Piranesi
by Susanna Clarke
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Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l'altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori. Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l'Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest'uomo enigmatico è l'unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo. Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l'Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l'Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l'unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

Gresi's Review

GresiGresi wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
Il Mondo sembra completo e Intero e io, suo Figlio, ne sono un elemento integrante, essenziale. Non vi sono fratture, in nessuna parte, là dove dovrei ricordare qualcosa ma non lo faccio, là dove dovrei comprendere qualcosa ma non lo faccio.
Non avrei mai creduto di esserne così travolta. Non lo immaginavo minimamente. La definirei una piacevolissima scoperta, anzi riscoperta, poiché della Clark e della sua straordinaria storia di Jonathan Strange e il signor Norel lessi qualche tempo fa. Allora perché ho nutrito qualche perplessità? Se mi è piaciuto così tanto, perché ero restia ad immergermi fra le sue pagine? Perché adesso che ho concluso di leggerlo mi sono dovuta ricredere. Che cretina che sono stata! Può darsi che la mia diffidenza, talvolta, mi induca a scovare qualche via di fuga. E perché non farlo con Piranesi? Perché sarebbe stato del tutto inutile. Magari bastava riporre un tantino di fiducia in più alla sua autrice, creatrice, di cui ho preferito ampiamente questa lettura.
Non ho mai letto niente che non mi andasse di leggere. Sarebbe sbagliato, e non mi piace avere delle forzature. Niente di personale, ma preferisco impegnare il mio tempo in qualcosa di più prezioso. Piranesi però mi è stato chiesto, il suo eco è stato percepibile, la sua compagnia è stata a dir poco piacevole, bellissima, così bella da guardare e toccare volentieri.
Ho nutrito una certa curiosità nei suoi riguardi. Potevo scegliere di berlo in un'unica seduta, oppure centellinarlo per giorni e giorni. È solo che la mia sete di curiosità, l’interesse che trapela da forme di vita radicate nel passato, quasi solenne e austero che conferiscono un forte senso di smarrimento, soffocamento di una realtà massacrante, dissacrante, soffocante. Si apre una porta invisibile che proietta in un mondo e la si attraversa valicando qualunque forma di conoscenza mediante cui l’individuo può scovarla mediante lo studio di testi, opere filosofiche che potrebbero inaugurare una nuova era. Ed appena constatato tutto ciò, l’arte di accostare parole a suoni, frasi, parole e immagini che si fonde sull’illusione, sull’impossibilità di toccare qualcosa di impercebile: scovare la conoscenza. Smascherare qualunque forma d’ignoranza, di cui lo spirito è permeato da un forte senso di soffocamento di cui sembra non esserci alcuna via d’uscita.
Ed è stato così che, precipitata in un Paese delle Meraviglie odisseaco ed epico, quasi inconsapevolmente, sono sobbarcata in un mondo onirico, quasi surreale che ha destato scalpore, domandarsi chi e cosa siamo, diventando sempre più un lungo poema epico, costellato da figure mitologiche ma quasi prive d’identità, che aspirano a un “bene” comune che possa annientare qualunque divergenza o malvagità. Una mano frammentata, intimistica riversata in pagine di diario che hanno un chè di confidenziale e che sembra conoscere al millimetro i desideri e le esigenze di un uomo in viaggio dal sonno al risveglio e oltre, la deliziosa altralena fra il gesto ruvido e delicato della realtà umana, delle aspirazioni individuali, così bella, che si slanciano in uno spazio famigliare ma meraviglioso, da cui sono stata improvvisamente trascinata, giocando con qualunque forma di vita presente, specialmente su qualunque Piranesi scovava dinanzi al suo cammino. Le ambizioni di Piranesi divengono uno squarcio di pensieri di ciò che delimitano i limiti della coscienza. La realtà circostante diviene quel mondo meraviglioso e inesplorato che necessita di essere ripristinato, che per un disegno divino è stato scelto di essere ripristinato.
Piranesi, lettura che non ha mai sentito il mio favore altisonante nell’immediato, proruppe in una stridula visione della realtà zeppa di insoddisfazione e conoscenza. La Clark recita tra le sue pagine un trattato epico su giovani uomini alla ricerca del sapere, un tema piuttosto caro all’autrice, che quasi innocentemente getta sulle pagine rapidamente acquistando potenza, magia, scoppiando come un petardo. E una volta delineato il tutto, tracciato un disegno circostante, staccarsi da tutto ciò e tornare alla realtà circostante fu davvero difficile. Non ci sarebbe stato tempo per l’effusioni, bisognava scovare quella giusta strada che avrebbe condotto alla salvezza, alla bellezza di tutte le cose. Sarebbe stato necessario aggiungere altro?
Dopo aver realizzato che Piranesi si fosse allontanato dal mio cerchio personale, per qualche istante dentro di me si verificò un processo simile a una ridefinizione della coscienza. Terminato il volume, mi sono sentita sola. Fra le bianche pareti della mia camera, immersa fra pile e pile di romanzi che attendono ancora il momento perfetto per essere vissuti. Ma ecco che il ricordo di Piranesi diviene sempre più forte, man mano che catturo il pensiero astratto su carta, la sua lettura non del tutto semplice ma perfetta, ben fatta, emozionante, appassionante, sincopata il cui pregio si cela in un accurata descrizione spirituale, un profondo e intenso amore per sofisticate ed imprescindibili arti cognitive che celano un accurata descrizione, raggruppa al suo interno gruppi di anime che sembrano aperte ad ogni cosa ma austere ed inavvicinabili che accolgono quest’uomo come il Redentore.
Era da qualche tempo che non leggevo un romanzo così bello, trascinante, evocativo, zeppo di spiritualità e misticismo, di cui la mia coscienza si è sentita attratta da qualcosa proveniente da lontano, remoto, che ha prosperato nell’idea di assumere nel suo piccolo grembo piccole fantastiche avventure attraverso anni e anni di impegno e studio. In un mondo muto in cui ogni cosa sembra imprigionata in una bizzarra immobilità, Susanne Clarke ci dà l’opportunità di comprendere come esso non sia effettivamente muto bensì in attesa che qualcuno parli o comprenda la sua lingua. Più che circondarmi e bearmi, sono stata influenzata dal mio continuare a starci, nei cuori algidi di bizzarri protagonisti, in quanto la sua anima perpetuerà nel tempo ed eccheggerà la sua suprema essenza. Tante voci ma parecchie riflessioni che aiutano a guardarsi dentro, calibrati al punto giusto, facendosi vedere al suo meglio. Quello specchio che ha riflesso l’anima di ogni cosa, di un mondo che lentamente si avvia alla decadenza, alla rovina, di cui l’autrice si serve della conoscenza come il miglior concetrato di tutto il romanzo. La sua efficienza, il suo lento processo di > e amalgamazione, il suo disordine spirituale, il suo essere più grande di quel che immaginavo, Piranesi è un romanzo degno di essere ricordato. La pulsazione di cuori algidi che non hanno ancora emesso un proprio battito, ora accarezzati da un angelo e pizzicati da un diavolo. Una visione splendida sulla quale il reale si è alternato al fantastico, in una fiumana di vizi, dispetti, intrighi, segreti celati che fungono da massima di vita per tutti. Rifugio o medicazione dell’anima di uomini soli, danneggiati e contriti, sovrapposti in un unico tutto.
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Il Mondo sembra completo e Intero e io, suo Figlio, ne sono un elemento integrante, essenziale. Non vi sono fratture, in nessuna parte, là dove dovrei ricordare qualcosa ma non lo faccio, là dove dovrei comprendere qualcosa ma non lo faccio.
Non avrei mai creduto di esserne così travolta. Non lo immaginavo minimamente. La definirei una piacevolissima scoperta, anzi riscoperta, poiché della Clark e della sua straordinaria storia di Jonathan Strange e il signor Norel lessi qualche tempo fa. Allora perché ho nutrito qualche perplessità? Se mi è piaciuto così tanto, perché ero restia ad immergermi fra le sue pagine? Perché adesso che ho concluso di leggerlo mi sono dovuta ricredere. Che cretina che sono stata! Può darsi che la mia diffidenza, talvolta, mi induca a scovare qualche via di fuga. E perché non farlo con Piranesi? Perché sarebbe stato del tutto inutile. Magari bastava riporre un tantino di fiducia in più alla sua autrice, creatrice, di cui ho preferito ampiamente questa lettura.
Non ho mai letto niente che non mi andasse di leggere. Sarebbe sbagliato, e non mi piace avere delle forzature. Niente di personale, ma preferisco impegnare il mio tempo in qualcosa di più prezioso. Piranesi però mi è stato chiesto, il suo eco è stato percepibile, la sua compagnia è stata a dir poco piacevole, bellissima, così bella da guardare e toccare volentieri.
Ho nutrito una certa curiosità nei suoi riguardi. Potevo scegliere di berlo in un'unica seduta, oppure centellinarlo per giorni e giorni. È solo che la mia sete di curiosità, l’interesse che trapela da forme di vita radicate nel passato, quasi solenne e austero che conferiscono un forte senso di smarrimento, soffocamento di una realtà massacrante, dissacrante, soffocante. Si apre una porta invisibile che proietta in un mondo e la si attraversa valicando qualunque forma di conoscenza mediante cui l’individuo può scovarla mediante lo studio di testi, opere filosofiche che potrebbero inaugurare una nuova era. Ed appena constatato tutto ciò, l’arte di accostare parole a suoni, frasi, parole e immagini che si fonde sull’illusione, sull’impossibilità di toccare qualcosa di impercebile: scovare la conoscenza. Smascherare qualunque forma d’ignoranza, di cui lo spirito è permeato da un forte senso di soffocamento di cui sembra non esserci alcuna via d’uscita.
Ed è stato così che, precipitata in un Paese delle Meraviglie odisseaco ed epico, quasi inconsapevolmente, sono sobbarcata in un mondo onirico, quasi surreale che ha destato scalpore, domandarsi chi e cosa siamo, diventando sempre più un lungo poema epico, costellato da figure mitologiche ma quasi prive d’identità, che aspirano a un “bene” comune che possa annientare qualunque divergenza o malvagità. Una mano frammentata, intimistica riversata in pagine di diario che hanno un chè di confidenziale e che sembra conoscere al millimetro i desideri e le esigenze di un uomo in viaggio dal sonno al risveglio e oltre, la deliziosa altralena fra il gesto ruvido e delicato della realtà umana, delle aspirazioni individuali, così bella, che si slanciano in uno spazio famigliare ma meraviglioso, da cui sono stata improvvisamente trascinata, giocando con qualunque forma di vita presente, specialmente su qualunque Piranesi scovava dinanzi al suo cammino. Le ambizioni di Piranesi divengono uno squarcio di pensieri di ciò che delimitano i limiti della coscienza. La realtà circostante diviene quel mondo meraviglioso e inesplorato che necessita di essere ripristinato, che per un disegno divino è stato scelto di essere ripristinato.
Piranesi, lettura che non ha mai sentito il mio favore altisonante nell’immediato, proruppe in una stridula visione della realtà zeppa di insoddisfazione e conoscenza. La Clark recita tra le sue pagine un trattato epico su giovani uomini alla ricerca del sapere, un tema piuttosto caro all’autrice, che quasi innocentemente getta sulle pagine rapidamente acquistando potenza, magia, scoppiando come un petardo. E una volta delineato il tutto, tracciato un disegno circostante, staccarsi da tutto ciò e tornare alla realtà circostante fu davvero difficile. Non ci sarebbe stato tempo per l’effusioni, bisognava scovare quella giusta strada che avrebbe condotto alla salvezza, alla bellezza di tutte le cose. Sarebbe stato necessario aggiungere altro?
Dopo aver realizzato che Piranesi si fosse allontanato dal mio cerchio personale, per qualche istante dentro di me si verificò un processo simile a una ridefinizione della coscienza. Terminato il volume, mi sono sentita sola. Fra le bianche pareti della mia camera, immersa fra pile e pile di romanzi che attendono ancora il momento perfetto per essere vissuti. Ma ecco che il ricordo di Piranesi diviene sempre più forte, man mano che catturo il pensiero astratto su carta, la sua lettura non del tutto semplice ma perfetta, ben fatta, emozionante, appassionante, sincopata il cui pregio si cela in un accurata descrizione spirituale, un profondo e intenso amore per sofisticate ed imprescindibili arti cognitive che celano un accurata descrizione, raggruppa al suo interno gruppi di anime che sembrano aperte ad ogni cosa ma austere ed inavvicinabili che accolgono quest’uomo come il Redentore.
Era da qualche tempo che non leggevo un romanzo così bello, trascinante, evocativo, zeppo di spiritualità e misticismo, di cui la mia coscienza si è sentita attratta da qualcosa proveniente da lontano, remoto, che ha prosperato nell’idea di assumere nel suo piccolo grembo piccole fantastiche avventure attraverso anni e anni di impegno e studio. In un mondo muto in cui ogni cosa sembra imprigionata in una bizzarra immobilità, Susanne Clarke ci dà l’opportunità di comprendere come esso non sia effettivamente muto bensì in attesa che qualcuno parli o comprenda la sua lingua. Più che circondarmi e bearmi, sono stata influenzata dal mio continuare a starci, nei cuori algidi di bizzarri protagonisti, in quanto la sua anima perpetuerà nel tempo ed eccheggerà la sua suprema essenza. Tante voci ma parecchie riflessioni che aiutano a guardarsi dentro, calibrati al punto giusto, facendosi vedere al suo meglio. Quello specchio che ha riflesso l’anima di ogni cosa, di un mondo che lentamente si avvia alla decadenza, alla rovina, di cui l’autrice si serve della conoscenza come il miglior concetrato di tutto il romanzo. La sua efficienza, il suo lento processo di > e amalgamazione, il suo disordine spirituale, il suo essere più grande di quel che immaginavo, Piranesi è un romanzo degno di essere ricordato. La pulsazione di cuori algidi che non hanno ancora emesso un proprio battito, ora accarezzati da un angelo e pizzicati da un diavolo. Una visione splendida sulla quale il reale si è alternato al fantastico, in una fiumana di vizi, dispetti, intrighi, segreti celati che fungono da massima di vita per tutti. Rifugio o medicazione dell’anima di uomini soli, danneggiati e contriti, sovrapposti in un unico tutto.