Paura di conoscere
by Paul A. Boghossian
(*)(*)(*)(*)(*)(9)
In anni recenti, ma lungo una tradizione di pensiero che unisce Protagora, Hume e, per alcuni, Kant e Wittgenstein a filosofi contemporanei come Putnam, Rorty e Goodman, il mondo accademico è stato afflitto da un profondo scetticismo nei confronti della verità e della conoscenza. Paul Boghossian, in questo libro, vuole confutare alla radice l'idea che non esistano una verità e una conoscenza oggettive, ma soltanto prospettive particolari sul mondo. Paul Boghossian non crede che la filosofia abbia scoperto ragioni forti per rigettare il convincimento del senso comune secondo cui i fatti sono indipendenti dalle nostre opinioni, né per ritenere che sia impossibile conoscerli e produrre argomentazioni razionali intorno ad essi. Questo libro dimostra come la filosofia possa fornire un sostegno valido al senso comune contro il relativismo e il costruttivismo e rappresenta di sicuro una lettura destinata a suscitare un importante dibattito all'interno e al di là delle stesse discipline filosofiche.

All Reviews

1 + 1 in other languages
makomaimakomai wrote a review
18
(*)(*)(*)(*)( )
Oltre ad essere laureato in filosofia, Paul Boghossian è laureato anche in fisica, e si vede - se non altro dal rigore dell’esposizione.
Più che commentare (andrei certamente ultra crepidam), evidenzierei
 un passaggio dalla prefazione che inquadra bene il tenore del libro:
Dal momento che le questioni affrontate (…) suscitano interesse ormai presso un vasto pubblico, ho cercato di rendere questo libro accessibile a chiunque abbia a cuore l’argomentazione rigorosa. Non so quanto ci sia riuscito, ma so che avevo completamente sottovalutato la difficoltà del compito”.
e
 un passaggio dall’epilogo che secondo me fornisce il messaggio più rilevante:
“(…) le idee costruttiviste sulla conoscenza sono strettamente connesse ai movimenti progressisti come il postcolonialismo e il multiculturalismo perché forniscono loro i mezzi filosofici con cui difendere le culture oppresse dall’accusa di avere idee false o ingiustificate. Ma (…) se il potente non può criticare l’oppresso, perché le categorie epistemologiche fondamentali sono inesorabilmente connesse alle rispettive prospettive, ne segue anche che l’oppresso non può criticare il potente. Il solo rimedio (…) è accettare apertamente il doppio standard: è concesso criticare un’idea discutibile se è sostenuta da coloro che si trovano in una posizione di potere – il creazionismo cristiano, per esempio – ma non se è sostenuta da coloro che sono oppressi dai potenti – come il creazionismo degli Zuni, per esempio.”.

Esattamente ciò che (troppo) spesso avviene. Al che consegue, a ben vedere, che nei fatti il relativismo riconduce (e riduce) il mondo a rapporti di forza (anche se a volte paradossalmente invertiti).