Point Lenana
by Roberto Santachiara, Wu Ming 1
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CiccioenriCiccioenri wrote a review
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Italiani? Bravagggente (si fa per dire)
Ripiegare su un libro di 600 pagine dopo essere fuggiti da uno di oltre 1200 (infinite Jest) all'inizio mi è parso un controsenso. Poi, dopo circa 40-50 pagine, la mole del volume non mi ha causato alcun problema.
Pur essendo un saggio, mi ha colpito la scorrevolezza e il modo spigliato con cui i due autori sono riusciti a mettere insieme tutti i i pezzi (si legga una delle citazioni che ho allegato).
Mi è parso un modo nuovo di fare saggistica: si unisce la componente storico-biografica a quella romanzata, tenendo come sfondo la fatica e certe difficoltà oggettive che i due autori hanno dovuto affrontare.
Non è quel saggio che col 'ditino' ti vuole ammaestrare. Semmai è quell'opera che vuole fin da subito creare empatia nei confronti del lettore, ma senza alcun tipo di captatio benevolentiae.
Si parte da un presupposto all'apparenza trascurabile (un italiano, p.o.w. in un campo di prigionia inglese situato in Africa , insieme ad altri due compagni di -s-ventura, evade per andare a scalare il monte Kenya ed issare il vessillo italiano). Lì per lì poteva sembrare un classico esempio di baracconata/spacconata di matrice fascista. In realtà il pretesto è un altro: partendo da questo episodio, e dalla biografia di questo prigioniero (Felice Benuzzi, persona che si è tenuta a distanza di sicurezza dal fascismo) i due autori traggono l'occasione per affrescare uno sfondo storico sociale dell'italia di fine ottocento/novecento mettendo in luce tutte le contraddizioni che hanno fatto da colonna sonora in quegli anni. Ancora adesso c'è da mettersi le mani nei capelli.
Vorrei sentire un parere dei nostalgici del regime a fronte di quest'opera così precisa e attenta nei riferimenti e nei dettagli. Mi viene in mente l'immagine di Gene Wilder che gira su internet quando si vuole sputtanare qualche opinione, qualche teoria o corrente di pensiero. Ce lo vedrei bene mentre, bardato da Willy Wonka dice: "Parlami ancora delle cose positive che ha fatto il fascismo". Non che chi sia venuto dopo abbia avuto il tocco di Re Mida, comunque...
E' un libro che dovrebbe essere imposto alle ultime classi delle superiori come approfondimento storico di anni che i libri scolastici trattano ma che, per un motivo o per un altro, non approfondiscono mai abbastanza.
Sei stelle.
UbikUbik wrote a review
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Oggetto narrativo non identificato
Opera tanto inclassificabile quanto ricca di temi, storie e Storia, riflessioni, suggestioni, testimonianze, Point Lenana prende a spunto il racconto dell’avventurosa esistenza di Felice Benuzzi (alpinista e scrittore, prigioniero di guerra e funzionario dello stato presso le colonie dell’A.O.I., Africa Orientale Italiana, e, dopo la guerra, console e viaggiatore in tutti i continenti del mondo) per offrirci un originale spaccato di storia, italiana ma non solo, soprattutto nella prima metà del ventesimo secolo.
Ciò che Wu ming 1 e il suo complice in questo libro sottraggono alla fantasia delle fiction più celebrate del gruppo (Altai, Manituana e soprattutto Q) ci viene restituito con gli interessi in termini di ricchezza storica, meticolosa ricerca documentale, illuminazione a tutto campo dell’epoca esplorata, avvalendosi in tipico stile-Wu Ming dei materiali più svariati: lettere, articoli di giornale, cronache mondane, estratti da saggi storici, autobiografie, interviste ai testimoni diretti e indiretti.
Il tutto è magistralmente assemblato fino a realizzare un corposo “oggetto narrativo non identificato”, così definito dagli autori stessi, e documentato tramite una bibliografia finale sterminata a beneficio di tutti noi lettori ed in barba a quei pochi che giudicano l’opera troppo sbilanciata politicamente, come se i fatti che si snodano in sottofondo alla vicenda biografica del protagonista (peraltro saggiamente “apolitico” in tempi in cui non era facile esserlo) fossero opinabili e variamente interpretabili.
Infatti una delle due maggiori suggestioni che Point Lenana lascia nel ricordo del lungo e ramificato percorso è la scottante e terribile presa di coscienza (e conoscenza …) dell’elenco di atrocità commesse dal colonialismo italiano in terra d’Africa, non inferiori a quelle oggi ben più ricordate e giustamente vituperate ad opera di francesi, spagnoli, inglesi, portoghesi ai quattro angoli del mondo.
Il nostro presunto “colonialismo bonario”, che anch’io personalmente ricordo così liquidato nelle opinioni delle generazioni della mia famiglia, è una favola; anche se, a giustificazione (parziale?) delle mie fonti va considerata (come ben documentato in questo libro) la capillare, sistematica e duratura operazione di occultamento e censura praticata fino quasi ai nostri giorni da parte di politici, storici e centri di potere.
L’altra ben più piacevole suggestione che anima Point Lenana è l’amore per la montagna, espresso in vari modi, dall’alpinismo attivo alla fotografia, dalla “narrativa di montagna” al reportage giornalistico, anche in questo caso distribuito in tutto il mondo, Himalaya e vette Antartiche, monti americani e Kilimandjaro e Kenya, che offre il titolo al libro con quella cima che fu l’oggetto della “bravata” di Benuzzi & co. nel 1943, e ovviamente tutto l’arco alpino ma soprattutto le Alpi Giulie così visceralmente amate dall’indimenticabile protagonista.
mafalda0250mafalda0250 wrote a review
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L'assurda scalata del monte Kenya da parte di due prigionieri di guerra che evadono per compiere l'impresa solo per ritornare al campo di prigionia e riconsegnarsi ai loro carcerieri. Da qui parte la ricerca degli autori, dalla quale si diramano altre ricerche, e storie che portano ad altre storie e altri luoghi: dalla Trieste fine Ottocento e anteguerra, all'alpinismo, al fascismo e alle leggi razziali, alle diverse guerre che avrebbero dovuto fare dell'Italia una potenza coloniale e invece sono state solo delle sanguinose pagliacciate.
E ti pare di aver fatto un lunghissimo e affascinante viaggio sul web, dove da una pagina passi ad un'altra, scoprendo improvvisamente cose che non hai mai saputo in materie che ti illudevi di conoscere. Ad esempio, io non sapevo nulla del campo di concentramento gestito da italiani sull'isola di Arbe/Rab davanti alle coste della Croazia. E della storia dei campi di concentramento credevo di essere quasi un'esperta.
Ma mentre il web è troppo spesso abitato da informazioni fasulle, da pagine scritte male che obbligano ad analizzare e scegliere e scartare, qui ci si fida, anche per la sterminata bibliografia e per il numero e la qualità dei testimoni chiamati in causa. Rigore e attenzione: un sollievo e un regalo, in questi tempi di pressapochismo.
Romanzo o saggio? Stimolante o dispersivo? Chi lo sa, ma non è importante: è un libro da rileggere, per orientarsi, scavare e per magari partire per altre indagini che porteranno ad altre storie ancora.