Non ti riconosco
by Marco Revelli
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Da Torino a Lampedusa un viaggio (poco sentimentale) in Italia, fuori dai luoghi comuni e dai falsi ottimismi. Un viaggio per tappe della mente e del cuore nell’Italia del boom economico, del sogno, della decadenza. Di pieni fattisi d’improvviso vuoti. Di momenti di caduta e stordimento, ma anche di grande condivisione e cambiamento. «Nel corso di questo lungo viaggio erratico tra le pieghe di un Paese sospeso, ho incontrato un’infinità di tracce di metamorfosi istantanea. Di futuri fattisi istantaneamente anteriori. Di promesse appena immaginate e già mancate. Di progetti iniziati e non terminati. E i segni di mappe che non valgono più. Ma non riesco a considerarli simboli di un paradiso perduto».

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9
57
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(8/10), a causa del primo capitolo.
partito zoppicando, troppi incisi, parentesi, trattini, con un discorso spezzettato e, per me, fastidioso*, prende il volo col secondo capitolo, cambia ritmo e cambia stile, accompagnandomi da ovest a est e da nord a sud attraverso questa Italia violentata, disingannata, rapinata, impoverita, inquinata, cementificata, ammalata, razzista e incolta, avida, strozzata dalle mafie e dalle collusioni con il potere, dalla globalizzazione, dagli sprechi enormi.
Ma anche resistente e coraggiosa, innovativa, generosa e accogliente (il capitolo su Lampedusa è struggente), quasi sempre lasciata sola da chi la governa e non sa quanto costa un litro di latte o un mutuo in banca.

Sembra che scrivendo, parlando con la gente, abbia ritrovato ritmo e passione: ne è uscito un libro documentato e desolante, con pochi sprazzi di speranza, che mi ha tenuta sveglia fino alle 3 di mattina per finirlo. Sveglia e indignata. COme faccia il nostro paese a galleggiare ancora non mi è chiaro.

Adesso però, dopo aver letto "Addio" sulla desolazione del Sulcis e "non ti riconosco", bè avrei bisogno di librini allegri e leggeri, di Topolino, Tex Willer... no Vitali no. O di andarmene, non so.

* esempio: Una «non città», dunque. Sede, appunto, della dis-locazione, intesa nel suo significato piú letterale di «separazione dal luogo» (dal proprio «esser luogo»). Distanziamento (di ognuno da ogni altro e in buona misura da sé), come ha intuito Jean-Luc Nancy nel suo La ville au loin: lontana dallo sguardo dei propri abitanti, «introvabile», come ambito di «con-vivenza», dove «l’uomo abita en passant»… Duppalle intellettual-sinistrose, non trovate?.

PS: per non causare fraintendimenti, sono collocata a sinistra anch'io, ma non scrivo così.
Ultimo PS: Marco Revelli è figlio del grande Nuto Revelli.
MassimoMassimo wrote a review
27
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Un viaggio tutt’altro che erotico nell’Italia che cambia
Ho modificato il sottotitolo del libro (“Un viaggio eretico nell’Italia che cambia”) per stigmatizzare oltremodo la denuncia di Marco Revelli a proposito di un Belpaese che non si stanca d’offrire il peggio a chi vi si accosta senza concedere troppo alla vulgata delle inesauribili bellezze.
Il viaggio prende piede da Torino, città ormai “ex” di tutto un poco. I quartieri periferici sorti all’inizio degli anni Sessanta, costruiti per accogliere la manodopera Fiat proveniente quasi in toto dal Sud, si distinguevano per la riproduzione degli spazi gerarchici esistenti all’interno della fabbrica: nei condomini-torre gli operai, nelle casette basse gli impiegati.
Interessantissimo l’accenno alle “Scuole moderne” degli inizi del Novecento, fondate un po’ ovunque, anche a Torino, sull’onda anarchica proveniente dalla monarchica Spagna. Gli operai erano formati a tutto tondo, assegnando loro gli strumenti culturali atti a sollevarli dal buco nero delle officine.
Poi vennero, sempre a Torino, i tempi (aprile 1945) dove si era alla vigilia della Liberazione, ma protestando a viso aperto, in fabbrica, voleva dire essere assassinati, per strada, dalle Brigate Nere.
Torino: grandi architetti. Torino: quartieri-ghetto. La speranza rotola, facilitata dal piano inclinato sociale originario.
Da Torino, poi, ai “fantasmi della Brianza”, al “Grande Nordest”. Macerie, e umane macerie. Quindi a Prato: macerie, umane macerie. La “Grande Bellezza” di Taranto. Con macerie, umane macerie. Per concludere, Lampedusa: notevoli le parole con le quali Erri De Luca è chiamato ad avviare il capitolo.
Un monolite oscura il sole. Lui, il sole, però, è sempre là.
Consiglio questo libro, non propriamente entusiasmante (e per gli argomenti, e per un Marco Revelli in tono "narrativo" a mio parere minore), soprattutto per la gran quantità di nozioni storiche e di attualità altrimenti difficilmente reperibili.

04
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lucavittlucavitt wrote a review
01
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l'affabulatorel'affabulatore wrote a review
03
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Da maggio volevo leggere questo libro: dopo averlo dimenticato e rimandato, una circostanza - più o meno fortuita - mi ha portato a comprarlo (in società).
Mi interessava leggerlo per scoprire i motivi che, secondo Revelli, determinano una situazione che - come lui - giudico deprimente: il presente dell'Italia. In questo viaggio, non certo esauriente ma significativo, la risposta viene cercata in tutta quella serie di trasformazioni economiche - quindi politiche e sociali - che l'Italia ha vissuto negli ultimi 20-30 anni. L'autore ha il merito di non fare la Cassandra e nemmeno l'ingenuo, ma di riportare oggettivamente fatti e situazioni partendo dall'attualità. E, dopo 230 pagine, si rimane stupiti e disgustati dall'apprendere che le cause di quello che tutti ogni giorno giudichiamo negativo sono dentro di noi. Stanno nelle logiche egoiste e ciniche che nascondiamo dietro a un pilatesco "Ma io cosa ci posso fare?". Dimenticando sempre che - braccati finché si vuole dalle situazioni esteriori - le scelte spettano sempre a noi singolarmente, a ognuno di noi. E che si può scegliere di essere agiti, inventandosi capri espiatori come nelle descrizioni delle rabbiose proteste anti-immigrati di Torino e Treviso; oppure di agire, come i ragazzi del Fablab di Torino o tutti i lampedusani che - sindaco in testa - non voltano ipocritamente la faccia davanti al dolore dei migranti.
Da questa scelta dipende il nostro riconoscerci negli altri, sostiene l'autore: causa e effetto, allo stesso tempo, del sentimento che chiamiamo amore e che ci spinge a fare gratuitamente il bene per gli altri.