Oliva Denaro
by Viola Ardone
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È il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa – glielo ripete ossessivamente la madre – che «la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia». Le piace studiare e imparare parole difficili, correre «a scattafiato», copiare di nascosto su un quaderno i volti delle stelle del cinema (anche se i film non può andare a vederli, perché «fanno venire i grilli per la testa»), cercare le lumache con il padre, tirare pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l’idea di avere «il marchese», perché da quel momento in poi queste cose non potrà più farle, e dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. Quando il tacito sistema di oppressione femminile in cui vive la costringe ad accettare un abuso, Oliva si ribella e oppone il proprio diritto di scelta, pagando il prezzo di quel no. Viola Ardone sa trasformare magnificamente la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell’amore, tra padri e figlie, tra madri e figlie, e l’ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa, soprattutto se è imposto con la forza. La sua scrittura scandaglia la violenza dei ruoli sociali, che riguarda tutti, uomini compresi. Se Oliva Denaro è un personaggio indimenticabile, quel suo padre silenzioso, che la lascia decidere, con tutto lo smarrimento che dover decidere implica per lei, è una delle figure maschili più toccanti della recente narrativa italiana.

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PiperitapittaPiperitapitta wrote a review
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Io sono favorevole a Oliva Denaro
Bella la storia, bello il ritmo di scrittura che l’autrice imprime sin dalle prime battute al suo romanzo, bello il fatto che Viola Ardone - che con un anagramma del proprio nome diventa Oliva Denaro - porti lo stesso nome di quella Viola (Franca) che nel lontano 1965 rifiutò, prima fra le donne italiane, il matrimonio riparatore che, come in uso all’epoca (e persino sancito dalla legge*) faceva seguito alla fuitina o, nella peggiore delle ipotesi (e come nel suo caso) a una violenza carnale, diventando, lei stessa, donna singolare, così come inimmaginabile per Oliva e, al tempo stesso, plurale, esempio e simbolo di emancipazione e di crescita civile per tutte le altre**.
E la mente corre anche al film del 1970, diretto da Damiano Damiani, "La moglie più bella", con Ornella Muti e Alessio Orano (che alla storia di Franca Viola è liberamente ispirato).

Ecco, il timore è che le nuove generazioni di tutto questo sappiano poco e, in questo senso, l'opera di Viola Ardone è ancor più meritoria, perché spinge a informarsi (si spera) per scoprire che non più di cinquantasette anni fa per le donne era ancora tutto da conquistare e che di strada se ne fatta da allora, ma che non è ancora abbastanza.

"Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali"

**La norma invocata a propria discolpa dall'aggressore, l'articolo 544 del codice penale, sarà abrogata con la legge 442, promulgata il 5 agosto 1981 a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro da reato «contro la morale» sarà riconosciuto in Italia come un reato «contro la persona». (Cit. Wikipedia)
61PAT61PAT wrote a review
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AdiburAdibur wrote a review
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Oliva Denaro. Come si fa a non amare questa ragazzina che parla al cuore di tutte noi. Una ragazzina che avrebbe voluto essere come tutte le sue amiche e compagne di scuola: invisibile, anonima, piccolissima. Avrebbe desiderato essere protetta dall’anonimato che l’avrebbe condotta sui binari intollerabili, ma conosciuti, di una tradizione millenaria che vuole la donna sottomessa all’uomo. Muta e remissiva in una società maschilista, spietata, indifferente ai desideri e ai diritti del genere femminile che deve farsi plurale per non soccombere, per non essere annientato.
Oliva però , suo malgrado, non è destinata ad una vita sconfitta prima ancora di essere vissuta. Oliva infatti viene notata da Paternò,un bulletto di paese, ben ammanicato e abbastanza danaroso da sentirsi forte e in pieno diritto di possedere quella ragazzina magra e  scarmigliata, ma dal carattere forte e deciso. Paternò metterà in atto tutte le sue strategie per fare in modo che Oliva cada nella sua rete. È  spalleggiato da una mentalità gretta e dal coro delle calunnie che costruiranno un castello di menzogne a cui difficilmente Oliva potrà sottrarsi. Oliva però ha il padre dalla sua parte, un uomo, un contadino mite e taciturno, che le infonderà la forza per ribellarsi, per non ricorrere ad un matrimonio riparatore che già vede doloroso e straziante come quello a cui è stata costretta sua sorella Fortunata. Oliva sostenuta dal padre e dalla sua amica Liliana andrà incontro ad un processo in cui da vittima accusatrice si trasformerà in colpevole a causa di una legge ingiusta e maschilista, ma che saprà trasformare nel suo riscatto.
Un romanzo di formazione ambientato in una Sicilia degli anni Sessanta ancora pregna di quella cultura maschilista e patriarcale che considerava il delitto d’onore un diritto inalienabile del maschio e la donna una proprietà privata da gestire a proprio piacimento senza riconoscerle non solo dei diritti, ma addirittura un’anima, dei desideri. Una Sicilia che però è rappresentativa di tutta una cultura ancestrale che non è del tutto dimenticata, anzi, trascina i suoi echi fino a noi e ce li rimanda con la inaudita violenza che trova manifestazione diretta nei tanti, troppi femminicidi. Questi altro non sono che l’espressione concreta di un bisogno ancora profondamente radicato nel maschio di appropriarsi della donna in un rapporto di sudditanza animalesca che non riconosce alla compagna libertà e autonomia e che non conosce confini. Da nord a sud la cultura maschilista manifesta le sue ripercussioni in un continuo scontro di genere. .
Alcuni  temi mi hanno colpito particolarmente in questo bellissimo romanzo. Il primo si può riassumere nella difficoltà, checché se ne dica, delle donne di essere veramente plurale diventando invece le peggiori nemiche di se stesse. Oliva, come tutte le donne del suo tempo e della sua cultura, deve fare i conti prima di tutto con il taglia e cuci delle altre donne. I pettegolezzi maligni, le dicerie, le calunnie sono più dolorose delle pugnalate e sono, adesso come allora, materia prima delle donne che non sempre riescono ad essere solidali tra loro e le invidie e le gelosie spesso sono materia prima dei rapporti. Non sempre naturalmente, ma spesso.
La seconda considerazione è che ancora una volta in questo libro l’iniziativa di liberazione è ad opera di un uomo. Oliva non avrebbe mai avuto, non solo il coraggio e la forza, ma anche l’idea di andare controcorrente se non avesse avuto la forza infusagli dal padre. Quest’uomo ignorante, ma pieno d’amore per la figlia che ha il coraggio di farle scegliere la sua strada.  È sempre il padre che insiste affinchè Oliva continui gli studi perché, a differenza della madre che la vorrebbe soltanto sposare al miglior partito,  sa che l’emancipazione, la libertà, passano soltanto attraverso la cultura e l’indipendenza economica.
Infine mi ha colpito una frase nel romanzo in cui ho letto una grande verità. La strada per una vera e completa emancipazione femminile è ancora lunga, molto lunga perché noi stesse ancora non siamo libere dai condizionamenti di una cultura atavica che ci vuole sottomesse. Nonostante tutto, nonostante la nostra cultura, le nostre idee, il nostro “femminismo” alleviamo ed educhiamo  ancora in modo diverso i nostri figli maschi. Forse perchè in fondo al nostro cuore, siamo ancora convinte di non meritare la parità.
 “Oliva Denaro” è un romanzo bellissimo, che commuove e fa riflettere. La scrittura è molto evocativa e particolare perché mescola l’italiano a forme dialettali e gergali che calano il romanzo ancora di più nella realtà che vuole raccontare. I personaggi poi sono splendidi, ben tratteggiati, così veri che sembra quasi di vederli muoversi  in un ambiente così ben descritto da parere famigliare.
Ho amato molto “Il treno dei bambini”, ma quest’ultimo romanzo di Viola Ardone lo supera decisamente. Consigliatissimo!
essebi64essebi64 wrote a review
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Francesca SSLFrancesca SSL wrote a review
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Bello.
“La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia”, dice la madre di Oliva Denaro, il nuovo personaggio letterario di Viola Ardone, la autrice che, come già fatto – furoreggiando – con il fortunato romanzo d’esordio “il treno dei bambini”, ripercorre pagine della nostra vicenda nazionale attraverso episodi esemplari.
Il suo ultimo lavoro ci porta, stavolta, A Martorana, in una Sicilia rurale dei primi anni Sessanta, in una casina modesta, circondata da un giardinetto e qualche gallina, abitata da gente onesta.
Le ragazze, dopo l’arrivo del marchese, devono stare molto attente a non “rompersi” per evitare di diventare oggetto di chiacchiere durante i velenosissimi rosari, per non far parlare di sé in quel paesino che è un coro di sguardi e di voci. Ci sono delle regole: bisogna essere silenziose, modeste e prudenti in questa subordinazione strutturale tramandata di madre in figlia. Concepire un’alternativa è pressoché impossibile.
Eppure Olivia, senza alcun cipiglio eroico (anzi...), sovverte la storia cambiandone il finale.
Viene rapita da Pino Paternò, figlio dello strozzino del paese (il malaffare in pasticceria mi riporta inevitabilmente all’“Amica Geniale”) che la brama intensamente, viene sequestrata e fatta oggetto di violenza per poterla piegare ad uno sposalizio che rifiutava, perché, si sa, il matrimonio è l’unica via per riparare l’onore di una ragazza “rotta” e della sua famiglia.
Ma Olivia Denaro questo non lo accetta, lei “non la vuole la cassata, preferisce la pasta di mandorla”.
Nonostante lo sdegno della madre, i consigli delle coetanee, di Don Ignazio e persino del Maresciallo, con l’aiuto di Maddalena Criscuolo (la stessa militante dell'Udi già incontrata in Il treno dei bambini), e del suo amato e mite padre (personaggio meraviglioso, che mi spiace menzionare solo di sfuggita), denuncia il suo aggressore e si fa artefice del suo destino e futuro, ricordando a noi lettori Franca Viola, la prima donna che negli anni Sessanta rifiutò il matrimonio riparatore e denunciò il violentatore.
Pur sconfinando a tratti in un'intenzione pedagogica, la bellezza del romanzo risiede nella semplicità con cui Olivia Denaro affronta la sua scelta, come dicevo prima, mai intenzionalmente eroica, non ideologica perché sprovvista di una coscienza politica. Olivia nella sua cristallina incertezza vacilla, sembra non capisca cosa sta facendo, attribuisce la responsabilità di cotanto coraggio più ad un tacco della scarpa che alla propria coscienza.
La rivincita definitiva, la comprensione di quello che è stato, arriva con la maturità, nelle ultime pagine del libro, a distanza di 20 anni dal fattaccio (stesso stratagemma utilizzato ne “il treno dei bambini”) quando la protagonista vaglia la porta della Pasticceria Paternò per comprare quella cassata rifiutata in passato.
Evviva i romanzi così che sottolineano quanto è stato fatto con pochissimi strumenti a disposizione e danno la forza per dare sempre di più.
Chiapaneco NazzChiapaneco Nazz wrote a review
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Per quelli che sono i miei gusti ed il mio concetto di letteratura, il lungo cammino delle letture 2022 non poteva partire in maniera più appagante. 
Spinto dalle significative recensioni di alcune amiche anobiane, dalla forte tematica affrontata e dalla bella esperienza avuta col predecessore "il treno dei bambini", mi sono tuffato con entusiasmo nella lettura di questo romanzo e, come raramente accade, le aspettative sono state largamente soddisfatte.
"Oliva Denaro" è l'anagramma del nome dell'autrice, a rafforzare il concetto di sentirsi dentro la narrazione e partecipe delle lotte che vi si conducono. Come il predecessore è liberamente ispirato ad una vicenda sconosciuta ai più, ad una di quelle piccole storie che costituiscono l'ossatura della Grande Storia ma soprattutto il germoglio di nuove coscienze.
Siamo in un piccolo paese siciliano negli anni 60 ed a voler essere pignoli la descrizione di luoghi e ambienti non è molto accurata. Cura che invece la scrittrice partenopea dedica sapientemente all'aspetto psicologico, ai sogni, alle aspettative, alle paure, alla forza interiore di una ragazza dalle umili origini , apparentemente fragile ed esposta alla sottomissione a costumi e usi barbari che volevano il rapimento e lo stupro giustificati da questioni d'onore e legalizzati dal matrimonio riparatore (gli articoli del famigerato codice Rocco sono stati abrogati solo nel 1981, non nel Pleistocene). 
Il libro parte un po' in sordina ma prosegue in un crescente stato di tensione emotiva che l'abile e pulita penna della Ardone sostiene con maestria e naturalezza. Il punto di non ritorno è costituito dalla comparsa del "marchese" che segna l'ingresso nell'età adulta sinonimo di frustranti regole e restrizioni. La crescita e la battaglia di Oliva sono accompagnate, sostenute da personaggi di grande spessore umano, etico e morale. Mi piace ricordare le figure della franca e frizzante Liliana, amica attenta e sincera; del pacato e silenzioso padre, pilastro sempre presente ma soprattutto la piacevole sorpresa del ritorno di Maddalena Criscuolo, militante dell'UDI, esempio di coraggio, determinazione, solidarietà ed elemento di continuità con "il treno dei bambini".
Viola Ardone si conferma narratrice di livello, attinge con grazia e rispetto al passato nella consapevolezza che presente e futuro non si possano affrontare senza un'adeguata conoscenza della storia.
Meritevole di lettura