Non tradirmi
by Chiara Cilli
(*)(*)(*)(*)(*)(1)
Avevo la libertà a portata di mano, e me la sono lasciata sfuggire.
È riuscita a scappare da un orrore che non si sarebbe mai aspettata, ma a caro prezzo.

Ora sono alla deriva.
Ora è sola.

E solo Katerina può aiutarmi.
E porterà a termine la missione.

Devo

Romanticamente Fantasy Sito (NO SCAMBI)'s Review

00
(*)(*)(*)(*)(*)

Nayeli - per RFS

.

   Volevo solo sentire di nuovo il collo di Katerina sotto le dita. Volevo vederla distesa sul mio tavolo, legata, mia. Volevo cavarle quegli occhi disgustosi, così simili a quelli che infestavano i miei pensieri. Volevo strapparle le unghie e mozzarle le mani. E volevo aprirla. Volevo squarciare ogni lembo della sua pelle e osservare il sangue fluire e fluire e fluire.

   Brillante.

   Incontrastato.

   (Tratto dal libro)


 “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.” Chi si accinge a leggere la saga deve sempre ricordarsi questo: non si tratta di genere dark romance ma di dark contemporaneo. Che significa: ogni illusione romantica verrà demolita, ricostruita, poi demolita di nuovo.


 In questo nono libro gli ultimi segreti verranno svelati e tutti i conflitti in essere, modellati con i ricordi di ciò che è avvenuto negli episodi precedenti, verranno affrontati: Henri scoprirà la verità su sua madre e il passato di Armand, così come il passatempo che tiene a bada il suo demone; i fratelli Lamaze scopriranno chi ha ucciso materialmente André e che il fatto che Nadya sia viva non è un caso; Ekaterina ci racconterà come è nato il legame così forte con André. E mentre proprio lei dovrà decidere se rimanere fedele a Neela o scegliere i sentimenti, se continuare a lottare o lasciarsi andare al senso di colpa per ciò che ha fatto, Armand dovrà scegliere se uccidere il fantasma di sua madre o abbandonarvisi e completare il rituale su Rina, se abbracciare l’amore per lei o prediligere la vendetta.


   Rina…

   Ogni più piccolo e lontano ricordo della sua compagna le invase la mente e si legò ai suoi, come un filamento di DNA.

   E ogni cosa si collegò.

   Si unì.

   Divenne uno.

   E la campionessa sentì tutto.

   La mano di Armand che si era fatta trovare dalla sua, come calamitata, dopo che lui l’aveva condotta nella stanza degli ospiti.

   Le sue labbra che si erano modellate pianissimo a quelle dell’uomo, sotto il firmamento.

   (Tratto dal libro)


È un capitolo molto emozionante e intenso, soprattutto per gli sviluppi drammatici e introspettivi. Poco spazio occupa, invece, il filone romantico. Il ritmo narrativo è, come sempre, incalzante e carico di tensione, sia nelle molte scene di azione ma anche in quelle in cui Armand combatte per la sua salute mentale.


   Una carezza impalpabile con cui la chiamava a sé.

   Una carezza per dirle che aspettava solo lei.

   Lei, che non si era accorta di aver allentato la morsa sul suo collo, permettendogli di sporgersi verso la sua bocca centimetro dopo centimetro.

   Lei, che lasciò che le labbra di Armand Lamaze si posassero sulle sue nel più leggero dei baci.

   Un bacio per dirle che non poteva fare a meno di volerla ancora, nonostante tutto.

   Un bacio per dirle che, anche se era sbagliato, non poteva evitare di sentirsi sopraffatto da quello che c’era tra di loro.

   (Tratto dal libro)


È quasi superfluo dire che i personaggi sono così tridimensionali che possiamo sentirli parlare, muoversi, pensare, soffrire. Così come è superfluo notare che non ci sono “cattivi puri”. Ognuno di loro è rotto, malato, intrappolato e meriterebbe salvezza, sostegno, perdono. Eppure…


   «Non è vero!» esplosi, dandogli una spinta tanto irruenta da mandarlo contro il lavello. «Lei non è il nemico! Ha tentato di farmi tornare», ansimai. «Ha tentato di raggiungermi…»

   Ma io non ero stato in grado di udire la sua voce, sotto le incitazioni del mio demone.

   Non ero stato in grado di riconoscere il suo viso, sotto i pugni che sferravo.

   Nella mia furia, non ero stato in grado di vederla.

   «Lei ha tentato di salvarmi», dissi in un soffio. La mia faccia si contorse per l’afflizione. «Ma non può. Non da viva. Io devo ucciderla…» Balzai con lo sguardo torvo su Henri. «Devo ucciderla.»

   Lo sconforto che affiorò sul suo viso fu come una picca che mi trapassò il petto.

   (Tratto dal libro)


Ekaterina, la campionessa della Regina, che ha il compito di avvicinare e uccidere Armand, è la prima donna che è riuscita a conquistare la sua fiducia. Troppo simili i loro vissuti, i loro disturbi mentali, il loro carico di dolore perché i due non si riconoscano.


Ekaterina ha saputo vedere l’oscurità dentro di lui senza averne paura. Il grande peso della colpa, la vergogna, la responsabilità verso i suoi fratelli. La campionessa lo ha preso per mano e gli ha mostrato una speranza, una luce; ha creduto in lui e nella sua forza, e gli ha permesso di lottare con tutto se stesso contro il suo demone personale.


Ha fatto tutto questo senza tradire la lealtà nei confronti della Regina, spingendosi al limite del suo margine d’azione, come già aveva fatto salvando la vita a Nadya durante l’omicidio di André.


   «Sono io», affermò, spiazzandoci. Incurante della rabbia che affiorava sul volto di mia madre, si volse verso di me con decisione. «Io sono la tua luce. E adesso devi usarmi, Armand.»

   La fissai, sconvolto. Come poteva dire una cosa del genere? Il mio demone aveva ragione: non c’era un solo antro della mia mente in cui le tenebre non avessero attecchito, costruendo una corazza con il sangue e le carni e le ossa di tutte le vittime che avevo sacrificato ad esse.

   (Tratto dal libro)


Armand, nella sua versione più fragile, combatte la battaglia più importante, quella contro il demone di sua madre, in una scena che oserei chiamare epica.


Ma sono rimasta stupita che non sia riuscito a rappresentare per Ekaterina lo stesso veicolo di salvezza: a rispecchiarsi in lei, comprendere il dolore e il peso per le sue azioni, avere stima per il suo senso di lealtà.


   «Avevi solo bisogno di qualcuno che credesse in te.»

   L’uomo fece un amaro mezzo sorriso. «E ironia della sorte, quella persona è il braccio destro del mio nemico più grande.»

   E la migliore amica di suo fratello.

   Ma presto non sarebbe stata più nulla.

   Né un’amica.

   Né un soldato.

   Né una campionessa.

   Sarebbe svanita.

   (Tratto dal libro)


Su Armand, il granitico capofamiglia, grava l’enorme peso della scelta: perdonare l’omicida di suo fratello o esigere vendetta? Qualunque sia, si porterà addosso un nuovo carico di sensi di colpa (anche se nell’ultima parte non lo sentiremo appieno).


A proposito di questo, cercando di non fare spoiler in merito al finale (che non poteva essere diverso da ciò che è), ammetto di aver sofferto parecchio, ma avrei apprezzato un po’ di introspezione e di emotività in più nel maggiore dei Lamaze.


   «Sì!» sbottò la campionessa. « Sì. Hai fatto delle cose orribili. Hai distrutto centinaia di vite, così come hanno fatto i tuoi fratelli. Ma non devi sopportare tutto il peso delle atrocità che hai commesso, ordinato, visto o subito da solo. Perché non. Lo. Sei», scandì con incredibile determinazione. «Hai Henri, e hai Nadyia.» Esitò. «E hai ancora André. Avrai sempre André.»

   (Tratto dal libro)


 Come accade sempre nei libri di Chiara, la storia ci entra dentro e ci fa sperare, soffrire, a volte piangere, emozionare in tutti i sensi possibili. Confido di vedere in Armand gli effetti di ciò che non ha ancora, forse, realizzato del tutto.


Grande conforto regala la presenza, naturalmente immateriale, del nostro André.


Richiamato spesso alla mente dai personaggi con cui aveva stretto legami, porta loro sostegno o li pungola, di volta in volta, in base a ciò di cui hanno bisogno.


   «Tu dici?» fu la sua perspicace replica.

   «Guardami», gridai indicando le corde con un’occhiataccia adirata e al contempo impotente.

   André venne avanti e si accovacciò, lo sguardo che teneva il mio come un magnete. «Ti guardo, amore», disse.

   Piano, intensamente.

   Tese una mano e mi scostò il folto ciuffo di capelli dalla fronte, seguendo i contorni del mio volto con i polpastrelli mentre ritirava il braccio.

   Ma quella lenta, tremenda carezza, io non la sentii.

   «Ti guardo sempre», sussurrò.

   Credevo che non fosse rimasto più niente, del mio cuore, invece lo percepii spaccarsi, urlare.

   (Tratto dal libro)

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Nayeli - per RFS

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   Volevo solo sentire di nuovo il collo di Katerina sotto le dita. Volevo vederla distesa sul mio tavolo, legata, mia. Volevo cavarle quegli occhi disgustosi, così simili a quelli che infestavano i miei pensieri. Volevo strapparle le unghie e mozzarle le mani. E volevo aprirla. Volevo squarciare ogni lembo della sua pelle e osservare il sangue fluire e fluire e fluire.

   Brillante.

   Incontrastato.

   (Tratto dal libro)


 “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.” Chi si accinge a leggere la saga deve sempre ricordarsi questo: non si tratta di genere dark romance ma di dark contemporaneo. Che significa: ogni illusione romantica verrà demolita, ricostruita, poi demolita di nuovo.


 In questo nono libro gli ultimi segreti verranno svelati e tutti i conflitti in essere, modellati con i ricordi di ciò che è avvenuto negli episodi precedenti, verranno affrontati: Henri scoprirà la verità su sua madre e il passato di Armand, così come il passatempo che tiene a bada il suo demone; i fratelli Lamaze scopriranno chi ha ucciso materialmente André e che il fatto che Nadya sia viva non è un caso; Ekaterina ci racconterà come è nato il legame così forte con André. E mentre proprio lei dovrà decidere se rimanere fedele a Neela o scegliere i sentimenti, se continuare a lottare o lasciarsi andare al senso di colpa per ciò che ha fatto, Armand dovrà scegliere se uccidere il fantasma di sua madre o abbandonarvisi e completare il rituale su Rina, se abbracciare l’amore per lei o prediligere la vendetta.


   Rina…

   Ogni più piccolo e lontano ricordo della sua compagna le invase la mente e si legò ai suoi, come un filamento di DNA.

   E ogni cosa si collegò.

   Si unì.

   Divenne uno.

   E la campionessa sentì tutto.

   La mano di Armand che si era fatta trovare dalla sua, come calamitata, dopo che lui l’aveva condotta nella stanza degli ospiti.

   Le sue labbra che si erano modellate pianissimo a quelle dell’uomo, sotto il firmamento.

   (Tratto dal libro)


È un capitolo molto emozionante e intenso, soprattutto per gli sviluppi drammatici e introspettivi. Poco spazio occupa, invece, il filone romantico. Il ritmo narrativo è, come sempre, incalzante e carico di tensione, sia nelle molte scene di azione ma anche in quelle in cui Armand combatte per la sua salute mentale.


   Una carezza impalpabile con cui la chiamava a sé.

   Una carezza per dirle che aspettava solo lei.

   Lei, che non si era accorta di aver allentato la morsa sul suo collo, permettendogli di sporgersi verso la sua bocca centimetro dopo centimetro.

   Lei, che lasciò che le labbra di Armand Lamaze si posassero sulle sue nel più leggero dei baci.

   Un bacio per dirle che non poteva fare a meno di volerla ancora, nonostante tutto.

   Un bacio per dirle che, anche se era sbagliato, non poteva evitare di sentirsi sopraffatto da quello che c’era tra di loro.

   (Tratto dal libro)


È quasi superfluo dire che i personaggi sono così tridimensionali che possiamo sentirli parlare, muoversi, pensare, soffrire. Così come è superfluo notare che non ci sono “cattivi puri”. Ognuno di loro è rotto, malato, intrappolato e meriterebbe salvezza, sostegno, perdono. Eppure…


   «Non è vero!» esplosi, dandogli una spinta tanto irruenta da mandarlo contro il lavello. «Lei non è il nemico! Ha tentato di farmi tornare», ansimai. «Ha tentato di raggiungermi…»

   Ma io non ero stato in grado di udire la sua voce, sotto le incitazioni del mio demone.

   Non ero stato in grado di riconoscere il suo viso, sotto i pugni che sferravo.

   Nella mia furia, non ero stato in grado di vederla.

   «Lei ha tentato di salvarmi», dissi in un soffio. La mia faccia si contorse per l’afflizione. «Ma non può. Non da viva. Io devo ucciderla…» Balzai con lo sguardo torvo su Henri. «Devo ucciderla.»

   Lo sconforto che affiorò sul suo viso fu come una picca che mi trapassò il petto.

   (Tratto dal libro)


Ekaterina, la campionessa della Regina, che ha il compito di avvicinare e uccidere Armand, è la prima donna che è riuscita a conquistare la sua fiducia. Troppo simili i loro vissuti, i loro disturbi mentali, il loro carico di dolore perché i due non si riconoscano.


Ekaterina ha saputo vedere l’oscurità dentro di lui senza averne paura. Il grande peso della colpa, la vergogna, la responsabilità verso i suoi fratelli. La campionessa lo ha preso per mano e gli ha mostrato una speranza, una luce; ha creduto in lui e nella sua forza, e gli ha permesso di lottare con tutto se stesso contro il suo demone personale.


Ha fatto tutto questo senza tradire la lealtà nei confronti della Regina, spingendosi al limite del suo margine d’azione, come già aveva fatto salvando la vita a Nadya durante l’omicidio di André.


   «Sono io», affermò, spiazzandoci. Incurante della rabbia che affiorava sul volto di mia madre, si volse verso di me con decisione. «Io sono la tua luce. E adesso devi usarmi, Armand.»

   La fissai, sconvolto. Come poteva dire una cosa del genere? Il mio demone aveva ragione: non c’era un solo antro della mia mente in cui le tenebre non avessero attecchito, costruendo una corazza con il sangue e le carni e le ossa di tutte le vittime che avevo sacrificato ad esse.

   (Tratto dal libro)


Armand, nella sua versione più fragile, combatte la battaglia più importante, quella contro il demone di sua madre, in una scena che oserei chiamare epica.


Ma sono rimasta stupita che non sia riuscito a rappresentare per Ekaterina lo stesso veicolo di salvezza: a rispecchiarsi in lei, comprendere il dolore e il peso per le sue azioni, avere stima per il suo senso di lealtà.


   «Avevi solo bisogno di qualcuno che credesse in te.»

   L’uomo fece un amaro mezzo sorriso. «E ironia della sorte, quella persona è il braccio destro del mio nemico più grande.»

   E la migliore amica di suo fratello.

   Ma presto non sarebbe stata più nulla.

   Né un’amica.

   Né un soldato.

   Né una campionessa.

   Sarebbe svanita.

   (Tratto dal libro)


Su Armand, il granitico capofamiglia, grava l’enorme peso della scelta: perdonare l’omicida di suo fratello o esigere vendetta? Qualunque sia, si porterà addosso un nuovo carico di sensi di colpa (anche se nell’ultima parte non lo sentiremo appieno).


A proposito di questo, cercando di non fare spoiler in merito al finale (che non poteva essere diverso da ciò che è), ammetto di aver sofferto parecchio, ma avrei apprezzato un po’ di introspezione e di emotività in più nel maggiore dei Lamaze.


   «Sì!» sbottò la campionessa. « Sì. Hai fatto delle cose orribili. Hai distrutto centinaia di vite, così come hanno fatto i tuoi fratelli. Ma non devi sopportare tutto il peso delle atrocità che hai commesso, ordinato, visto o subito da solo. Perché non. Lo. Sei», scandì con incredibile determinazione. «Hai Henri, e hai Nadyia.» Esitò. «E hai ancora André. Avrai sempre André.»

   (Tratto dal libro)


 Come accade sempre nei libri di Chiara, la storia ci entra dentro e ci fa sperare, soffrire, a volte piangere, emozionare in tutti i sensi possibili. Confido di vedere in Armand gli effetti di ciò che non ha ancora, forse, realizzato del tutto.


Grande conforto regala la presenza, naturalmente immateriale, del nostro André.


Richiamato spesso alla mente dai personaggi con cui aveva stretto legami, porta loro sostegno o li pungola, di volta in volta, in base a ciò di cui hanno bisogno.


   «Tu dici?» fu la sua perspicace replica.

   «Guardami», gridai indicando le corde con un’occhiataccia adirata e al contempo impotente.

   André venne avanti e si accovacciò, lo sguardo che teneva il mio come un magnete. «Ti guardo, amore», disse.

   Piano, intensamente.

   Tese una mano e mi scostò il folto ciuffo di capelli dalla fronte, seguendo i contorni del mio volto con i polpastrelli mentre ritirava il braccio.

   Ma quella lenta, tremenda carezza, io non la sentii.

   «Ti guardo sempre», sussurrò.

   Credevo che non fosse rimasto più niente, del mio cuore, invece lo percepii spaccarsi, urlare.

   (Tratto dal libro)