Per una biblioteca indispensabile
by Nicola Gardini
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Che cos'è la letteratura italiana? E perché certi libri sono così importanti? Perché leggere ancora il "Decameron", "Il principe" o "Il giardino dei Finzi-Contini"? Attraverso una selezione dei classici della scuola, esattamente 52, tanti quante le settimane dell'anno, "Per una biblioteca indispensabile"

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6
CabotoCaboto wrote a review
08
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Veramente indispensabile
La bellezza di questo saggio è anzitutto nello stile della sua scrittura. Nicola Gardini, già Normalista e oggi professore a Oxford, dimostra quanto sia possibile scrivere con una prosa bella, pulita, efficace e priva di arcaismi, latinismi, gerghi astrusi o tecnicismi messi lì in bella mostra anche un saggio di critica letteraria, quale questo è.

L'autore, il classico cervello italiano fuggito all'estero, adopera uno stile comune al mondo anglosassone, che è rivolto anzitutto a essere chiaro e semplice anche per un pubblico di non iniziati, anche a costo di cedere a una mimesi col testo recensito, cosa che in alcuni casi risulta più evidente. Il punto è che questo, secondo me, è un grosso pregio di questo volume, perché oltre a recensire un insieme (assai ben selezionato) di "testi fondamentali" della cultura italiana di tutti i tempi, prende il lettore per mano e lo porta ad assaggiare l'atmosfera dei testi via via scelti. Un esempio straordinario: parlando di Giuseppe Gioacchino Belli e dei suoi sarcastici, ironici, volgari, splendidi "Sonetti", Gardini scrive:

"Tutti gli attori di Belli, in un modo o nell'altro [...] parlano di sofferenza, dalla puttana al ladro; tutti hano subìto l'abuso; cioè tutti, in gradi diversi, sono vittime, anche quando sembrino corrotti e disonesti. E per questo, perché hanno sofferto o ancora soffrono, si sono fatti furbi. Non se la bevono. Non gliela racconti. Col cavolo che esiste un paradiso! Esiste solo l'inferno. La vita è proprio una gran schifezza. L'amore? Ma che amore! Solo il cazzo e la fica (onnipresenti). E come sanno pararsi il culo! Hanno sempre la scusa pronta e un buon motivo per essere quello che sono." (261-2)

Il secondo punto di forza è proprio nel fatto che Gardini "fa" critica letteraria nel XXI secolo. Non si limita a presentare il punto di vista dei soloni della critica: quelli li ha di certo letti, ma qui prende la penna per dare il SUO contributo, e lo fa forse anche con un pizzico di superbia, ma leggendo le sue pagine ci si rende conto che superbia non c'è, perché l'autore sa il fatto suo e non deve dar di conto a impostazioni ideologiche di nessun tipo se non quella per l'amore verso la letteratura. Nella bellissima introduzione, Gardini dà una spiegazione emblematica e commovente (XIII) del "cosa faccia" e "a cosa serva" la letteratura, e del perché la possiamo tranquillamente catalogare fra le scienze umane. C'è qui la chiara comprensione di quanto importante sia la lettura dei romanzi per tutti, a cominciare da quei professionisti come avvocati e medici che hanno quotidianamente a che fare con le persone e che pure, troppo spesso, non sanno "leggere" le persone - i loro clienti - proprio perché mancano di una solida cultura romanzesca, e quindi fanno male il loro mestiere. Righe semplici ma ficcanti, tranquillamente citabili come incipit di qualunque corso universitario di letteratura.

Il terzo punto di forza è nella scelta dei testi qui compresi. Non ci sono solo i classici della letteratura italiana di tutti i tempi. Ci sono anche capolavori della cultura che, per qualche motivo misterioso, sono stati relegati in disparte dalla Scuola italiana. Ecco allora comparire perle indiscutibili rarissimamente studiate nelle nostre aule, come "Dei delitti e delle pene" di Beccaria, il "Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo" di Galilei, "Il libro del Cortegiano" di Castiglione, "I Viceré" di De Roberto. E ancora: testi non strettamente letterari, come "La Storia d'Europa nel secolo decimonono" di Croce e "Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti" di Giorgio Vasari. Gardini spiega, per ciascuno, dove sta e in cosa consiste il tesoro che racchiudono. E lo sa rendere fruibile, con un linguaggio semplice ma preciso, che non lascia spazio né a inutili aggettivazioni, né a ridondanze, né a giudizi troppo soggettivi. In questo senso, il Gardini critico dà una lezione di scrittura critica come non mi capitava di leggere da molto tempo: è forse meno passionale e coinvolto politicamente di un Francesco De Sanctis (di cui per altro commenta proprio la sua opera maggiore, e anche questo è un bene) ma è animato dallo stesso desiderio di affermare dei concetti precisi, che sono opinabili, ma non sono campati in aria.

Gardini, in altre parole, presenta una critica scientifica, che si basa soprattutto sull'analisi del testo e sull'analisi dell'orizzonte poetico-letterario dell'autore. Non c'è traccia di biografismo (o almeno niente di eccessivo) in queste bellissime pagine. C'è la Letteratura, che fa il suo ingresso ora sotto le vesti della poesia, ora sotto quelle della prosa, ora della commedia teatrale.

Cinque stelle davvero meritate. Alla fine del volume, se ne esce con la netta sensazione che il portato della cultura italiana - in tutti i campi, non solo in letteratura - sia stato davvero straordinario, non solo per la storia della cultura europea, ma mondiale. Una bellissima sensazione, visti i malerrima tempora.
PuntadoganaPuntadogana wrote a review
07
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