Parole avvelenate
by Maite Carranza
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Rita Castellini Rita Castellini wrote a review
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Barbara Molina è scomparsa da quattro anni. Sono state tante le piste battute dagli inquirenti ma nessun corpo è stato ancora ritrovato. Due sono i principali sospettati ma non c’è alcuna prova che garantisca che siano loro i veri colpevoli. Troppe bugie, tante cose non dette e una verità che sembra volersi nascondere. Salvador Lozano, il poliziotto incaricato di risolvere questo caso, è giunto ormai al momento di andare in pensione e per questo affida tutto a un giovane trentunenne a cui non importerà niente di Barbara. Il poliziotto prova a fare più chiarezza sulle possibili e ulteriori soluzioni ma nessun elemento gli permette di arrivare alla conclusione finale. Una telefonata da parte di Barbara verso la sua migliore amica, fa riemergere la speranza. Poco dopo infatti, si scopre una dura e cruda verità, che pone l’attenzione su violenze famigliari e abusi sessuali infantili e Lozano per risolvere la situazione, che nel frattempo si è particolarmente aggravata, ha solo pochi “minuti” di tempo. Quattro diversi personaggi, la madre, il poliziotto, Barbara e la sua migliore amica, narrano la storia, mostrandola sotto i loro diversi punti di vista. Un libro pubblicato nel Giugno del 2013 da Maite Carranza, una scrittrice spagnola che ha vinto importanti premi letterari e realizzato più di 40 libri, la maggior parte destinati a bambini di età inferiore ai 10 anni. “Parole Avvelenate”, tradotto e pubblicato in 10 paesi del mondo, rappresenta un’eccezione in quanto tratta di un argomento reale, una storia pericolosa e allo stesso tempo emozionante, caratterizzata da bugie, segreti, inganni e false apparenze. Un romanzo agghiacciante, che analizza l’ipocrisia della società moderna. Una coraggiosa denuncia di abuso, delle sue conseguenze devastanti e della loro invisibilità in questo mondo bigotto.
Yuko86~Living For BooksYuko86~Living For Books wrote a review
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«Non ci si può fidare della loro capacità di giudizio non ancora del tutto sviluppata. I genitori devono porre dei paletti».
E lei non era stata in grado di porli.


Parole avvelenate di Maite Carranza è la mia prima lettura del nuovo anno e penso proprio di aver cominciato con il piede giusto. Conoscevo già l’autrice grazie alla sua trilogia La guerra delle streghe, letta un sacco di tempo fa, che avevo apprezzato. Qui ci troviamo di fronte a un romanzo completamente diverso che mi ha piacevolmente stupito e conquistato.

Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Barbara Molina e per molte delle persone implicate nel caso la vita è completamente cambiata. Abbiamo l’ispettore Lozano, prossimo alla pensione, che non riesce a togliersi dalla testa quel vecchio caso irrisolto. La madre di Barbara, Nuria, una donna completamente distrutta, l’ombra della vecchia se stessa, incapace di prendere qualsiasi tipo di decisione. Eva, la migliore amica di Barbara, con il rimorso per aver litigato con Barbara poco prima del fattaccio e di non aver detto proprio tutto alla polizia. Le vite di queste persone torneranno a intrecciarsi e il caso di Barbara tornerà alla ribalta per una sola, ultima volta.

Vi avverto subito: se siete alla ricerca di un giallo adrenalinico, pieno di azione, non è questo il libro che fa per voi. Parole avvelenate è un libro fatto di personaggi e che si concentra su di essi, sul loro essere, sui loro pensieri e le loro emozioni. Appena ho iniziato a leggerlo sono rimasta subito spiazzata dall’impostazione data dall’autrice al romanzo, particolare sotto più punti di vista. Innanzitutto, la narrazione copre le vicende di un unico giorno, a quattro anni dalla scomparsa di Barbara: sarà un giorno intenso per tutti coloro che vi sono coinvolti, un giorno che porterà molti cambiamenti, un giorno che, durante la lettura, vi sembrerà in realtà lungo una vita, e non per noia. In secondo luogo, ogni capitolo è affidato a un diverso personaggio, creando un’alternanza di pov che porta avanti i diversi filoni narrativi, pronti a ricongiungersi. Infine, la narrazione è alla terza persona singolare, tempo presente: devo ammettere che questa è la cosa che, all’inizio, ho fatto più fatica ad affrontare. Non sono una fan del tempo presente e ho scoperto di detestare il suo uso unito a quello della terza persona: mi suonava così strano, così impersonale. Fino a quando non mi sono completamente persa nella storia, avvolta dalle sue spire.

Le dinamiche del caso, i sospettati, tutti i fatti avvenuti quattro anni prima ci vengono rivelati poco a poco, facendo accrescere la nostra curiosità e i nostri sospetti nei confronti dei vari imputati: le prove paiono tutte puntare contro il giovane e avvenente Martì, ma del resto anche quelle contro il professor Lopez non sono poche… chi sarà il vero colpevole? Il romanzo fa il suo sporco lavoro, portandoti a sospettare di tutti, accrescendo i tuoi dubbi, pagina dopo pagina. Fino alla rivelazione finale, una specie di folgorazione. Ed è allora che ti sale la rabbia, una rabbia profonda, primitiva, che ti fa venir voglia di urlare e gettare via tutto. Maite Carranza ci pone di fronte a una verità terribile e crudele, e il pensare che certe cose possono davvero succedere ti dà il colpo finale, lasciandoti addosso tristezza e irrequietudine.

Un romanzo particolare, spiazzante e ben orchestrato.
CriStingCriSting wrote a review
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Un pettegolezzo è come una macchia di catrame
All’età di 15 anni Barbara Molina scompare, svanisce nel nulla, di lei nessuna notizia a parte quel biglietto che dice “Me ne vado non cercatemi”. Una ragazzina che scappa di casa magari per un brutto voto, un litigio con l’amica del cuore o con un fidanzatino, una discussione a casa, non è una novità, non sarebbe né la prima né l’ultima ad avere una reazione avventata e a tornare a casa con la coda fra le gambe. Ma Barbara no, una telefonata a casa, la richiesta di aiuto, il ritrovamento della sua borsa e del suo sangue nella cabina da cui ha chiamato fanno capire che le cose stanno diversamente, che è successo qualcosa di grave. E poi più nulla. Una storia dolorosa che riporta a casi di cronaca purtroppo noti, casi di soprusi, violenze, di ragazze scomparse, e in alcuni casi ritrovate, come il più recente in Ohio o il caso Fritzl in Austria, Emanuela Orlandi, Ylenia Carrisi e quante altre ancora? E cosa c’è di più dilaniante del non sapere cosa sia successo ad una persona cara, non sapere se è viva e soffre oppure è morta e giace chissà dove. Non avere una tomba su cui portare fiori e andare a pregare. In questo romanzo Maite Carranza questa sofferenza la fa vivere sulla nostra pelle. Parole avvelenate è un romanzo a quattro voci; a raccontare quello che succede in un giorno sono la stessa Barbara, che in maniera agghiacciante descrive la sua prigionia e le sevizie inferte dal suo aguzzino voglio invecchiare, voglio sudare, voglio ridere, voglio parlare, voglio mordere, voglio prendere la sabbia a manciate, strofinarmela sulla pelle, tuffarmi e uscire dall’acqua coperta di sale, iodio e luce! , sua madre Nùria distrutta e annientata dal dolore ormai ridotta l’ombra di se stessa, Eva la migliore amica di Barbara ai tempi della sua scomparsa e Salvador Lozano il poliziotto che si è occupato del caso e che è arrivato al suo ultimo giorno di lavoro con un macigno sul cuore per non essere riuscito a scoprire cosa sia successo. La scrittura scorrevole, essenziale, i capitoli brevi e intervallati fanno si che si proceda febbrilmente. Gli indizi vengono rivelati mano a mano, come Pollicino con le briciole, fino a che tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto e il finale che lentamente si intuisce, comunque spiazza e fa veramente male. Maite Carranza ha vinto importanti premi letterari e scrive in prevalenza romanzi per l’infanzia e per ragazzi. Parole avvelenate è stato pubblicato in Brasile, Francia, Corea, Messico, Olanda, Russia, Ungheria, Argentina e, per favore, non etichettatelo come romanzo per ragazzi.
TintagliaTintaglia wrote a review
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Che fine ha fatto Barbara Molina? Sparita quindicenne, dopo una fuga da casa e una telefonata disperata, il suo corpo non è mai stato ritrovato, i due sospettati della sua scomparsa non sono mai stati incriminati; e il vuoto che ha lasciato Barbara - impertinente, brillante, curiosa, e poi incerta, problematica, distante - non è mai stato colmato.

La sua fine perseguita l'ispettore Lozano, ormai al suo ultimo giorno di carriera nella polizia; ha gettato un'ombra sui fratelli, ora adolescenti, ha distrutto la madre, ha perseguitato Eva, la sua migliore amica al tempo. Ma forse, in ventiquatto ore di passione, c'è un'ultima possibilità di riportare Barbara e coloro che l'hanno amata fra i vivi, dipanando le menzogne nuove e antiche che avvolgevano la sua vita e quelle di chi la circondava.

I segreti che Barbara nascondeva e che l'hanno nascosta a lungo sono i segreti di molte donne, vittime di violenze e soprusi, incapaci di ribellarsi, umiliate e plagiate, convinte di aver meritato quello che capita loro, di ricevere l'oblio e i maltrattamenti che toccano loro; provate della luce necessaria a vedere i loro aguzzini per quello che sono.
Sono avvelenate le parole che le hanno portate a questo punto, parole che sembrano d'amore ma instillano il dubbio e il disprezzo di sè; parole che precedono violenze fisiche che, spesso, diventano estreme.

Non un tema facile da trattare, sopratutto in un romanzo per ragazzi, ma che Maite Carranza (qui su un altro livello rispetto ai pur piacevoli romanzi fantasy che avevo letto tempo fa) riesce a rendere insieme con realismo e con un ritmo sincopato che impedisce di distogliere l'attenzione, ma senza morbosità - un rischio sempre presente quando si trattano temi del genere.

Consigliatissimo, insomma; con una nota positiva anche per la bella edizione.

Ringrazio l'editore per avermi proposto e concesso la copia necessaria a questa recensione; e approfitto dell'occasione per complimentarmi per il suo catalogo: non lo conoscevo e ho esplorato un pochino, scoprendo un editore attento alle letterature di tutto il mondo, e a proporre testi e autori particolari e interessanti.