Padri e figli
by Ivan Turgenev
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Nella grande Russia conservatrice e patriarcale
dei latifondi e dei primi timidi moti liberali, il rapporto conflittuale tra tradizione e rinnovamento trova
una rappresentazione esemplare in Padri e figli,
pubblicato nel 1862. È la vicenda di due amici appena usciti dall'università di Pietroburgo:

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CarloscostaventiCarloscostaventi wrote a review
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"NE' PADRI NE' FIGLI"
“Padri e figli”è un romanzo di attualità che ha certo radici storiche e un scenario lontano, un apparente paradosso che mette in contatto il passato con il presente, i padri con i figli, due diverse generazioni e due modi di sentire e concepire il mondo, E' un romanzo questo definito storico, ma sarebbe un peccato non soffermarsi sugli aspetti psicologici dei personaggi, nella loro finezza, nelle loro diatribe sentimentali, che vanno sicuramente contro, ogni calcolo illuministico. Credo si debba evitare, in pratica, di mettere in risalto solo la storia con la esse maiuscola e lasciarsi sfuggire l'astorico racconto dei sentimenti e delle vicende umane, apparentemente diverse nei confronti dei fatti che sembrano minori ma non qui, dove il tema è il salto di una generazione nei confronti di un'altra in una maniera nuova, anomala, non conciliante, un movimento delle idee, il nichilismo, che è anche minore ma dirompente per i temi le azioni e i maestri. Ora si assiste un'accelerazione psicologicamente misurata, distanziata da quella “biologica” di un tempo...negli anni in cui Turghenev ne faceva riferimento, ci si trovava in una vera trasformazione, una metamorfosi della Russia che seguiva una fissità sociale che pareva perenne. La lotta di Evgenij V. Bazarov, il protagonista, è quella tra “l'uomo storico” esattore degli eventi e l' “uomo dei sentimenti”che si comporta in modo contraddittorio, sabotando quello che i fatti, la storia e i suoi ideali vorrebbero. All'interno dell'uomo a-storico ci sono l'amore, il pudore, il senso di colpa, della gratitudine come della benevolenza. E' in fin dei conti, la lotta delle due anime dell'uomo, dove forse ci sono il padre e il figlio interiori in una battaglia infinita ha preso una nuova via di ribellione, dove i giovani si rifanno a una negazione, di azione e di pensiero, di tutto ciò che costituiva il vecchio. Un giovane di 23 anni, distaccato dalla famiglia d'origine, studente di medicina a San Pietroburgo, non vede i suoi genitori da tre anni e giungendo con un amico, Kirsanov, nella città d'origine, si ferma solo tre giorni. Turghenev ci fa capire il distacco di questi giovani, il loro cinismo, la loro determinazione per certe questioni. Ma domina anche l'amore tra uomo e donna; e se per Bazarov l'amore è solamente un fattore biologico, imposto dalle dure teorie del positivismo tedesco, invece si ricrederà presto: innamoratosi all'improvviso tutto va in tilt e si scopre un altro animo del giovane in questo passo bellissimo:
“LA ODICOVA TESE INNANZI TUTT'E E DUE LE BRACCIA, E BAZAROV APPOGGIO' LA FRONTE AL VETRO DELLA FINESTRA. EGLI ANSAVA; TUTTO IL SUO CORPO TREMAVA VISIBILMENTE. MA NON ERA IL TREMITO DELLA TIMIDEZZA GIOVANILE, NON IL DOLCE SGOMENTO DELLA PRIMA DICHIARAZIONE S'ERA IMPOSSESSATO DI LUI: IN LUI DIBATTEVA VIOLENTA E PENOSA, LA PASSIONE: UNA PASSIONE SIMILE ALL'ASTIO E, FORSE AFFINE(...)”
Ivan Turgenev è stato anche il primo autore della letteratura russa a sollevare il tema del conflitto tra le generazioni in modo così esplicito. “Aristocrazia, liberalismo, principi… Pensa solo a quante parole straniere e inutili! Per un russo non servono a nulla!”, ecco cosa pensa il giovane nichilista Bazarov della generazione più anziana e del suo modo conservatore di intendere la vita. Il titolo del romanzo, in russo “Ottsy i deti”, divenne un tormentone, un’espressione che è ancora ampiamente utilizzata. Sono pagine stupende che riportano anche il tema della morte
“VECCHIA STORIA LA MORTE, E A CIASCUNO RIESCE NUOVA. FINORA NON HO PAURA ...E POI VERRA' LA PERDITA DELLA COSCIENZA E...FUIT!....ORSU' CHE HO DA DIRVI? CHE VI AMAVO? QUESTO ANCHE PRIMA NON AVEVA ALCUN SENSO, E ORA TANTO MENO, L'AMORE E' UNA FORMA E LA MIA FORMA GIA' SI DISSOLVE. DIRO' PIUTTOSTO: CHE PERFEZIONE SIETE!
Ci furono così tante reazioni controverse al romanzo che alla fine lo stesso Turgenev decise di rispondere ai critici. Il suo obiettivo principale era descrivere la realtà senza prendere le parti di nessuno. Turgenev pensava che le reazioni negative fossero dovute al fatto che il suo personaggio principale, Bazarov, era completamente un inedito per la letteratura russa. Il pubblico si aspettava che l’autore giustificasse il protagonista o lo giudicasse, senza vie di mezzo. Ma Turgenev respinse entrambi questi approcci, limitandosi a raffigurare il suo nichilista nel modo più realistico e oggettivo possibile. C’è una leggenda secondo la quale uno dei conoscenti di Turgenev gli avrebbe suggerito di cambiare il titolo del romanzo in “Né padri né figli”. Colse nel segno. Turgenev non giustifica la causa di nessuna generazione, mostra solo i cambiamenti maturati nella Russia conservatrice del XIX secolo. Il nichilismo divenne una tendenza rivoluzionaria che non tutti nella Russia zarista erano pronti ad accettare, e Turgenev riassunse nella persona di Bazarov tutti i tipi di negazione dell’esistente: “Noi agiamo in forza di ciò che riconosciamo utile. Ai giorni nostri, la cosa più utile di tutte è la negazione: noi neghiamo. Tutto”. Per finire non posso scrivere qui un altro passo, per capire l'intensità di quest'opera, e per intuire che contro i sentimenti non c'è ideologia che tenga. Sono le più belle parole che un un uomo può dedicare ai genitori, qui sta molto male e incontra la ricca e nobile Anna S. Odincova e le dice: E SIATE AFFETTUOSA ANCHE CON MIA MADRE. CHE DI GENTE COME LORO, NEL VOSTRO GRANMONDO, NON SE NE TROVA A CERCARNE IN PIENO GIORNO”. Domina in fine il tema dell'amore, non solo tra genitori, ma tra uomo e donna. L'amore per Barzov, anche per lui e forse per tutti i nichilisti russi del tempo, sarà per sempre una luce indispensabile.