Paradiso e inferno
by Jón Kalman Stefánsson
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È l’Islanda, dove le forze primordiali della natura rendono i destini immutabili nel tempo, il luogo di questo racconto di gente di mare persa nell’asprezza dei giorni e delle notti, di un Ragazzo segnato dalla solitudine, e del suo grande amico Bárður, pescatore di merluzzo per necessità, ma in realtà poeta, sognatore, innamorato dei libri e delle parole, le uniche in grado di “consolarci e asciugare le nostre lacrime, sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore”. Parole che possono anche essere fatali: come per Bárður, rapito da quel verso del Paradiso perduto di Milton che ha voluto rileggere prima di imbarcarsi, al punto da dimenticare a terra la cerata, correndo il rischio di trovare una morte invisibile e silenziosa come quella dei pesci. Storia di tragedia e di ritorno alla vita all’inseguimento di un destino diverso, Paradiso e inferno è un’avventura iniziatica, un viaggio metafisico, la ricerca di un senso e di uno scopo alto nella vita, ma soprattutto un inno al potere salvifico delle parole. Con una scrittura magnetica che decanta l’essenziale, Jón Kalman Stefánsson racconta con infinita tenerezza un’amicizia, la storia di due ragazzi che si innalza in una sfera magica sopra il frastuono del mondo, per ricordare che la vita umana è sempre una gara contro il buio dell’universo, in cui “non abbiamo bisogno di parole per sopravvivere, ne abbiamo bisogno per vivere”.

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newlifenewlife wrote a review
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Spoiler Alert
Paradiso e inferno è il primo romanzo che leggo di questo scrittore e l’ho scelto non solo perchè mi è stato consigliato da una persona di cui mi fido, ma anche perchè sono stata in Islanda e mi sono innamorata della sua natura selvaggia e quasi incontaminata. In effetti a essere vividamente resi non sono tanto i paesaggi, come mi aspettavo, ma la natura stessa, selvaggia e primitiva, di quest’isola.

Qui avviene lo scontro di elementi primordiali: le aspre montagne e il mare profondo, la vita e la morte, l’Inferno e il Paradiso. Mi ha colpito il fatto che il mare stesso sia contemporaneamente fonte di vita e portatore di morte: sembra impossibile che proprio i pescatori, che dal mare traggono il loro sostentamento, spesso non siano capaci di nuotare e perciò si debbano totalmente affidare alla sorte, o a una fede animista, per tornare sulla terraferma sani e salvi.
Anche nella vita di Bárdur e del suo giovane amico si affrontano due forze opposte: da una parte la dura realtà, il bisogno di sopravvivere, dall’altra l’ambizione a vivere che passa attraverso la passione per la letteratura, piuttosto insolita per dei poveri pescatori di merluzzi.

Ci sono parole che hanno il potere di cambiare il mondo, capaci di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Parole che sono palle di fucile, come altre sono note di violino. Ci sono parole che possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono avversi e noi forse non siamo né vivi né morti. Ma le parole da sole non bastano e finiamo a perderci nelle lande desolate della vita se non abbiamo nient’altro che una penna cui aggrapparci”.
Le parole insegnano a vivere, non bastano però a sopravvivere. Il dramma di Bárdur, che non ha avuto il diritto di scegliere, si riversa sul giovane amico, che invece si trova di fronte alla più importante decisione della sua vita: meglio la vita o la morte? L’Inferno o il Paradiso? Il suo sarà un viaggio di iniziazione, un vero “percorso di risurrezione” che lo porterà a contatto con qualcosa da cui prima si sentiva quasi estraneo: l’umanità.
A parte Bárdur, infatti, il ragazzo non ha più nessuno al mondo; imparerà quindi che le persone esistono e agiscono nel mondo, nel bene e nel male: a volte sembrano tenere in mano il proprio destino, più spesso sono sopraffatte dagli eventi, ma comunque vivono, o sopravvivono. E forse alla fine sopravvivere significa imparare a vivere.

Uno stile molto suggestivo e poetico, che mi ha ricordato Saramago, e che trasmette grandi emozioni. (Non basterebbe una marea di citazioni per dimostrarvelo, per cui leggetelo!)
DonaFlorDonaFlor wrote a review
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FontanabluFontanablu wrote a review
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CarmelaCarmela wrote a review
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zombie49zombie49 wrote a review
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Un' Islanda da suicidio
Il Ragazzo e Bàrđur sono due amici pescatori in Islanda. Gli uomini dormono in baracche affollate sulla riva, pronti a prendere il mare sulle loro barche a sei remi. Nell’attesa, mangiano, dormono, parlano di donne, di pesca, di denaro. Il lavoro è durissimo e pericoloso: molti sono morti in mare durante una tempesta, e tutti pregano perché non tocchi a loro. All’alba, al suono di un corno, lasciano il porto e a forza di remi si dirigono in mare aperto. Il Ragazzo è orfano: suo padre è morto in mare, la madre e la sorella minore sono morte di “tosse nera”; Bàrdur l’ha quasi adottato come un padre, e gli ha procurato il lavoro. Non tutti si concentrano sulla pesca: Bàrdur e il Ragazzo pensano alle poesie di Milton, che leggono insieme la sera, su un libro avuto in prestito, e Bàrdur vuole dedicarle alla sua donna. Questo causa una fatale dimenticanza: Bàrdur lascia a terra la sua cerata, e il freddo e la tempesta non gli lasciano scampo. Lo stile è lento, retorico, faticoso, con periodi lunghissimi e sconnessi, come le idee che affollano la mente dei pescatori: la casa, le donne, i bambini, i pesci, il guadagno, la paura, la morte. E’ un racconto descrittivo sulla vita dura dei pescatori, con un paesaggio inospitale, un mare nemico che pure consente la vita, pensieri deprimenti, macabri, morbosi, in perfetto stile nordico. E’ una raccolta di disgrazie assortite e considerazioni lugubri sulla morte e sul desiderio di suicidio; nessuno ha mai un pensiero positivo, un attimo lieto; si direbbe che in Islanda ci sia urgente bisogno di una nave carica di psicanalisti. Non amo l’ottimismo a tutti i costi, non credo che “pensare positivo” sia la soluzione di tutti i guai, ma un pessimismo così estremo è altrettanto esasperante e fastidioso. Sembra che tutti i personaggi si attirino la sventura come calamite, e le disgrazie e la morte prematura siano esattamente ciò che cercano. Il libro vorrebbe essere poetico, ma è terribilmente noioso. Di certo non leggerò il seguito.
B RiccardoB Riccardo wrote a review
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