Opinioni di un clown
by Heinrich Böll
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Lasciato dalla donna con cui conviveva per motivi legati alla morale cattolica (lui non voleva impegnarsi di dare una educazione cattolica ai figli che avrebbero avuto) il pantomime Hans Schnier subisce un crollo psicologico che comporta anche al suo declino artistico. Scettico nei confronti dei compromessi e delle convenzioni sociali, Schnier, figlio di una famiglia molto ricca, preferisce, davanti all'esperienza dell'abbandono e alle delusioni professionali, continuare a vivere come un clown onesto piuttosto di diventare un ipocrita. Il racconto del protagonista copre un arco di poche ore, continuamente interrotte da ricordi che alla fine diventano una forte accusa contro la famiglia, la società, la chiesa e lo stato, filtrata da un'ironia spesso amara e provocatoria.

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CcrissCcriss wrote a review
010
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Un romanzo morale; sembra un dramma di Bernard scritto da Joyce con la mano di Mann.
La vicenda si svolge in tre ore ed è un'occasione per l'autore soprattutto per denunciare l'ipocrisia del mondo tedesco del dopoguerra. L'ironia come un velo su tutto per sdrammatizzare il buio oscuro della tragedia.
La parte più nera quella delle poche pagine che descrivono il dramma della morte di Henriette, la sorella del protagonista: il dramma di una nazione e non solo di una ragazza e di suo fratello,
Finisce male anche per l'autore e non mi sarebbe sembrata una sorte così ignobile se non mi avesse fatto ricordare qualcosa che avevo rimosso della mia visita a Francoforte. Francoforte mi è apparsa come una città brutta con dei bellissimi musei, molti grattaceli, alcuni belli se visti singolarmente ma nell'insieme uno skyline disordinato e respingente; respingente come il basso, come le strade dove molti poveri, anche giovanissimi vivevano in una cupa disperazione raccattando roba nei cassonetti. Ne parlai a una mia amica tedesca soprattutto stupita del fatto che nessuno di quelle povere persone, bianche e presumibilmente tedesche chiedesse l'elemosina; la mia amica mi spiegò la cosa lasciandomi sbigottita e senza parole dicendomi che non chiedevano nulla perché nessuno dei concittadini tedeschi li avrebbe aiutati. Ecco: spero di essere smentita dai miei amici di anobii, specie se tedeschi e ne sarei felice, ma, in alternativa, è descritta in questo romanzo l'anima nera e ipocrita di un popolo e il premio Nobel a Böll è ben meritato per il suo impegno nel denunciarla (a quando il Nobel a T. Bernard per il suo teatro e analoghi motivi? Si avrà abbastanza coraggio?)
UmanorossiUmanorossi wrote a review
11
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sandro'ssandro's wrote a review
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Heinrich Boll ce l'ha con la morale cattolica. La disprezza e la osteggia così tanto da sembrarne persino innamorato.
Non si nasconde, il Boll, che l'impianto di tutta la religione cattolica è l'unico immaginato, pensato e veicolato a forma e misura d'uomo; quella cattolica è l'unica religione capace di raccogliere gli istinti umani trasformandoli in pubbliche virtù senza perdere l'iniziale innocenza. Per questo sferza l'inutile e dannosa ipocrisia cattolica che impone agli uomini l'uso e il rispetto di riti e usanze che alla fine sono il trionfo dell'autoreferenzialita', e lo fa senza risparmiare dosi di acrimonia e livore neanche tanto nascosti.
Detto questo, Boll è un gran scrittore, sul quale ancora tanto della sua opera resta da scoprire. Ha una capacità di scrittura impressionante, si vede bene che gli piace scrivere e ugualmente gli piace farsi leggere.
Fa indossare al suo protagonista la maschera di clown per poi scoprire, avanti nella lettura, che non è affatto una maschera quella da lui posseduta, indossata invece dagli altri protagonisti, abili attori nello scenario della vita. Il clown di Boll finisce per essere, suo malgrado, costretto costruirsi egli stesso una maschera ad uso e consumo della società e per la sua stessa sopravvivenza.
Il tutto immerso in uno scenario storico importante, come d'uso in tutti i suoi romanzi, e anche questo contribuisce alle scelte e ai comportamenti dei personaggi, figli di un'epoca, quella post-nazista, che Boll ritiene, se non complice, almeno inerte di fronte alle atrocità perpetrate da una parte del suo popolo. Leggere Heinrich Boll significa non restare indifferente davanti alla Storia: se così non è vuol dire che lo si sta solamente sfogliando.