NW
by Zadie Smith
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NW: Prendi il quartiere a nord-ovest di una città. Prova ad attraversarlo, molte volte, fino a sentirlo familiare. Prova a conoscere i suoi abitanti: ci troverai gente che da quelle parti è nata e cresciuta e altri che si sono appena trasferiti, gente che sta dalla parte del potere e gente che non ne ha un briciolo, uomini che vivono in un posto speciale e uomini che un posto nemmeno ce l'hanno. E poi troverai tutti gli altri, quelli che stanno nel mezzo. Ogni città è così. Un mucchio di persone che vivono gomito a gomito, restando mondi separati. Ma fai attenzione, se guardi meglio verso il quartiere a nord-ovest, ti accorgi che ci sono anche uomini che capitano da quelle parti come un'apparizione, estranei che spuntano dal nulla e attraversano il confine, senza avvisare nessuno, senza permesso, e la loro semplice presenza rischia di sconvolgere l'intero sistema. Così accade un pomeriggio d'aprile, quando una sconosciuta si presenta alla porta di Leah Hanwell in cerca d'aiuto, obbligandola a uscire dal suo isolamento... Zadie Smith la segue, segue a nord-ovest quattro londinesi - Leah, Natalie, Felix e Nathan - e il loro tentativo di costruirsi una vita da adulti al di fuori di Caldwell, il quartiere popolare della loro infanzia. Dalle case ai parchi, dagli uffici ai pub, la loro Londra è un posto complicato. Un luogo meraviglioso ma anche crudele, dove le strade principali celano un labirinto di vie nascoste...

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24Voices24Voices wrote a review
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N-W
Come già mi era capitato per “Expo 58“, l’acquisto di N-W, ultima fatica letteraria di una delle mie scrittrici preferite, Zadie Smith, è avvenuto un po’ d’impulso un pomeriggio in cui mi ero concessa il lusso di fare un giro alla Feltrinelli dietro casa. Un lusso che, come prevedibile, mi è costato caro. Il bilancio di due ore in giro per gli scaffali? Semplice, l’acquisto di ben tre libri appena usciti, in versione hard paper cover ultra-costosi.
A rincuorarmi il fatto che gli autori scelti mai avevano potuto deludermi in tutte le precedenti letture.
Eppure… c’è sempre una prima volta.
Come per il libro di Jonathan Coe, anche stavolta, le pagine scorrevano senza un reale perché. Sarà che dopo 1Q84 di Murakami è difficile appassionarsi a qualsiasi altra cosa che vada sotto il nome di romanzo, ma non so perché da Zadie Smith mi aspettavo un parto più prolifero.

Non so se magari si tratta semplicemente di una mia stanchezza personale, ma in qualche modo, la complessità linguistica adottata in “N-W” mi è riuscita davvero ostica; una certa dose di sperimentalismo certamente aggrada a tutti, specie quando si è soliti leggere montagne di romanzi, ma non so perché, questa volta era difficile seguire il filo.
Al di là dell’intreccio che inizialmente si percepisce, poi si perde, poi si riallaccia, alcuni cambi di passo ci fanno confondere e dubitare del personaggio che sta realmente parlando in ogni singola parte della storia. Una lunga storia, che fotografa un momento nella vita di due amiche di lunga data, ma che poi, in qualche modo, pretende di aprire su una vita altra fatta di ricordi e frammenti che composti assieme dovrebbero dare la somma di due personalità che sono state sin da subito vicine per motivi esterni da loro.
Distanti, profondamente diverse eppure vicine in virtù di un passato da cui, però paradossalmente entrambe sono fuggite anche se in direzioni opposte l’una dall’altra.
Mondi diversi, anche se sembrano vicini: la bianca Leah e la nera Keisha – poi Natalie l’emancipata. Nascono dalla working class, vengono dal niente entrambe, ma la cultura e il retaggio razziale le spinge l’una (Leah) a vivere la giovinezza, a godersi il momento, la trasgressione, il punk, l’esasperazione sessuale – salvo poi trovarsi a non voler mai crescere, eterna bambina costretta a confrontarsi con l’orologio biologico e con le esigenze di famiglia non tanto sue quanto del marito – l’altra (Kesha) volitiva e determinata a riuscire nella vita, senza una reale personalità artistica o sentimentale, ma solo percorsa da un ardente desiderio di successo – che sia nel lavoro o nella sfera sessuale – perennemente alla ricerca di qualcosa da sperimentare per spingersi al limite di quello che prima scambia per conformismo e che poi scopre essere apatia.
Inconcludente l’una, iper-produttiva l’altra. Entrambe infelici e insoddisfatte. Ipocrite e menzognere, non riescono a dirsi la verità a vicenda e forse non riescono ad ammettere la loro diversità neanche a se stesse. Il cliché del personaggio fuori posto? Forse…
La realtà è che entrambe sono straniere a se stesse, la periferia nord della loro anima sta prendendo il sopravvento e l’incomunicabilità latente esplode quando una causa scatenante esterna innesca una serie di eventi che, apparentemente senza nessuna relazione, portano solo alla creazione dell’occasionale sfogo del loro disagio: la morte del cane, simulacro di tutte quelle gravidanze mai volute portare a termine e nascoste al proprio compagno, la scoperta di un profilo online chiave d’accesso a una seconda vita fatta di perdizione e perversioni, mai consumate fino in fondo, in un perenne senso di colpa verso la propria famiglia e verso il proprio istinto primordiale.
La delusione generale è più per una narrazione che è caotica quel tantino in più del giusto e che sfocia nella confusione, piuttosto che per una storia che si rivela più cupa di quanto la copertina non suggerisca, specie quando sul finale si riallacciano tanti fili che si erano sparpagliati dall’inizio del romanzo.
In definitiva niente a che fare con Denti Bianchi, niente a che fare con Della Bellezza e neanche con L’uomo autografo. Stavolta proprio no.
Il prossimo a deludermi chi sarà? Jeffrey Eugenides? O magari Milan Kundera? No, non posso sopportarlo!
BookuBooku wrote a review
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820 SMI
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Tiziana RoTiziana Ro wrote a review
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Sconnesso
Folle
GiudittaGiuditta wrote a review
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