Non voglio il silenzio
by Ferruccio Pinotti, Patrick Fogli
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La paura è un respiro trattenuto, le parole diventano un sussurro e cedono al silenzio. Quando riceve la telefonata, la voce femminile che lo strappa al sonno è spaventata e gli dà appuntamento per il giorno successivo, in un'aula di tribunale. Un incontro che non avverrà, perché in quell'aula, davanti ai suoi occhi, un uomo uccide la ragazza e si toglie la vita. Da lei, fa in tempo a udire solo poche sillabe. Solara. Basta quel nome. Un nome che lo riporta al pomeriggio in cui sua moglie muore in un incidente stradale, lasciandolo solo a crescere Giulia. E ancora più indietro, all'estate in cui una bomba fa esplodere in una strada di Palermo la vita di un magistrato. Solo un episodio di una lunga stagione di stragi che, ancora una volta, getta l'Italia nel terrore. La verità di quei giorni è sepolta sotto un cumulo di macerie che in troppi hanno interesse a non rimuovere. Forse, l'uomo avrebbe dovuto lasciar perdere, il giorno in cui ha sentito quel nome. Fingere di non sapere che l'inchiesta su cui si erano inutilmente accaniti suo padre e sua moglie, entrambi giornalisti, aveva lasciato nervi scoperti. Perché in un Paese che si regge sui silenzi e le menzogne, la verità può diventare inafferrabile.

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bettibubettibu wrote a review
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Un libro che mantiene intatto il suo valore
Una fetta di felicità è quello che ci viene dato in premio se facciamo il nostro dovere. E in nome di quella ricompensa preziosa rispettiamo la Legge, diciamo (quasi) sempre la verità e la ricerchiamo. Non sono esercizi da poco e questo lo sa il protagonista, simbolicamente senza nome, di Non voglio il silenzio (Piemme) scritto a quattro mani da Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti. Il primo è un romanziere di comprovato talento, il secondo un giornalista che non ha mai smesso di condurre e pubblicare inchieste. Il loro libro è una storia “normale” che ci conduce nella grande Storia. Un padre di famiglia nonché scrittore di storie per bambini, rimane vedovo con una figlia e dalla moglie giornalista, morta in un incidente, eredita l’ossessione per la verità. Un fatto violento lo porta a ripercorrere un’indagine iniziata dalla donna e ben presto lo sbalza nel mezzo del nostro recente e irrisolto passato. Le morti di Falcone e Borsellino e delle loro scorte, la strage dei Gergofili a Firenze e l’autobomba di Via Palestro a Milano. L’uomo si rifiuta di arrendersi all’eccesso di informazioni che impediscono di vedere chiaro sui rapporti tra Stato e mafia, su Tangentopoli e molto altro, pur sapendo che se si vogliono scoprire le verità si deve essere anche pronti a pagare il prezzo del dolore e dell’angoscia. Continua a farsi domande e mette insieme tasselli, fino a comporre un quadro assai verosimile ma per il momento ancora frutto della fantasia dei due autori. Parafrasando Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, che ha presentato recentemente il libro a Milano, la verità per disvelarsi ha sempre più necessità della finzione. Questa storia quindi non si può (al momento) dimostrare ma se le ipotesi di Fogli & Pinotti fossero tutte vere? Decisamente vale la pena di conoscerle.
Rocco BaiocchiRocco Baiocchi wrote a review
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E se fosse tutto vero? E' (quasi) tutto vero.
Cosa c'entrano la politica, l'economia, la finanza, la massoneria, i servizi segreti, Mani Pulite, l'avvento della c.d. Seconda Repubblica con la mafia e la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992? Perchè è stato ucciso Paolo Borsellino? Qual'è stato il risultato prodotto dalla trattativa mafia/stato?
A queste e ad altre domande rispondono Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti attraverso una ricostruzione di quegli eventi dettagliatissima e, storicamente e giudiziariamente, accertata.
Con un ritmo teso ed incalzante che perdura dalla prima all'ultima pagina e una lunga serie di dialoghi e personaggi, gli Autori mettono in fila i fatti costituenti il concepimento della c.d. Seconda Repubblica e lo specchio fedele del sistema di potere, imperante ancora oggi, che ha portato l’Italia alla deriva.
Alcuni interrogativi rimangono inevitabilmente senza risposta ma, operando collegamenti, utilizzando la logica e affiancando i numerosi fotogrammi a disposizione, ogni lettore potrà ricostruire con sufficiente chiarezza cosa sia successo in quel terrificante periodo.
Coloro che non avessero conoscenza di quegli avvenimenti potrebbero pensare che questo romanzo d’inchiesta sia il prodotto della fervida fantasia degli Autori e, in definitiva, solo un romanzo.
Invece non è così.
A parte una manciata di personaggi, i necessari pseudonimi e qualche espediente narrativo, tutto ciò che viene raccontato è vero. E’ realmente accaduto. Ed è questo l’aspetto più inquietante ed importante che rende questo libro davvero prezioso.
La chiave di lettura proposta per spiegare fatti e individuare responsabilità è credibile, logica e, come si dice oggi con una espressione errata e antipatica, "non ideologizzata". E aderisce al modus operandi utilizzato dal potere in Italia da Portella della Ginestra in poi.
Prendete un saggio che ha raccontato gli stessi fatti, mettetelo a confronto con questo romanzo, sostituite i nomi veri agli pseudonimi e avrete un pezzo di Storia del paese, comprensivo dei collegamenti mancanti e illuminato nei suoi coni d’ombra dalla libertà intellettuale che solo un romanziere può avere e deve prendersi.
D'altronde, uno scrittore non è un giudice: non ha bisogno di prove per capire e ricostruire una vicenda; gli è sufficiente l'utilizzo critico della ragione.
Inoltre, questo romanzo emoziona, inquieta, stordisce, appassiona. Coniuga sapientemente memoria, impegno civile, passione e letteratura. Il racconto, precisissimo, della strage di via d'Amelio toglie il respiro.
Giù il cappello per Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti.
alduccioalduccio wrote a review
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Il romanzo delle stragi.

Questa è una storia che non si può dimostrare, eppure so che è vera.
Come aveva scritto Pasolini sul corriere, Io so, io so i nomi... ma non ho le prove.
E Pinotti e Fogli, per raccontare la storia che sta dietro le stragi del 1992-93, la strage di via D'Amelio, la trattativa stato-mafia, i rapporti mafia-affari e politica, la fine della prima repubblica e la nascita della Seconda, l'arrivo dell'uomo nuovo, hanno usato l'espediente del romanzo: mettere assieme i fatti, le rivelazioni dei pentiti, alcune sentenze su questi fatti criminosi, le prime evidenze emerse dalle nuove indagini (ripartite dopo le rivelazioni su Spatuzza).
Il romanzo, per dire quello che la verità giudiziaria non può ancora dire (e che forse, potrebbe non volerlo dire mai).

« L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso.»

(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)

Un romanzo corale, nello stile di quel genio di nome Patrick Fogli, accompagnato dal rigore investigativo di Pinotti, già autore di libri sulla lobby di Dio e sulla banca Rasini (che Sindona indicò come la banca della mafia a Milano), in cui lavorò il padre dell'attuale presidente del Consiglio.
Sarà facile individuare, dietro i nomi di alcuni personaggi, persone realmente esistite: Di Donna, Longo (Calvi e Sindona), Prestileo, Curatolo e Pellegrino (Ciancimino, Scarantino e La Barbera). Ma è bene non farsi prendere la mano, da nomi e persone. Quello che conta è il contesto e le rivelazioni che escono: nemmeno il protagonista, l'io narrante , ha un nome.
E' lui, ex giornalista, figlio di un famoso giornalista che ha smesso di scrivere (Adriano), che lavorava con la moglie (Elena), che riceve la telefonata di un avvocato. Cosa vuole, questa persona? Perchè insiste per parlare con lui?
«Tutto è cominciato con una telefonata. E ancora oggi non so chi fosse, la persona che me l’ha fatta.»
Michela, il nome di quest'ultima, viene uccisa da un mafioso (per vendetta?): le ultime parole che pronuncia sono Ignazio Solara.

Parte tutto da qui: sulla scoperta di chi sia questo Ignazio Solara. Nome che compare anche nelle carte della moglie (morta in un incidente d'auto, quantomeno anomalo), per una sua inchiesta, fatta col padre, sui tragici eventi di una estate di tanti anni prima. 17 luglio del 1992.

«Questa storia riguarda due uomini e na donna. Uno dei due uomini si chiama Adriano ed è mio padre. La donna si chiama Elena ed è mia moglie. De secondo uomo non so il nome, l'unia ipotesi che posso fare è su quale tipo di lavoro esercitasse il giorno del 1992 in cui mio padre è seduto davanti in un bar, dalle parti del tribunale.
L'uomo di cui non conosco il nome ha la stessa età di mio padre, sta perdendo i capelli e parla tra due lunghe boccate di sigaretta.»

Il protagonista, e il lettore con lui, seguirà il filo di una indagine personale, in cui verrà affiancato da un magistrato (Daniele) che già si era occupato delle indagini e da un poliziotto che ha tanto l'aria di essere uno dei servizi che la sa lunga (Andrea). Si parte da un potente gruppo industriale di Ravenna che risultava insieme implicato nel giro delle tangenti e socio in affari di imprese mafiose.
Per arrivare poi a Castel Utveggio e i servizi sul luogo della strage di via D'Amelio; la morte di Falcone e Borsellino e i misteri del fallito attentato all'Addaura. I cambiamenti nell'Italia dopo la caduta del muro di Berlino:la fine dei vecchi equilibri e il declino della classe politica per Tangentopoli, la mafia che cercava nuovi interlocutori in politica dopo la DC....

In un isola in un paradiso offshore, l'incontro con il figlio di un banchiere che aveva riciclato i soldi della mafia e un ambiguo personaggio legato a mafia e servizi, Patrizio Benetti (Bellini?). La falsa pista che ha portato alla condanna di Curatolo per via D'Amelio. Le rivelazioni di un pentito, Antonio Baldacci, sui rapporti tra stato e mafia (“l'abbiamo fatto perchè ce l'hanno chiesto”).
Parole che non avrebbe mai voluto ascoltare: “ ascoltare un uomo di cosa nostra per scoprire che queli fedeli allo Stato giocano in realtà la stessa partita, a volte con regole peggiori”.

Il giornalista dovrà scegliere, se abbandonare la pista, come altri prima di lui (per interesse, per paura, per rassegnazione), o continuare. Fino alla scoperta dei tanti perchè. Per Elena e Adriano, per i tanti morti, per un paese migliore da dare ai figli: “perché nel paese delle storie dimenticate, quello che ho da dire non ha mai avuto diritto di cittadinanza.”
Questa è una storia che non si può dimostrare … la storia di un golpe. La storia di un paese sulla cui classe politica gravano gravi sospetti, ombre pesanti.

L'incontro tra l'io narrante, la voce della storia, e un agente dei servizi, alla resa dei conti finale. A Palermo.

- Si è mai chiesto cosa sia un colpo di stato?
Formula la domanda come se stessimo prendendo un caffè al bancone di un bar. Impiego qualche secondo a rispondere. Vorrei essere molto lontano da qui. Vorrei non sentire più nessuna domanda, non dover dare risposte. [..]
- Il tentativo di impadronirsi del potere con la forza – dico.
L'espressione di Clara la dice lunga su quello che pensa della mia risposta.
- Brutale ma corretto. Potrei aggiunere che un golpe implica la fine delle garanzie democratiche a tempo indeterminato. Fa una pausa – Ma qui stiamo parlando solo di democrazia.
La guardo senza capire. Lei abbandona la serietà per un sorriso appena accennato.
- Un potere che si sgretola dalle fondamenta – continua – che perde contatto con la realtà, indebolito ogni giorno dalla corruzione, dalle inchieste , dagli arresti. E un meccanismo criminale, organico a quello stesso potere. Il rapporto è quello di un parassita con un cellula sana. Solo che spesso è difficile distinguere chi stia parassitando chi.
- Parlava di colpi di stato.
- Cambi di potere, se l'espressione le pare troppo forte. Infila le mani in tasca. - Il parassita ha bisogno dell'organismo. E l'organismo non può ottenere quello che vuole, senza il parassita. Se lo Stato e cosa nostra concordano la reciproca convivenza, non le semra un colpo di Stato? Se nella reciproca sopravvivenza è pprevisto che le teste dei due organismi cadano, che si elimino i rami secchi, gli oppositori, chi sa troppo e chi potrebbe parlare o chi è stato usato a sufficienza, non le pare un colpo di stato?
- Due.
Mi fissa negli occhi. Deglutisce un pensiero troppo pesante da rivelare.
- Già. Due. Uno per togliere Totò Riina dal vertice di cosa nostra. E uno per rianimare il potere politico che era morto.
- Molto diverso dal classico golpe.
Clara annuisce.
- Ma è esattamente quello che è accaduto. Prima bastava condizionare. Da Piazza Fonana in giù. C'era un motivo. I due blocchi, la posizione strategica dell'Italia, i comunisti. Nel '92 tutto è finito. La paura rossa non c'è più. Gladio è stata rivelata.
- E nascosta.
- Ma certo nascosta. La riconversione è fondamentale, in ogni settore. Funziona nell'industria, nel commercio, nel mio ambiente.
- Il suo ambiente .. [..]

- Quando mettono la bomba sulla macchina c'era qualcuno dei nostri.
La frase è un dolore lontano che non andrebbe confessato.
- Quale bomba?
- Già, quale .. Sto parlando del dottor Borsellino.
- E chi ernao i vostri?
- Cosa importano le sigle? O i nomi? Potrei dirlo, ma cosa cambierebbe? Le persone vanno e vengono, gli accordi non dipendono da loro. Solo dalla convenienza.
- Voi lo spaevate e non avete fatto niente.
Clara distoglie lo sguardo. Incrocia le braccia al petto. La scia di un aereo taglia a metà la nostra porzione di cielo.
- Si sbaglia e ha ragione, allo stesso tempo.
Mi volto di scatto. L'insofferenza raggiunge all'improvviso il mitite di guardia. Si irrigidisce, i muscoli delle braccia tesi sotto il maglione.
La domanda la colpisce al volto come uno schiaffo.
- Chi cazzo siete?
Clara regge lo sguardo, allenta la tensione, cerca di far defluire la rabbia.
- Proviamo a fare un ragionamento. C'è un alto ufficiale del servizio segreto che riceve in tempo reale la notizia della norte di Paolo Borsellino. C'è un ufficio dei servizi segreti sul Castello Utveggio, perfetto pe tenere d'occhio il luogo della bomba. C'è un ufficiale dei servizi nel luogo duogo in cui l'esplosivo viene confezionato. C'è un colonnello che contatta – a scopo investigativo, dice – l'uomo che sta al centro dei legami tra politica, affari e cosa nostra, don Antonio Prestileo. Basterebbe, ma non finisce qui. Vincenzo Pellegrino, il capo dle gruppo che indaga sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, risulta a libro paga del servizio. Fonte Talete, per essere precisi. E guarda caso è lui che cattura Curatolo, lo protegge da pentito e gli crede. Curatolo dice che lo hanno minacciato, imbeccato, picchiato. Pellegrino invece è morto da qualche mese e non potrà dire niente. Qualche giorno fa è morto anche Antonio Prestileo. Il giorno prima un ufficiale del Sisde è finito contro un muro. Attacco di cuore, dicono. Lo dice anche l'autopsia. Mi chiedo a chi abbia lasciato quell'anello di zaffiro che portava sempre. Lo avrei preso volentieri in custodia.
Fa un lungo respiro.
- Pellegrino – continua – dipendeva direttamente dal ministro dell'Interno. E guarda caso qualcuno dice che è proprio il ministro dell'Interno che copre le spalle alla tratativa. E dopo un incontro con il ministro, Borsellino torna indietro fuori di testa e il ministro di allora non ricorda di averlo incontrato. Sempre Pellegrino, alla fine del 1992, viene richiamato a Roma dallo stesso ministro, con revoca dell'incarico a Palermo. Torna, a furor di popolo, in tempo per gestire Curatolo.
Fa una pausa. Infila un mano in tasca. Si accende una sigaretta. Mi porge il pacchetto. Ne prendo una. Fumo con lentezza, mentre Clara ricomincia a parlare.
- Qui il problema non sono i servizi deviati. I servizi deviati non esistono. Parliamo di alti ufficiali dei servizi, della polizia, di agenti semplici, di politici e ministri. Parliamo di contatti noti, quasi alla luce del sole. Di presenze delle forze dell'ordine nell'organizzazione di una o forse più di una strage. Di una tradizione di depistaggio che parte da Piazza Fontana e arriva fino a qui, a Palermo. Non c'è deviazione, capisce? La linea è chiara, limpida. Un ordine di servizio.
- Vale anche per lei, allora.
- Diciamo che non tutti, all'interno del mio ambiente, erano d'accordo con quello che stava per accadere. Non tutti pensavano che la morte di Paolo Borsellino fosse un buon affare. O che non ci fossero altre strade, oltre a quella che si stava delineando.
- Cosa sapevate di Cercàsi? [Il presidente del Consiglio nel romanzo]
Spegne la sigaretta.
- Quella è stata una scoperta di sua moglie. Non mi chieda come l'ha scoperto, non lo so. Però è grazie a lei che lo abbiamo capito. A quel punto è diventato tutto molto chiaro. È questa la cosa che non puoi sopportare, se fai il mio lavoro. Tutti quanti hanno capito come è andata. Tutti. Ma non succede niente. Fingersi di bersi la bugia quotidiana è molto più difficile che dimostrare la verità.
- Specie quando non ci sono le prove.
Clara annuisce.
- Appunto. E mi creda, nessuno dimostrerà mai questa storia. Se abiti una casa non distruggi le fondamenta con le tue mani. Per questo abbiamo tentato con Adriano [il padre giornalista dell'io narrante]. E quando stato chiaro che non lo avrebbe fatto, con Elena [la moglie]. E adesso con lei. L'unica possibilità perchè il muro crolli è che la storia si sappia. Che giri, che cammini con le sue gambe.
- Non mi è mai piaciuto il silenzio.

Non voglio il silenzio - Pagina 521 - 524