Northanger Abbey
by Jane Austen
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“Nessuno che avesse veduto Catherine Morland negli anni della sua infanzia avrebbe supposto che fosse nata per divenire un’eroina.” Comincia così, scherzando apertamente col romanzo sentimentale, la prima opera di Jane Austen, pubblicata postuma nel 1818.
La protagonista, pronta all’amore e in
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Liberty RoseLiberty Rose wrote a review
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Tra finzione e realtà
Jane Austen è una di quelle autrici del passato che ha esercitato e che ancora esercita un certo fascino sulle lettrici di tutti i tempi, appassionate di romanzi quali ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, RAGIONE E SENTIMENTO o anche EMMA. Tra le sue opere minori, c'è da annoverare un altro romanzo, a cui sono particolarmente legata, per la sua impronta che strizza l'occhio a quelli che all'epoca venivano liquidati come romanzetti per le signorini suggestionabili, ossia quei romanzi gotici che Ann Radcliffe portò a un successo strabiliante con I MISTERI DI UDOLPHO e IL ROMANZO DELLA FORESTA.
Pubblicato dopo la sua morte, L'ABBAZIA DI NORTHANGER racconta la storia di Catherine Morland, che l'autrice ci presenta con il suo solito tocco ironico come un'anti-eroina, una diciassettenne ingenua e un po' ignorante, con l'unica passione della lettura dei romanzi gotici, genere in voga in quegli anni.
Invitata a trascorrere un periodo da Bath, dai coniugi Allen, per Catherine è l'occasione per entrare in contatto con la società del tempo. Qui conoscerà due famiglie agli antipodi: i Thorpe e i Tilney, che incarnano in qualche modo i cattivi e i buoni.
Invitata dai Tilney nella loro famosa Abbazia di Northanger, Catherine finirà per fantasticare di avventure e delitti, complice anche l'ambientazione suggestiva del posto, vedendo se stessa come l'eroina di uno dei romanzi che tanto l'appassionano, coltivando anche la sua attrazione per Henry Tilney, visto come il protagonista romantico delle sue letture, fino a quanto tutti i malintesi si chiariranno e Catherine sarà costretta a guardare la realtà con occhi diversi.
L'ABBAZIA DI NORTHANGER è, a ben vedere, una sorta di parodia dei romanzi sentimentali e gotici tanto di moda all'epoca, dove un personaggio come Catherine, ingenuo, semplice e ben lontano dalle figure appassionante della letteratura, si vede come protagonista al centro di delitti e di scoperte familiari, per poi scoprire, alla fine delle sue avventure, di essersi lasciata suggestionare e di aver rischiato di perdere il concreto per la fantasia.
Romanzo delizioso, meno famoso degli altri e forse meno appassionato, ma con quella nota ironica, tipica dello stile di un'autrice indimenticabile.
LavicinadicasaLavicinadicasa wrote a review
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sandrasandra wrote a review
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Tre stelle e mezzo. Senza parlare della trama dico subito che questo libro della Austen non mi ha appassionato. Non perché sia un’opera considerata minore, ma perché non è particolarmente avvincente. In particolare il protagonista maschile dell’opera, Henry Tilney, è parecchio sbiadito, è come una minestrina con l’olio, pure senza parmigiano. Catherine Morland, la protagonista femminile, è più impostata, è il primo esempio delle future e più famose protagoniste dei romanzi austeniani, è una “mediocre” fanciulla della media-buona borghesia inglese, né bella né brutta, né intelligente né stupida, con l’unico “vezzo” di essere una lettrice appassionata di romanzi gotici. Da qui prende spunto l’ironia della scrittrice, che prende in giro la sua “eroina” con continue frecciatine intrise di british humour finalizzate a mettere alla berlina il romanzo, i lettori di romanzi ed il genere romanzo gotico in particolare. Si comprende come lo scopo di Jane Austen non sia quello di creare una meravigliosa storia d’amore con il doveroso happy ending finale, ma portare avanti una pungente satira: a) alle abitudini sociali della agiata borghesia inglese; b) al romanzo gotico che all’epoca in cui la Austen scriveva andava per la maggiore. In pratica è come se oggi uno scrittore contemporaneo scrivesse una parodia di un best seller attuale, che so, ad esempio mi viene in mente quel “Cambiare l’acqua ai fiori” che tutti hanno letto o stanno leggendo o pensano di leggere. Di certo non sarebbe un romanzo memorabile. Ed infatti “L’abbazia di Northanger”non è un romanzo memorabile. Ma l’ha scritto Jane Austen, scrittrice unica (anche per la sua impertinenza) nella storia della letteratura.
MorganaMorgana wrote a review
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"Chi non prova godimento nella lettura dei romanzi, sia esso uomo o donna, deve essere intollerabilmente stupido."
L'abbazia di Northanger è probabilmente il romanzo più atipico della Austen, quello che si differenzia maggiormente per temi, personaggi e anche per l'intento che forse la Austen aveva nello scriverlo. Si tratta di uno dei primi romanzi scritti dall'autrice, ma anch'esso, insieme a Persuasione, venne pubblicato postumo e ancora oggi viene considerato come una delle opere minori della Austen. Non credo che questa definizione sia corretta, perchè in realtà L'abbazia di Northanger è un gran bel romanzo, sicuramente diverso dal resto della produzione dell'autrice, ma non per questo meno prezioso degli altri.
Protagonista del racconto è la giovanissima Catherine Morland, appena diciassettenne e poco esperta della società e dell'amore. Catherine ha una famiglia numerosa, è una ragazza normalissima con la passione per i romanzi, in particolare i romanzi gotici tanto in voga all'epoca, e non è mai stata in società. La sua avventura inizia con l'inaspettato invito dei suoi ricchi vicini, gli Allen, che chiedono alla ragazza di accompagnarli a Bath. Sin dall'inizio Jane descrive Catherine come l'anti eroina per eccellenza, e questa è forse una delle peculiarità del romanzo. Inoltre l'autrice è molto presente in questa storia, la sua voce è chiara e distinguibile e si erge al di sopra degli altri personaggi, e delle vicende che li coinvolgono, facendone un'ironica descrizione che spesso sfocia quasi nella parodia.
L'arrivo di Catherine a Bath segnerà l'inizio delle sue avventure. Qui incontrerà i Tilney, Henry e Eleanor, e i Thorpe, Isabella e John. Il contrasto tra le due famiglie si farà sempre più evidente con l'avanzare del racconto. Ma sarà soprattutto l'incontro con Henry Tilney, giovane pastore e uomo ironico e vivace, a cambiare Catherine e a condurla all'apice della sua avventura nell'Abbazia di Northanger. Qui si consumerà la parte più interessante del romanzo, in cui Catherine inizierà la sua indagine sui misteri dell'abbazia, indagine che si rivelerà immediatamente fallimentare, sia perchè non c'è nulla da scoprire sia perchè Catherine è molto lontana dalle tipiche eroine dei romanzi gotici.
Questo romanzo della Austen è, come ho già accennato, atipico rispetto agli altri a cui ci ha abituato. E' una storia che trae spunto dal romanzo gotico ma che ne fa una parodia, ne prende in giro gli aspetti più esagerati e lo riporta alla realtà. Catherine legge fin troppi romanzi, la sua fantasia la porterà a immaginare i delitti più terribili avvenuti all'abbazia e finirà per farle mettere a rischio la sua stessa felicità. Ma sappiamo bene che Jane non rinuncia mai a dare un lieto fine alle sue protagoniste e questa storia non fa eccezione.
I personaggi sono fantastici, sono un ritratto piuttosto fedele di quella che doveva essere la società in cui la Austen viveva. Sono fedeli, vividi, reali quanto me e voi. Catherine è davvero l'anti eroina per eccellenza, è ingenua, una ragazza normalissima. A circondarla ci sono tutta una serie di personaggi che ben rappresentano il meglio e il peggio della società. I Tilney spiccano su tutti e devo ammettere che Henry Tilney, insieme a Darcy e Wentworth, è forse il mio personaggio maschile preferito prodotto dalla penna della zia Jane. E' ironico, vivace, poco legato alle banalità della società, anche lui molto diverso dagli altri personaggi di cui l'autrice ha scritto ma proprio per questo molto interessante.
La storia di Catherine, Henry e dell'Abbazia è sicuramente un racconto profondamente ironico, che a tratti si prende poco sul serio, ma che in realtà nasconde tantissimo. Le riflessioni della Austen sono sempre precise, pungenti e veritiere. Trovatemi qualcuno che seppe descrivere con tanta onestà la società dell'epoca, ma che sopratutto seppe farlo con tanta eleganza e stile. L'abbazia di Northanger non sarà il più romantico dei romanzi della Austen, forse neanche il meglio riuscito, ma è certamente un'opera che non può essere definita minore e che con la sua presa in giro riesce a divertire moltissimo il lettore. Come in tutti i romanzi della Austen, ne L'abbazia di Northanger c'è un piccolo cosmo di personaggi, buoni, cattivi, ipocriti, ingenui, che prendono vita grazie alla sua penna e alla sua arguzia nel descriverli. Imperdibile come tutti gli altri!
GresiGresi wrote a review
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Tutte sono state, o quanto meno si sono credute, in pericolo per l'attenzione di qualcuno che desideravano allontanare; e tutte sono state ansiose e desiderose delle attenzioni di qualcuno al quale volevano piacere.
La parte migliore nel dover forzatamente rientrare fra le mie mura domestiche fu il poter dedicare del tempo a quelle letture che languivano sullo scaffale da troppo tempo. Di letture, di libri, non ce ne sono mai abbastanza, ma almeno fra le loro pagine sto bene, isolata dagli altri, dal mondo esterno, nel santuario magico della mia stanza, e recentemente mi toccò di dover rimettere nuovamente piede nel mondo e lasciarni vedere da tutti, dopo aver concluso la lettura de L'abbazia di Northanger.

Era marzo, e con la profonda speranza che la vita ci riserva giornate migliori, più normali e tranquilli, che seguono i contorni e i canoni delle tradizioni, il romanzo della Austen mi ospitò e fagocitó al suo interno per proteggermi da qualunque attacco esterno. Questo mi avrebbe aiutata a tenermi lontana da pensieri infausti e al coperto, valicando un mondo che prima di adesso non avrei voluto vedere. Appena scomparvero le prime remore iniziali avrei abbandonato qualunque intento per non essere dove avrei dovuto essere, che però mi è stato utilissimo a completare un altro minuscolo tassello della produzione austeniana. Così come con Emma, che per quanto mi riguarda ha allietato la mia permanenza, non ho dovuto spogliarmi della mia corazza, ragion per cui fui liberissima di girovagare fra le vecchie mura di questa abbazia come meglio mi piacque.

Furono questi gli stratagemmi adottati per rendere la lettura di un romanzo che è quel ritrovo, quel luogo in cui è possibile riconoscere se stessi, in cui ho potuto scorgere l'anima dello stesso romanzo, anche se con qualche difficoltà, ridotta alla vana ricerca di un partito pur di allietare la solitudine, l'incolmabile. Alla stessa Catherine ho riservato un certo dispiacere, per gesti così avventati e goffi, in mezzo a gruppi di anime che sono il riflesso di creature malvagie, false, doppio giochiste, abili seduttori nel deridere la sua indole fin quando l'altera e sgomenta Eleonhor la sveglierà completamente. Se per un pó di tempo aveva creduto di aver instaurato dei legami, di essere circondata da amici generosi e pronti per il suo bene e la sua incolumità, la colpa è stata soltanto sua, perché li ha più o meno lasciati agire da quando mise piede a Northanger Abbey, declinando qualunque attenzione amorosa di chi l'amava veramente e volgendo le spalle a chi l'aveva accolta con calore e interesse.

La Austen ritrae in L'abbazia di Northanger la rappresentazione scenica di uno specchio della realtà sociale che è un riflesso, un gioco di paradossi, che sortiscono un certo fascino. Definito "gotico" per la parte nascosta, mostruosa di ogni personaggio, a eccezione della stessa Catherine, incita a guardarsi dentro e a riconoscere la verità dal falso. Trasformando così Catherine non in un eroina vera e propria, bensì in un anti eroina in quanto si eleva al paradosso delle combattenti e coraggiose figure del romanzo gotico. Catherine però è stata quella figura che ha sortito una certa tenerezza perché dotata di un forte spirito di osservazione, capacità di giudizio, che la indurranno a comprendere la vita e se stessa. Continuando questo suo percorso a testa alta, sebbene con meno forza e vigore di precedenza.

Malgrado questo senso di vulnerabilità, Catherine è quella dolce, tenera figura austeniana che sebbene la spiccata ingenuità, non procura fastidio bensì conquista qualche cuore. Il mio, nell'immediato, che ho tenuto sino alla fine alle sorti della sua felicità.

Certamente non un vero e proprio prodigio, ma il fior fiore di una rappresentazione mera, talvolta crudele di una forma "nuova" di letteratura austeniana, ancora una volta eccelsa nel raccontare cosa si prova nel vedere come ci si sente quando il dolore, la gioia, la paura attanagliano le nostre viscere.

Leggere L'abbazia di Northanger è stata una strana esperienza nel trascorrere questi ultimi giorni di marzo, circondandosi della compagnia di una ragazza perbene ma sempliciotta che non riesce a vedere al di là del suo naso. Non il tipo di cui molti credo abbiano la pazienza di perdere del tempo prezioso in sua compagnia, ma ricco di spunti di riflessione che mi coinvolsero maggiormente. A dispetto di Emma, ottenere il suo favore non è stato difficile, e anche se giunse nell'immediato quest'opera è un'altro raffinato quadro di fine ottocento. Potente nell'intimità instaurata, solitaria ma ambiziosa che tuttavia dice molto più di quel che tace. Sciorinata dinanzi agli occhi del mondo, rispecchiando l'idea di anti protagonista immune ai continui sbalzi temporali.