Oltremondo
by Marta Leandra Mandelli
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Siobhan vive una vita da favola: è bella, ricca, coccolata da una famiglia e da una città (Milano, ma non la Milano che noi conosciamo) dalle quali il male e la violenza sono bandite. Tuttavia, sogni ricorrenti e premonizioni di eventi catastrofici minano la sua serenità. Le cose peggiorano quando S... More

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Mario AntobenedettoMario Antobenedetto wrote a review
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Valentina 💜Valentina 💜 wrote a review
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Purtroppo l'ho abbandonato...
Non vedevo l'ora di leggere questo libro, la trama mi ispirava davvero moltissimo e si presentava davvero bene, (anche se all'inizio, prima di comprarlo, mi sono fatta mille paranoie perché in genere non mi fido del fantasy "all'italiana"). Purtroppo sono riuscita a leggere meno della metà e ho dovuto abbandonarlo. Non mi è piaciuto per come è stato scritto, la storia non ti prende affatto, non stimola e non incuriosisce: si basa sulla vita perfetta di queste due ragazze, (le protagoniste Siobhan e Rowan), sono ricche e figlie di papà e l'unica cosa che fanno è andare a tirare con l'arco, (ma quanto è scontato?), nel club più esclusivo di Milano, seguono una scuola Perfezionamento per donne e il loro obiettivo è quello di trovare marito e non rimanere zitelle, (a vent'anni, ma veramente?). Ecco questa è la prima di una serie di cose che mi ha assolutamente irritata, l'autrice non poteva creare delle protagoniste più insopportabili. Siobhan poi viene descritta come una ragazza abituata a trascorrere una vita talmente agiata e perfetta, che rimane sconvolta dalle notizie del telegiornale, ma poi cosa succede? Lei si riprende subito dallo shock iniziale, perché "era inutile farsi domande, la sua vita era perfetta e non la riguardava". Beh questo mi ha davvero stesa.
Passiamo oltre: ambientazione. Qui, devo dire che non ho capito. Una Milano strana, negli stati del Nord, nella federazione italica... Poteva anche starci come idea, ma perché inserire un mischione di tutti i fatti storici accaduti degli ultimi anni, citandoli come catastrofi? Forse per aiutarci a capire meglio il tempo in cui è ambientata la storia? Io avrei preferito non fossero inseriti, in una Milano così strana in cui ci sono stili di vita e tradizioni diverse da quelle reali, era meglio lasciare da stare e creare un background storico di Milano tutto diverso e fantasioso. Ma comunque è solo la mia opinione, diciamo che non lo consiglierei ecco.
TyranniaTyrannia wrote a review
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Spoiler Alert
Critica spietata ad un mondo molto poco "Oltre.."!
Questo libro rappresenta il riassunto di tutto ciò che odio nei libri.
La lettura è stata noiosa, lenta e faticosa e l'ho terminato solamente per una scommessa con un amico.
L'idea dell'autrice di far scoprire ai protagonisti un "Oltremondo", una dimensione fantasy alternativa, e di possedere poteri magici, per quanto non originalissima ( vediHarry Potter, Narnia, ecc.), mi è sembrata interessante, dal momento che amo le storie a metà tra il mondo reale e quello fantastico. La messa in pratica dell'idea, beh, quella è tutta un'altra storia. Ma andiamo con ordine.

- Ambientazione: la prima parte della storia si svolge in un tempo e in un luogo imprecisati. Si parla di Milano e si fa riferimento ad una società moderna, con tanto di fatti storici realmente accaduti (Al Qaeda, ad esempio, riferimento che però, oltre a mostrare la buona conoscenza della storia attuale della scrittrice non serve in definitiva a nulla ), per cui inizialmente ho pensato ad una storia ambientata ai giorni nostri, ventunesimo secolo, Italia. Proseguendo con la lettura emergono tuttavia particolari improbabili della politica (si parla di uno Stato del Nord in cui Milano sarebbe collocata), della storia (ci si riferisce ad una Grande Crisi che ha aumentato la povertà e la disoccupazione) e della società (i maschi frequentano le Università, mentre le femmine le Scuole di Perfezionamento, le ragazze non possono uscire con i ragazzi prima dei 18 anni, ecc.). A parte qualche sporadico accenno, comunque, non verrà mai definito un tempo ed un luogo precisi, non si capirà mai perché la società sia costruita in quel modo né cosa comprenda lo Stato del Nord o come si sia evoluto il mondo dai giorni nostri (è più avanti del 2016 o più indietro, in una specie di mondo parallelo?); in sintesi, la scrittrice ci lascia in un fumoso, e fastidioso, tempo X, che non verrà mai specificato. Oltre a ciò, la figura della donna che emerge da questa società è a dir poco denigrante: le donne trovano la loro ragion d'essere solamente uscendo con un bel ragazzo e sposandolo e facendo le brave donnine di casa (siamo tornati negli anni '50?). Mentre nelle Università ai maschi vengono insegnate tutte le materie, le Scuole di Perfezionamento femminili, oltre ad essere qualitativamente peggiori, si limitano ad insegnare le basi di matematica, storia e lettura, per sembrare mediamente colte e riuscire ad intrattenere una conversazione decente e non imbarazzare il marito, concentrandosi poi su materie come economia domestica e similari. Inoltre, le donne non si preoccupano di cosa succede intorno a loro, troppo intente a farsi belle per il ballo di turno, a fare shopping o a sparlare sul ragazzo carino del bar di fronte. Mi auguro che l'autrice abbia voluto creare una società distopica (ma è un'ipotesi, perché nessuno sembra essere infastidito dall'immagine pessima della donna e nel libro non viene mai fatto alcun riferimento preciso a riguardo) perché se quello è un mondo ipotetico e perfetto, credo che l’autrice abbia qualche pregiudizio di troppo sul genere femminile.
L'ambientazione fantasy, invece, è….. dov'è? Di Oltremondo ci viene descritta solamente un'enorme foresta, una serie di grotte, una scogliera a picco sul mare, un grande spiazzo (che diventerà il campo di battaglia) e un castello, residenza del malvagio Mareck. Non ci sono esseri strani (a parte qualche animaletto parlante), non ci sono strani fenomeni, non ci sono modi di fare particolari. Se andassi in una foresta sull'Appennino il panorama sarebbe molto probabilmente lo stesso. Non basta mettere due poteri in mano a 4 ragazzini ed infilare due gatti parlanti troppo cresciuti per creare un mondo fantasy.

- Personaggi: Il primo difetto che ho trovato sono stati i nomi: capisco che sia un libro fantasy, ma se viene ambientato in un'ipotetica Milano (città dal nome italiano), i personaggi non possono avere nomi improbabili come Siobhan, Basil, Kenneth, Rowan e via dicendo (mentre la comparsa sfigata del trio di tiro con l'arco si chiama semplicemente Anna). I nomi fantasy potranno subentrare in un secondo momento, con la scoperta della loro vera identità, ma non essere presenti dall'inizio ed in maniera totalmente casuale!
I personaggi sono tanti, troppi, e non ce ne è mezzo che attiri l'attenzione. Per quanto la scrittrice descriva, a volte ripetendo fino alla nausea, le loro emozioni ed i loro pensieri (la narrazione per la maggior parte in prima persona l'aiuta in questo), i personaggi appaiono piatti e stereotipati. Cambiano repentinamente idea, un minuto sono convinti di una cosa mentre ci ripensano il capitolo successivo, e in ogni caso è assente una vera propria evoluzione interna (il buono rimane buono, il cattivo rimane cattivo e non ci sono dubbi su questo). Inoltre, ho trovato la protagonista fastidiosamente ingenua e frivola in una prima parte del libro, dove non vuole pensare agli strani eventi che accadono perché questo la costringerebbe a RIFLETTERE, e non sia mai, meglio pensare allo shopping, con dialoghi che assomigliano più a quelli di una 14enne con le amiche che a quelli di una 20enne come realmente è. Consapevole della sua bellezza e bravura in tutto, guarda tutti gli altri dall'alto in basso, a meno che non rientrino nella ristretta cerchia di amici prediletti (come Rowan); quante volte ha compatito la povera Anna, la loro compagna di tiro con l'arco, perché non è al suo livello? Quante volte ha ripetuto quanto è bella, brava e ha una famiglia perfetta? Mi è risultata talmente odiosa che ho sperato le capitasse qualcosa di brutto! Nella seconda parte del libro, invece, si ha un continuo sbalzo tra la ragazzina impaurita che non si vuole prendere responsabilità e il "Sono importante, sono la Prescelta", con scatti di eccessiva autostima (essendo la Prescelta lei sa fare tutto, non sbaglia mai e deve salvare il mondo da sola. Seh, vabbè). Si affeziona immediatamente ed in maniera eccessiva alle nuove persone conosciute, guidata più dalla consapevolezza della parentela che da un affetto autentico, mentre dimentica quasi subito le persone importanti della sua vita a Milano (nonostante qualche parola di dolore, si dimentica ben presto dei suoi genitori morti).
Gli amici Rowan e Ian sono due comparse, dolci fino allo sfinimento, ma senza infamia e senza lode, tanto che alla fine del libro la loro presenza si riduce di molto e non ne ho sentito la mancanza. Il ragazzo della protagonista, Adrian, mi è sembrato un belloccio senza cervello: promette amore eterno ad una ragazza che ha appena conosciuto, dimenticandosi improvvisamente di tutte le altre sue conquiste; non ha la benché minima idea di come utilizzare i propri poteri (basterebbe pensarci un attimo, se ce la fanno perfettamente gli altri tre..) e non ha una mezza idea di cosa vuole fare della sua vita (prima è il sovrano di Tyran, poi è il figlio del cattivo e magari deve tradire tutti i suoi amici, poi, poco prima della grande battaglia, molla amici e fidanzata - di cui è innamorato perso, e la lascia poco prima di uno scontro mortale, bravo, bella mossa! - e parte per un viaggio spirituale in cui arriva alla sua vecchia dimora, trova la sua ex fidanzata, la rifuta perché è cattiva e improvvisamente rinsavisce, non si sa bene il motivo). I felini, pantere, puma e tigri che parlano telepaticamente, diventano ad un certo punto presenze costanti ma fastidiose; mi è sembrato che i loro interventi interrompessero inutilmente il filo del discorso senza, in realtà, dire o fare mai nulla di memorabile o di fondamentale per il proseguimento della storia. L'unico personaggio che, a mio parere, si è leggermente innalzato sopra gli altri è il doppiogiochista Selwyn; nonostante fosse palese che stesse tramando qualcosa (palese per tutti, ma non per l’intelligentissima Siobhan, ricordiamolo!) il suo essere opportunista ha messo in luce qualche capacità logica e di ragionamento in più rispetto agli altri personaggi. Verso la fine, però, si è appiattito anche lui al pari degli altri, riducendo le sue aspirazioni al ruotare costantemente intorno a quella rincitrullita della sorella (sembra che tutti, in questo libro, altro non vogliano che appagare lei, che è l'unica, la Prescelta e va protetta eccetera eccetera). Gli altri personaggi non meritano menzione, a mio parere, sono comparse con la sola utilità del far riflettere o guidare i protagonisti.

- Trama: il filo della narrazione è assolutamente lineare. Sono totalmente assenti i colpi di scena e anche quei rari cambi di direzione che sono presenti, come la scoperta dei loro poteri, ad esempio, sono talmente prevedibili e "telefonati" da essere pienamente intuibili da svariati capitoli precedenti, perdendo ogni effetto sorpresa (Basil e Kenneth non sono chi dicono di essere, ma davvero? Non me lo sarei mai aspettato, è solamente dal primo capitolo che dicono cose strane!). Inoltre, la trama "fantasy" viene soppiantata da una sdolcinata storia d'amore simile ad una soap opera tra Siobhan e Adrian. La storia dei poteri, di Oltremondo, viene sì menzionata ma ha, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, molto meno spazio rispetto agli sguardi languidi e alle turbe d'amore tra i due protagonisti (che dopo un po' hanno anche stufato, eh!). Più che un libro fantasy somiglia ad un romanzo rosa, con un contorno di poteri magici ed animali parlanti. Sono presenti accenni pseudo filosofici (le Dimensioni parallele, il grande Orologio, la Fiamma che da energia all’Orologio e fa andare avanti il mondo) ma rimangono, appunto, accenni non approfonditi che vengono presi come dati di fatto e accantonati fino alla fine, quando viene fatta una descrizione sommaria dell’Orologio e della stanza in cui è custodito. Quanto ai contenuti della storia in generale, il primo libro comprende tutto quello che si deve sapere. L'epilogo, fin troppo breve per concludere realmente qualcosa, apre uno spiraglio in una storia che, a mio parere, è già conclusa così; la protagonista ha scoperto chi è davvero, ha intrapreso un viaggio nel mondo fantasy, ha ingaggiato uno scontro col cattivo e ha perso (tutto questo in mezzo a numerose turbe amorose e abbracci vari). Fine. Non sento il bisogno di altri due libri, chiedendomi infatti cosa ci sarà mai scritto.

- Stile di scrittura: La narrazione viene fatta principalmente in prima persona, riportando ogni pensiero o dialogo dei protagonisti (la maggior parte inutili e dimenticabili, purtroppo, finendo per occupare solo dello spazio). Nonostante questo, però, non si sfrutta la caratteristica principale della narrazione in prima persona, ovvero la possibilità di mostrare al lettore solo ciò che il protagonista sa (e magari riuscire a strutturare un qualche colpo di scena). La scelta della prima persona non viene infatti mantenuta sempre, ma solo quando è "comoda" in quanto è la protagonista a parlare. Di tanto in tanto, infatti, senza apparente ragione, il narratore diventa esterno ed onnisciente, descrivendo situazioni ed eventi che accadono altrove rispetto alla protagonista o riportando i pensieri di altri personaggi. Questo espediente rende fin troppo chiara la storia, eliminando, di fatto, qualunque curiosità del lettore o la possibilità di sorprese o colpi di scena.
Non mi piace per niente l'utilizzo dei verbi al presente, perché mi ha dato l'idea di ridurre la storia ad un tema delle elementari (per quanto mi riguarda, il tempo verbale della scrittura è il passato remoto, ma lì sono scelte stilistiche).Le descrizioni sono rare e, a mio parere, potevano essere costruite meglio. La scrittrice descrive l'ambiente con frasi brevi e semplici, rendendolo fin troppo fermo con l'eccessivo utilizzo di verbi statici come essere ed avere. Dei luoghi viene descritto il minimo indispensabile, e solo la prima volta in cui mettono piede in un posto nuovo, senza riprenderlo mai più, neanche con un minimo accenno, facendo dimenticare al lettore dove i personaggi si trovino e come sia l'ambiente che li circonda. In generale, il mondo sembra tutto un po' abbozzato, senza definizione o colore, ma solo con la descrizione minima per far capire al lettore in che luogo si trovino, ma senza permettergli di immaginarlo in maniera precisa. I personaggi sono descritti dal punto di vista fisico (e nemmeno tutti), ma la descrizione approssimativa non permette di caratterizzarli (nessuno di loro ha, ad esempio, abiti o vestiti particolari, o almeno non vengono mai menzionati). L’aspetto fisico (occhi, capelli) è l’unica cosa che appare chiara al lettore; non vengono infatti descritti i comportamenti, le espressioni, le posture e la gestualità, preferendo una più semplice descrizione esplicita di cosa provano o cosa pensano (ad esempio, "era triste", piuttosto che descrivere da cosa è intuibile la tristezza dall'esterno).
I dialoghi sono piatti e per la maggior parte inutili. Solo di tanto in tanto i protagonisti sembrano connettere due neuroni e cambiano repentinamente registro, usando termini aulici che non sono per niente in linea con il personaggio e che mostrano come, semplicemente, la scrittrice si limiti a mettere alcune sue frasi tra virgolette ed altre no. I personaggi parlano infatti tutti nello stesso modo, non ci sono frasi o modi di parlare che sono più tipici di uno di loro, sono tutti parimenti sdolcinati, disponibili e servizievoli nei confronti dell’unica ed inimitabile prescelta. Lo sbalzo di lessico, inoltre, si ritrova anche in alcune descrizioni e mi ha sempre lasciata piuttosto perplessa perché non concorda né con i personaggi né con lo stile generale del libro.
In generale, quindi, lo stile di scrittura mi è sembrato abbastanza confuso sia dal punto di vista del lessico utilizzato che dalla scelta dello stile narrativo (narratore onnisciente ed esterno o interno alla storia - deciditi, non si possono mettere entrambi in base a come fa comodo!).

In definitiva… un libro piatto, dimenticabile, mal strutturato e con personaggi - protagonista in primis - assolutamente insulsi ed insopportabili. Le pagine sono tante, troppe, ma gli avvenimenti in realtà sono pochissimi, mentre tutto il resto dello spazio è occupato da pensieri, riflessioni e turbe mentali da adolescenti (che i protagonisti dovrebbero aver superato da un pezzo, vista l'età, e invece…!) che lasciano però il tempo che trovano (anche perché lo stesso concetto a volte viene ripetuto 3 o 4 volte, fino alla nausea).
Il mio consiglio, se non volete perdere tempo, è di poggiare il libro sullo scaffale e scegliere altre letture, decisamente più fantasy di questa!
ChilidilibriChilidilibri wrote a review
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Il libro è il primo di tre. In Petali di rosa e fili di ragnatela conosciamo i protagonisti. Prima Siobhan e Rowan, compagne di scuole, di tiro con l’arco e migliori amiche, e poi Kenneth, Basil, Ian e Adrian. Un po’ per volta conosciamo il loro mondo: una Milano che potrebbe essere qualunque altra città. A parte alcuni luoghi che hanno mantenuto il nome, come Via della Spiga o Brera, per il resto non è una città come quelle attuali, le regole sono diverse e la violenza desta scalpore perché ormai non esiste più. L’autrice si rifà ad alcune situazioni attuali (come Al Qaeda) per costruire un collegamento tra il lettore e il mondo che va a descrivere. Siobhan e Rowan vivono una vita più che agiata, non hanno problemi di sorta. Possono concentrarsi sugli allenamento di tiro con l’arco e sulla grande festa che daranno per il loro ventesimo compleanno.

Poco per volta nelle loro vite si presentano delle coincidenze, ma loro fanno di tutto per far finta di niente, come se non urlassero per attirare la loro attenzione. Anche gli avvertimenti che qualcuno scrive apposta con un’eclatante vernice rossa per Siobhan, vengono bellamente ignorati. Finché le due amiche e i loro fidanzati si vedono costretti, nel giro di qualche mezz’ora, ad accettare la realtà. Quando il “destino” non lascia loro speranza, finalmente decidono di crescere e provano a vedere la realtà, la loro realtà, per quello che è. Ma non possono pretendere di sapere tutto e subito: ogni cosa a tempo debito, e i nostri protagonisti si devono guadagnare le rivelazioni.

Così l’autrice ci porta da una Milano inverosimile (non poter uscire con un ragazzo prima dei 18 anni, per esempio), ma che comunque ha degli elementi a noi conosciuti (come la metropolitana), in un mondo nuovo, dove alcuni umani possono parlare con gli animali e la magia permea tutto. Un mondo, però, distrutto da Mareck, che non ha saputo accettare le regole, ha cercato di piegarle a suo piacimento per colmare la sua sete di potere. Si passa da un urban fantasy, al fantasy. Il tutto condito con una forte dose di romanticismo.

Il libro è ben scritto, il linguaggio è appropriato e l’autrice è attenta nelle descrizioni. Viene dato molto spazio alle emozioni e ai pensieri dei protagonisti, e questo ci aiuta a conoscerli meglio e direttamente. E’ un fantasy e una storia d’amore, gli elementi magici ci sono e sono ben mischiati con la realtà. L’uno non prevale a scapito dell’altro. Non ci sono colpi di scena, ma l’autrice sa guidarci alla scoperta di un nuovo mondo. Benché il racconto sia per lo più in prima persona, il lettore “vede” di più della protagonista, ma in questo caso, per quel che mi riguarda, il fascino della storia stava nel leggere come e quando ci sarebbe arrivata.

I protagonisti sono tutti giovani, belli e dotati di poteri (beati loro!), eppure vivono le incertezze della maggior parte dei ragazzi della loro età. Le insicurezze del primo amore, la voglia di fidarsi, ma la sensazione di essere soli e poter contare unicamente sulle proprie forze. Non mancano gli intrighi né gli scontri, ci sono scene romantiche e dimostrazioni di sincera amicizia.

Come ha detto l’autrice stessa, Oltremondo è un viaggio. E per farci stare in compagnia di Siobhan &co. ci sono altri due libri. Per quel che mi riguarda questa prima parte del viaggio è stata piacevole, vedremo le altre due.