava delle violenze che subivano i più deboli, di chi perdeva la salute e anche la vita o chi viveva nella più deprecabile miseria. Come in ogni opera di Dickens non mancano la protesta contro la disumanità della prigione per debiti, le forti critiche alle ingiustizie sociali e alle violenze che subiscono i più deboli. In particolare in questo romanzo l'autore inglese compie una forte denuncia sociale sulla situazione del sistema scolastico inglese (descritta molto bene dall'autore stesso nella prefazione del libro) e soprattutto sulla fioritura di scuole private gestite da individui molto spesso riprovevoli. Come d'abitudine all'interno del romanzo naturalmente non mancano momenti e situazioni divertenti (come la compagnia teatrale) o che ci fanno fare delle sane risate (ad esempio il corteggiamento effettuato con il lancio di ortaggi oltre il muro, che mi ha fatto ridere di gusto).
In Nicholas Nickleby le vicende si susseguono senza un attimo di respiro, tra intrecci a volte tortuosi o espedienti macchinosi, in cui Dickens ci regala ancora una volta una fantasmagorica galleria di personaggi indimenticabili sia nel bene sia nel male; delineati in modo superbo e approfonditi psicologicamente. Alcuni di essi sono buoni, gentili, disponibili o caritatevoli; altri deboli, avidi, cattivi, sciocchi o vanesi; ma alla fine il lettore non può che amarli tutti ed è questa una delle capacità che più adoro di Dickens. Le sue caratterizzazioni le trovo ogni volta stupende e sono sempre felice di incontrare i suoi personaggi così stereotipati ma sempre intensi e mai deludenti.
Nicholas, personaggio principale e attorno a cui ruota tutta la vicenda, è diverso dai protagonisti degli altri romanzi dickensiani che ho letto. Nicholas è un ragazzo di sani principi ma inesperto degli inganni della vita; povero, idealista, buono, affabile, generoso, fiducioso e leale, capace di ribellarsi ai soprusi e alle ingiustizie; un bravo ragazzo con un carattere impulsivo, impetuoso, caparbio e ostinato che non esita a cacciarsi volontariamente nei guai per salvare le persone che ama. Combatte con lavoro e dedizione per trovare il suo posto nel mondo e per realizzare i propri obiettivi. È proprio grazie alle vicende e le avventure da lui vissute che facciamo la conoscenza dei vari personaggi che animano il romanzo.
Conosciamo la sorella Kate, una giovane ragazza coraggiosa, forte e onesta e come il fratello ha un forte senso di giustizia; la loro irresistibile madre Mrs Nickleby, una vedova superficiale, sventata, civetta e anche un po' sciocca con i suoi sproloqui e le sue velleità; passa da un argomento all'altro e si dilunga in monologhi che nulla hanno a che fare con il tema discusso dai vari personaggi, ma riesce a far ridere e sorridere il lettore più di una volta. È uno dei personaggi femminili più svampiti e divertenti di tutta la letteratura in cui mi sia mai imbattuta.
Antagonista di Nicholas è lo zio Ralph, una sorta di antesignano di Scrooge, vera anima nera dell'opera e nemesi del protagonista. È forse il personaggio più riuscito tra i tanti che animano il romanzo e attraverso questo personaggio Dickens descrive anche le insidie, la cattiveria, i lati più oscuri dell'animo umano.
Ralph è subdolo, meschino, non gli importa dei legami di sangue; ha sempre odiato il fratello e quindi non ha nessuna intenzione di provvedere alla sua famiglia, anzi cerca in tutti i modi di ostacolare o sfruttare i nipoti per il suo tornaconto perché li considera un peso, solo dei parassiti. Ralph Nickleby è un uomo perfido, egoista, astuto, subdolo, meschino, ostinato, inflessibile, senza cuore, conscio della propria malvagità e avido di ricchezza ma talmente avido che la sua sete di denaro lo porterà a distruggere ogni rapporto con i suoi familiari, i suoi amici e a cercare di vendicarsi a tutti i costi del nipote Nicholas, che odia fin dal principio.
Un altro cattivo del romanzo è l'odioso Wackford Squeers, insegnante e direttore/tiranno di una scuola/prigione dello Yorkshire. Un uomo spregevole, opportunista e crudele. Ogni sua comparsa sulla scena mi provocava un senso di ribrezzo. Lui e la sua famiglia sono a dir poco detestabili e i due coniugi sono particolarmente crudeli nei confronti dei più deboli. Colui che è più soggetto a subire la loro crudeltà e la loro collera è l'incolpevole Smike, che da piccino è stato abbandonato presso la scuola dei coniugi Squeers. Cresciuto in condizioni disumane, tra sporcizia e desolazione; logorato da una vita di stenti e di sofferenze troverà in Nicholas un vero amico che non lo abbandonerà più.
Tra i personaggi secondari che non hanno nulla da invidiare a quelli principali e meritano di essere menzionati, troviamo: il simpatico Newman Noggs, impiegato/schiavo di Ralph Nickleby, claudicante, un po' ubriacone e ridotto in miseria dal suo stesso datore di lavoro, ha un cuore grande e generoso, diventerà amico di Nicholas e lo aiuterà in molte occasioni; poi ancora Miss La Creevy, loquace pittrice di ritratti in miniatura; i fratelli Cheeryble, due commercianti onesti, generosi e caritatevoli; il loro impiegato Tim Linkinwater; John Browdie, simpatico campagnolo dello Yorkshire dal cuore grande; e poi incontriamo anche libertini, giocatori d'azzardo (Sir Mulberry Hawk e Lord Frederick Verisopht), vanesi e scialacquatori (Mr Mantalini) e tantissimi altri.
Sembra che Dickens, dipingendo tutta questa varietà di caratteri, voglia concentrare all'interno di un unico romanzo tutti i diversi aspetti e peculiarità dell'umanità.

Nicholas Nickleby non è una delle opere più conosciute di Dickens ma sicuramente all'altezza degli altri capolavori da lui creati: scritto magnificamente, avvincente, lungo ma mai noioso, coinvolgente, con un intreccio stupendo e una maniera di scrivere eccellente; si vede che Dickens nonostante la giovane età sapeva già utilizzare la penna al suo meglio.
Un romanzo che possiede la freschezza giovanile degli esordi e che forse manca ancora di quella profondità dei capolavori della maturità, ma vale proprio la pena di leggerlo.
Quando finirò di leggere tutti i libri di questo scrittore sono sicura che questo sarà uno dei miei preferiti, anche perché lo è già.


Nicholas era una di quelle persone che hanno bisogno di condividere la gioia con gli amici dei giorni meno fortunati e infelici.
GresiGresi wrote a review
01
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Se i nostri affetti sono messi a dura prova dalle tribolazioni, sono anche, al tempo stesso, la nostra consolazione e il nostro conforto; e il ricordo, per quanto triste, è il legame più bello e più puro tra questo mondo e un altro più perfetto.
Il mio percorso letterario con Charles Dickens, o, meglio, questa mia ennesima esperienza di lettura, così inaspettata ma fortemente sentita, non scoraggiò la mia fervida immaginazione né scandagliò speranze o false promesse. Gli anni letterari che mi lascio alle spalle confermano come mi reputo abbastanza esperta di quegli autori che sanno scrivere, sanno adoperare la penna affinchè il lettore possa rendersi conto come una bella storia, una bella trama, una scrittura sobria o perfetta, non è la premessa per qualcosa di necessariamente positivo. Con i romanzi di Dickens, tuttavia, io dò sempre molta poco importanza a tutto questo, ignorando che certe esitazioni dipendono dalle brutte esperienze che in passato ho vissuto sulla mia pelle. Il Fato interpreta spesso questo mio atteggiamento di diffidenza come un'ulteriore conferma del fatto che io, in qualsiasi momento della mia vita, ho amato certe letture già solo dalla loro copertina, non arrivando a capire però che, nella brevità della vita, il > con certe letture è un chiaro esempio. In alcuni luoghi l'atto dell'amare un certo tipo di lettura, il suo autore o la sua trama vengono accettati con molto più rispetto, per la dolcezza che essi spesso comportano, che nella piccola dimora del mio angolino virtuale, colmo di frasi e parole, l'intenso desiderio di una seria collocazione fra o accresce il mio amore per quel genere di romanzi in cui trapela una certa passione fine a se stessa.
Non chiedetemi il motivo di questo lungo e spropositato discorso, ma quando parlo o mi riferisco a Charles Dickens non posso fare a meno di giudicarlo con una certa solennità, una certa importanza. Francamente non mi importa di quella schiera di lettori che di Dickens e dei suoi romanzi non riescono minimamente a tollerare, ma leggere i suoi innumerevoli romanzi ognivolta mi rende così irrequieta, quieta da non desiderare nient'altro che ascoltare il suono della sua voce che un giorno o l'altro sentirò come mia.
In simili occasioni, pensando agli innumerevoli autori a cui sono estremamente legata, mi dico che forse nelle recensioni sono talvolta ripetitiva, ben orientata o versatile lungo una strada che corrisponde a verità, poiché il mio naturale spirito di affermazione, l'ammirazione che io gli riservo mi permettono di impadronirmi del loro tesoro più inestimabile, le loro opere, con frammenti o cadenze culturali la cui misura è spesso sorprendente. Dopo queste tenere scaramucce letterarie, mi allontano per qualche tempo dal loro cerchio, dietro l'aura lucente di qualche altra storia, inoltrandomi così nel loro fitto fogliame.
La lotta, come sempre, fu tremenda anche in questo caso: il mio cuore, in questi casi, è così intensamente zuppo del tanfo putrescente di paura e angoscia che trasudano dai personaggi dickensiani, due cuori ardenti contro una sola piccola ma eccellente coscienza, che cerca di rafforzare le mie decisioni con tutti i mezzi a sua disposizione. Ero giunta nella Londra straordinariamente suggestiva e realistica che Dickens ritrae così bene con idee poco chiare; mai avrei creduto di poter leggere cronache di vita di un piccolo/grande uomo in cui ognuno di noi può riconoscersi. Consapevole che la mia coscienza osservasse un quadro prettamente bello ma nebbioso, non suppose che dietro a queste vaghe immagini potesse esserci qualcosa di nascosto. Qualcosa che cela il lato oscuro e buio del mondo. Il segreto sta nell'abbandonarsi alla vita, non volgendo le spalle alla speranza, alla possibilità che, in mezzo a tutto questo caos, a questo disagio, si possa continuare a vivere. La crudeltà, il contegno brutale e ripugnante, anche quando si vorrebbe o potrebbe apparire gentili, contribuiscono ad uno stato d'animo in cui dominano la sofferenza e il malessere, un certo ribrezzo persino per se stessi, sebbene camminare a testa alta non è cosa da poco. Non importa vivere nel fango, o sguazzarci dentro; l'importante è scovare una strada quando meno lo si aspetta. Poiché non vi è alcun disegno, alcuna prospettiva, solo qualcosa di potente che deriva dall'anima.
Non c'è stato bisogno che Dickens mi riferisse qualche particolare sul conto del giovane Nicholas. Tutt'attorno i colori assunsero tinte più smorte, come i lineamenti che si mutano nella calma e nella serenità di tutti. Tuttavia nessuno pareva sapere, conoscere per filo e per segno la vita di questo giovane avvolto così distintamente in due trame; quella relativa alla gioventù e quella riferita alla vita adulta. In mezzo all'indelebile grigiore che inzuppa l'anima di chiunque, la storia del giovane Nicholas mi è apparsa acerba come un fiore che deve ancora sbocciare. L'autore, trasmettendoci qualcosa che ci induce a restare prettamente immersi in queste acque, è stato un tale insegnante di vita, un maestro nel saperci indirizzare fra verità celate, circostanze di vita che raggiarono emotivamente sia me sia il giovane protagonista di questa storia. Passando oltre le incongruenze del tempo, l'abile intreccio di una trama semplice e spontanea, nelle lande deserte di un cuore puro e giovane desideroso di un mero sprazzo di luce. Del resto, i romanzi di Dickens sono un po' tutto questo; porte che si aprono sull'anima e che invitano a entrare, mescolanze fra buono e cattivo.
Nicholas Nickleby è stata un'esperienza di lettura estremamente bella, indimenticabile, appassionante, ma singolare per il suo essere produttiva ed efficiente, che occupa un posto particolare nel ricordo affettuoso con cui desidero ricordarlo. Scritto con una certa brutalità, una certa dose di criticismo e consapevolezza, mediante le memorie di un giovane le cui gesta risalgono a un epoca puttosto lontana il cui attaccamento per queste pagine è alquanto evidente. Opera radicata nel territorio dell'immaginazione urbana e negli spazi urbani, in cui fa da sfondo una Londra distesa in una cappa di sporcizia, tributo oltreggiante e dannoso che rende quasi giustificati a rinfacciare a denti stretti il male subito. E, condividendo anche la minima emozione, su uno spazio immutato conforme al ceto sociale e al linguaggio parlato, attraverso Nicholas il lettore entra in contatto con diversi meccanismi: la famiglia, l'istruzione, l'amore. Intreccio straordinario di cattiveria, affetti, malesseri e benesseri ma anche un meraviglioso dono per aver permesso a Nicholas di cercare una strada, quando non aveva la certezza di arrivare a una meta.
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Ora, io credo di essere il miglior giudice delle mie azioni.
E dopo ben 27 giorni finisco questo libro.
Ammazza, che fatica!
Se penso che l'anno scorso in soli 3 mesi ho letto 5 romanzi di Dickens, resto sbalordita... e credo che il fatto che abbia trovato "Nicholas Nickleby" abbastanza pesante sia dovuto in parte a questo tour de force. Ma all'epoca ho come avuto un colpo di fulmine con "Oliver Twist" e da lì mi è partito un sincero entusiasmo per Charlie che non ho potuto frenare.
Attenzione: a me Dickens piace. Però trovo che in certe parti sia prolisso e dispersivo. Solo il primo amore (O.T.) ho trovato super scorrevole, e "Tempi difficili"... con gli altri romanzi invece, tutta una serie di alti e bassi. All'inizio della lettura ho un interesse pazzesco, leggo spedita e sono curiosa di proseguire... poi arriva un momento in cui non ce la faccio più; mi sento stremata da capitoli che non finiscono mai, più quelli che non sono proprio importanti ai fini della storia. E' come se avessi fatto una lunga corsa costante e ad un certo punto mi fermassi di colpo per la troppa stanchezza. Proseguendo, Dickens mi sorprende con un colpo di scena e allora ricomincio a leggere con un vivo interesse. Poi ancora mi blocco; mi riprendo; e alla fine, appena mi mancano pochi capitoli leggo il più velocemente possibile perchè non ne posso più! Mi rendo conto che posso suonare incoerente ma la verità è questa. Ciò non toglie che a me D. PIACE. Ed è per questo che dopo 8 mesi ho voluto riprenderlo. Sentivo una certa nostalgia. Mi mancava... mi mancavano i suoi personaggi ben caratterizzati e approfonditi psicologicamente, il suo modo ironico sarcastico pungente e diretto di narrare, di renderci consapevoli di una brutta realtà, il suo essere attuale ma consolante e confortante, il suo modo di scaldare il cuore nonostante le disgrazie e i problemi personali.
E' INIMITABILE!
Ma passo ora a parlare del libro nello specifico. E' il terzo cronologicamente dopo O.T. e lo stile può forse sembrare a tratti acerbo essendo uno dei primissimi romanzi dell'autore; non per questo meno godibile, anzi.
Ci troviamo di fronte alle avventure e disavventure di Nicholas, un giovane dal cuore generoso, buono e affabile ma anche dal carattere impulsivo, impetuoso, caparbio, ostinato e non sempre amabile. E' un bel personaggio seppur devo ammettere che mi son piaciuti altri protagonisti dickensiani... non ho provato una forte empatia come per David, Oliver o Pip. Comunque sia è un eroe con tutti i suoi difetti e per questo l'ho apprezzato.
Poi in generale la storia mi è piaciuta perchè il Dickens "sociale" è quello che più preferisco. Ci sono tutti i temi a lui cari: sfruttamento minorile, nelle fabbriche, povertà. In questo senso ho provato dolore, angoscia e disgusto per la condizione del povero Smike, per il luogo di desolazione, sporcizia, inaridimento, disperazione in cui è cresciuto assieme ad altri bambini sventurati... non riesco davvero ad immaginare che a quei tempi esistevano istituti pietosi del genere e famiglie che abbandonavano lì i proprio figli. Sconvolgente!
E non solo: Dickens ci descrive anche le insidie, la cattiveria, i lati più oscuri che si annidano nel cuore umano e che si risolvono principalmente nella figura di Ralph Nickleby. Ma si può essere così cattivi, meschini, insensibili, assetati di denaro? Devo ammettere che alla fine mi ha fatto molta pietà e compassione ma per tutto il tempo della lettura ho provato solo rabbia e ribrezzo per le sue azioni. Per fortuna ha quello che si merita perchè penso che prima o poi tutto ritorna e che i soprusi subiti verranno ripagati con molte soddisfazioni. E' questo quello che D. sostanzialmente ci insegna. E ce lo dimostra creando personaggi straordinari come Nicholas, i fratelli Cheeryble, Newman Noggs, John Browdie e tanti altri che se ce ne fossero di più il mondo sarebbe migliore!
Comunque in definitiva consiglio questo classico solo per gli amanti dell'autore e delle tematiche sociali e per sorridere di tutti i messaggi positivi e la forza di volontà che ci vuole per andare avanti e crearsi un futuro.
ζ Robertaζ Roberta wrote a review
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