Per il mio bene
by Ema Stokholma
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“Non sei mai al sicuro in nessun posto”, questo ha imparato Morwenn, una bambina di cinque anni. Perché Morwenn ha paura di un mostro, un mostro che non si nasconde sotto il letto o negli armadi, ma vive con lei, controlla la sua vita. Un mostro che lei chiama “mamma”. La persona che dovrebbe esserle più vicina, che dovrebbe offrirle amore e protezione e invece sa darle solo violenza e odio. La picchia, la insulta, le fa male sia nel corpo che nell'anima. A lei e a Gwendal, suo fratello, di pochi anni più grande. Morwenn prova a fuggire, ma la società non lascia che una bambina così piccola si allontani dalla madre, e tutti sembrano voltarsi dall'altra parte davanti alle scenate, ai “conti che si faranno a casa”, ai lividi. Così, aspettando e pregando per una liberazione, Morwenn imparerà a mettere su una corazza, a rispondere male ai professori, a trovare una nuova famiglia e un primo amore in un gruppo di amici, a usare la musica per isolarsi e proteggersi. Finché, compiuti quindici anni, riuscirà finalmente a scappare di casa e a intraprendere il percorso, fatto di tentativi ed errori, che la porterà a diventare Ema Stokholma, amatissima dj e conduttrice radiofonica. Per la prima volta Ema Stokholma racconta il suo passato, il tempo in cui il suo nome era ancora Morwenn Moguerou. E lo fa scrivendo un libro che attraverso la sua esperienza individuale riesce a raggiungere sentimenti universali, a insegnare che dal dolore si può uscire, che si può sbagliare e cambiare, che il lieto fine è possibile. Perché "Per il mio bene" è una storia vera ma anche un romanzo, che riesce a raccontare il dolore e il male con una lingua immediata e diretta, con uno stile allo stesso tempo durissimo e dolce che colpisce il lettore al cuore e tocca le corde più profonde e vere dell'animo umano.

All Reviews

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Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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Georgiana1792Georgiana1792 wrote a review
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Un'autobiografia molto dura di Morwenn Moguerou, in arte Ema Stockholma, con un terribile passato di violenza famigliare. È terribile leggere di tutte le volte che la madre ha picchiato lei e suo fratello Gwendal senza alcun motivo.

Dominique, la madre di Morwenn e Gwendal, è una donna estremamente frustrata per essere stata abbandonata da Antonio - il padre dei suoi figli - proprio mentre era incinta di Morwenn. A un certo punto, lui decide di tornare a Roma e la pianta nel Sud-Est della Francia, tornando sporadicamente, e mai per restare.

Questo però non giustifica affatto tutto l'accanimento nei confronti dei suoi bambini, che picchia con fare sistematico, come se farlo fosse una terapia.

È naturale che Morwenn preghi che la madre muoia, che cerchi di scappare di casa a più riprese fino a quando, a quindici anni, non riesce a farlo davvero, e che poi conduca una vita balorda da cui lei è riuscita a risollevarsi, ma che per tante altre ragazze rischia di diventare un gorgo senza fondo.

Il libro - vincitore del Premio Bancarella - vuole sensibilizzare le persone - chiunque - a essere più accorto nel caso di comportamenti sospetti di bambini a rischio.

Mi è capitato spesso di leggere storie simili alla mia. Articoli condivisi sui social quando purtroppo queste storie finiscono male. E centinaia di commenti indignati che condannano i genitori di questi poveri bambini, che, a pensarci bene, in effetti erano sempre pieni di lividi e avevano comportamenti strani.

“Chi fa del male a un bambino deve morire”: è normale pensarlo, è una rabbia naturale, che arriva dritta al cuore senza passare dal cervello. Se lo facesse, se, superata l’indignazione, ci si fermasse a ragionarci su, si potrebbe mettere a fuoco una nuova verità, senz’altro disturbante. La colpa non è solo del genitore, purtroppo. La colpa è anche delle maestre, dei vicini, la colpa è vostra ed è mia. Non è che, perché abbiamo paura di accettarle, certe cose non accadono. Possiamo provare ad aiutare, con una domanda in più, un ascolto maggiore, e quando serve una segnalazione o una denuncia. E non aiuteremo solo il bambino, aiuteremo anche il genitore, una persona con problemi psichici, che deve essere fermato e se possibile curato. Come sarebbe dovuto succedere a mia madre.

È per questo che ho voluto condividere la mia storia, per dirvi di non farvi i fatti vostri.



CcrissCcriss wrote a review
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Ha vinto il premio bancarella, un premio che trovo simpatico, attribuito direttamente dai lettori mediante le vendite; di solito premia un racconto interessante e adatto all'estate, semplice, ma non banale. Così è avvenuto anche quest'anno anche se la scrittrice è un personaggio noto (non a me) e una dj molto conosciuta. Con semplicità racconta una storia non banale, la sua, e soprattutto dice di farlo per delle ottime ragioni che condivido pienamente: perché bisogna parlare di queste storie tragiche e molto diffuse e perché bisogna aver il coraggio di intervenire all'interno delle famiglie anche se si tratta di ingerenze complicate, difficili da eseguire senza il rischio di infliggere ulteriori lacerazioni e si ha sempre il desiderio di evitare e lasciar correre. Anche a me, bambina abusata per ragioni analoghe è successo di vivere nell'indifferenza di un mondo che avrebbe potuto aiutarmi e difendermi ma soprattutto, ed è forse più grave, anche a me è capitato di lasciar correre senza intromettermi per semplici ragioni di rispetto umano ed ho pesantemente sbagliato. Indietro purtroppo non si può tornare e quei traumi gravissimi rimangono anche se se ne può uscire come testimonia questa storia: se ne esce con un percorso lungo e molto faticoso non immune da momenti di vero buio. E' letteratura questa? Penso di si, non è solo cronaca; la letteratura quasi sempre è anche il racconto della vita vissuta da qualcuno di reale e poi il libro non è affatto scritto male.