Parlerò solo di calcio
by Sergio Levi, Tito Boeri
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Un mondo che esclude i giovani talenti, inquinato dal potere mediatico e dalla corruzione, oberato dai debiti "Lo sport più amato dagli italiani è una metafora di problemi più generali che affliggono l'Italia?" "Risponderò come nei titoli di testa dei film: ogni riferimento a mali italici realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti al di fuori del mondo del calcio è da ritenersi puramente casuale. Oggi parlerò solo di calcio".

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MassimoMassimo wrote a review
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Un mondo inquinato dal potere mediatico…
Vale la pena ricordare che, nella prefazione del libro, è citata la testata web lavoce.info, in occasione del suo decennale di attività. Tito Boeri ne fa parte, e un mio personale apprezzamento nei riguardi della suddetta testata di analisi economica indipendente è doveroso. Non essendo, il sottoscritto, un addetto ai lavori, la mia stima nei riguardi delle analisi puntuali svolte dai redattori è principalmente focalizzata sulla capacità mostrata in termini di paziente divulgazione delle miriadi di argomenti di politica economica che, in questi anni, ci hanno coinvolto da vicino, e che la gran parte dei media non è stata in grado di spiegare (arrestandosi sempre di fronte al dogma che impone il divieto di disturbare i timonieri) alla gente comune.
Il calcio fagocita, in seno alla società, risorse intellettive importantissime. Mi ritrovo dunque d’accordo con l’asserzione che non debba risultare estraneo agli studi economici un tema concernente la scarsità di risorse. Un tema che, pure, riguarda da vicino il ricchissimo e più che ambiguo mondo della pubblicità. Luci e ombre: studi epidemiologici certificano un repentino calo del numero di suicidi, nel periodo e in quei paesi che partecipano alle fasi finali dei mondiali di calcio. Un vistoso (per chi desideri usare gli occhi per vedere) parallelismo tra l’organizzazione del lavoro, dentro e fuori il mondo del calcio, è data dalla sproporzione di trattamento economico tra individui che svolgono lo stesso mestiere: il compito dell’allenatore non è così diverso da quello di un “modesto” capo-officina, il quale sopravvive in grazia delle divisioni calate (dall’alto e dal basso) tra i suoi sottoposti, e della sua bravura nel dribblare le giuste pretese di alcuni di essi.
Il calcio italiano, più che altrove, è al servizio delle esigenze televisive e commerciali. Ciò significa (qualche dubbio?) che i media possano arrivare a condizionare e ribaltare anche i risultati sportivi. Gli arbitri rappresentano, inoltre, per la loro facile ricattabilità in relazione alle ambizioni di carriera, uno dei punti deboli dell’industria calcistica. Pressanti costrizioni psicologiche sono state adottate in luogo della corruzione materiale, più nota, e tuttavia non provata nell’ambito di “calciopoli”. Gli arbitri che non si fossero manifestati collaborativi hanno subito pesanti critiche nei salotti degli studi televisivi, oltre a ricevere le minacce di certi figuri che hanno chiaramente mostrato aver poco a che fare con il cosiddetto mondo calcistico.
Si torna, così, a un argomento molto in auge (per quanto sistematicamente accantonato) durante gli ultimissimi decenni: non suggerisce nulla a nessuno, il fatto che quasi tutte le compagini coinvolte in “calciopoli” fossero amministrate da personaggi legati al controllo dei media o alla spartizione dei diritti televisivi? Giornalisti e opinionisti vari, sistematicamente ospiti di certe trasmissioni sportive, hanno a vario titolo difeso gli interessi di certe squadre, a discapito di altre.
Con “calcioscommesse”, nel 2011, la storia continua. Protagonisti, pare, i giocatori, in luogo degli arbitri. Accanto al malaffare consolidato, esiste nel calcio (ma non solo, e non soltanto nello sport) un altro problema in termini di costi sociali: lo stato e le banche, che intervengono per arginare i dissesti finanziari delle società calcistiche, distraggono risorse importanti dell’economia nazionale.
La conclusione è amara, ma tant’è: viviamo in una nazione dove a nessuno importa dei valori anti-etici trasmessi ai giovani. Gli illeciti e le violazioni delle regole sono sistematicamente derubricati a “marachelle” di poco conto. Parole al vento...

ruforufo wrote a review
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JohnGradyColeJohnGradyCole wrote a review
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Marco CavallonMarco Cavallon wrote a review
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