Poirot a Styles Court
by Agatha Christie
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"Poirot a Styles Court" occupa un posto particolare nella produzione di Agatha Christie. È il primo libro che ha scritto ed è la prima presentazione del suo personaggio più famoso, il detective Hercule Poirot.
Qui abbiamo un Poirot esuberante, intelligente e nella forma migliore. Abbiamo un meccanismo

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Storione SaggioStorione Saggio wrote a review
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Opera prima meravigliosa

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Ho approfittato di una collettiva su facebook per rileggermi, per l’ennesima volta, questo grandissimo classico, noto per essere la prima opera pubblicata della regina del giallo e la prima opera ove compare Poirot; naturalmente l’ho letta nella edizione Oscar Mondadori Cult che avevo comprato l’anno scorso, con la versione alternativa del capitolo dello svelamento dell’assassino e altri extra.

Nonostante l’ennesima rilettura e nonostante sia solo un’opera prima, sono rimasta entusiasta: la Christie è riuscita a creare una trama ed un finale degni di lei (!), con una identità dell’assassino inaspettata, false piste, depistaggi e una buona caratterizzazione dei personaggi, nel solito contesto “famiglia con capofamiglia ricco” adottato in molti altri capolavori dalla Christie stessa.

La lettura era poi molto piacevole da leggere grazie alla narrazione di Hastings, pieno di boria, e le manie di Poirot, entrambi già ben caratterizzati sin da allora; l’indagine era seguita passo passo (tranne quei pochi passaggi necessari in cui Poirot indaga da solo, impedendo anche ai lettori di scoprire cosa combinava) e Poirot alternava adeguate spiegazioni di alcune sue conclusioni logiche, lasciandone, però, altre in sospensiva, suscitando la curiosità dei lettori e la voglia di andare avanti.

Forse l’indagine si basava un po' troppo sugli indizi materiali, ad esempio molto lungo è stato il sopralluogo sul luogo del delitto, con tanto di rinvenimento di oggetti, macchie e quant’altro, nei romanzi successivi Poirot quasi trascurava questo elemento dell’indagine per concentrarsi sul fattore umano e sulla psicologia, in questo romanzo meno presente e preponderante.

Nella prima parte ho riscontrato, poi, un eccesso di descrizioni, con pochi e forse non naturalissimi dialoghi, facendo venire meno il “show, don’t tell” di cui la Christie si è dimostrata maestra in romanzi successivi; ad esempio, si poteva evitare la descrizione della famiglia, con tanto di albero genealogico e breve profilo di quasi tutti i componenti, avvenuto ad appena pag. due (!), sarebbe stato preferibile presentare ogni personaggio con le loro azioni e le loro battute; stessa sorte per Poirot stesso; in generale i caratteri dei personaggi si capivano più per le allusioni nella narrazione di Hastings piuttosto che per loro azioni e battute.

Difetti minoritari, da ascrivere alla “opera prima”; in ogni caso, un giallo eccellente, assolutamente un “must”, non solo per il suo valore “storico”.


Storione SaggioStorione Saggio wrote a review
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Edizione cult per i primi cento anni del detective belga
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Per la reading challenge #readchristie2020 (che, ricordo, sto cercando pian piano di recuperare perché conosciuta in ritardo) del mese di gennaio viene proposto “una storia che le ha cambiato la vita” e la scelta principe per questo tema (suggerita anche dal sito ufficiale della challenge) è “Poirot a Styles Court”, ovviamente, in quanto libro con il quale la grande Agatha ha intrapreso la carriera di scrittrice ed ha anche introdotto il suo più famoso personaggio. Per la challenge avevo deciso di intraprendere solo letture nuove della Christie, ma per questo mese faccio eccezione, approfittando di questa nuova edizione “Cult”, uscita da poche settimane in occasione del centenario di tale libro, contenente materiale inedito: oltre alla prefazione di John Curran, forse il maggiore esperto della Christie, e ad un breve brano sui veleni dell’autrice, in questa edizione è proposta la versione originale del penultimo capitolo (il 12, ove viene svelato l’assassino) del libro, che era stata bocciata dall’editore dell’epoca, costringendo la Christie a riscriverla nella versione finora conosciuta dai lettori negli ultimi cento anni.
La mia opinione di questo pilastro della letteratura gialla prima di questa ennesima rilettura era: un ottimo romanzo giallo (soprattutto in virtù dell’originalità dell’identità del colpevole), ma non scritto in maniera eccellente (in particolare riscontravo alcuni passaggi in cui “si descrive anziché mostrare”, un errore secondo i manuali di scrittura creativa). Dopo questa lettura la mia valutazione si alza, su entrambi gli aspetti.
Relativamente alla scrittura, devo sempre confermare che si tratta di una opera prima e lo stile della Christie ha raggiunto punte di eccellenza in libri successivi; ma tutte le caratteristiche del suo stile c’erano anche qui: scrittura sintetica, ottima caratterizzazione dei personaggi, humour; e le figure sia di Poirot sia di Hastings erano già perfettamente delineate in questo primo libro (che ridere quando Hastings, narratore delle vicende, fa il pallone gonfiato per certi suoi ragionamenti, considerati da lui corretti e molto intelligenti, o certi scarsi apprezzamenti verso Poirot per alcune sue osservazioni o comportamenti considerati sciocchi, per scoprire poche pagine dopo che erano del tutto errati!)
Relativamente al caso giallo, se, ovviamente, mi ricordavo il colpevole, ho dovuto constatare che mi ero scordato fin troppi elementi: in particolare mi ha meravigliato la complessità della trama, il complesso intreccio di vicende e personaggi, che Poirot ha dovuto dipanare, il giusto numero di potenziali colpevoli (sette, ricorda Curran in introduzione, né troppo pochi, né troppi), ciascuno ben caratterizzato da una parte, con dei piccoli misteri che si scoprono fino alla fine, dall’altra. Per essere un’opera prima, tale intreccio giallo era veramente eccellente …
Ho riscontrato solo una stonatura, che in parte si ricollega alla domanda che i potenziali acquirenti di questa edizione si fanno, “E’ meglio l’originale cap. 12 o quello definitivo?” Domanda che, dico subito, non si dovrebbe porre, perché l’inedito capitolo originale non era revisionato, presentava minime incongruenze con il resto della trama dovute sicuramente a revisioni successive del resto del libro e perché parte del capitolo era stato comunque mantenuto nel cap. 11. La stonatura è l’avvio di un processo per omicidio, con tanto di narrazione del dibattimento in tribunale, a partire dal cap. 11: questo elemento (che non ricordavo come tante altre cose della trama) e soprattutto il fatto che Poirot non lo abbia scongiurato prima della risoluzione definitiva del caso trova una sua spiegazione, anche apprezzata, nelle spiegazioni finali; l’ho però trovato stonato perché la Christie si è cimentato poche volte nel legal thriller (“Parola alla difesa” e il racconto “Testimone d’accusa”, ho ricostruito), e sempre per motivi legati alla trama o agli espedienti narrativi del caso. La Christie scriveva solo di cose che conosceva bene: poteva permettersi di far morire la gente di anche sconosciuti veleni perché ha lavorato nel dispensario di un ospedale; si è permessa diversi romanzi in località esotiche, che però conosceva bene per aver accompagnato nei suoi viaggi il suo secondo marito archeologo, ma il resto dei romanzi, la cui scrittura manifestava forte confidenza con l’ambientazione da parte di chi scrive, tanto da potersi permettere di “mostrarla senza descriverla”, era ambientato o a Londra, o nella campagna inglese, le situazioni umane in cui avvenivano i suoi omicidi non presentavano mai strampalatezze, maledizioni, atmosfere gotiche o richiami a (fanta-)periodi storici o (fanta-)nazioni straniere, ma erano assolutamente normali e tipicamente british, gli stessi, pochi, romanzi thriller o spionistici elaborati dalla Christie non presentavano mai eccessi di linguaggi specialistici, situazioni politiche particolari, scene di sesso e quanti altri topoi del genere che richiedevano documentazione; ora, la Christie non era né avvocato né giudice e pertanto evitava di entrare in tribunale nei suoi romanzi, quando le era possibile.
Quale sono le differenze fra i due cap. 12? Nulla, nella sostanza, l’assassino e la ricostruzione delle vicende rimangono le stesse; solo che nell’originale cap. 12 Poirot fornisce la spiegazione del caso offrendo testimonianza, per la difesa, in tribunale; una cosa piuttosto strana per un investigatore, l’editore della Christie ci aveva visto bene e, obbligandola a cambiare questo capitolo, ha risolto una ingenuità da opera prima dell’autrice ed ha, involontariamente, introdotto il topos del genere giallo della ricostruzione in salotto davanti a tutti i personaggi, caratteristica quasi fissa dei romanzi della Christie e di molti altri autori gialli. Peccato, solo, che non si è del tutto rimosso il ricorso al tribunale, facendomi storcere la bocca ad un certo punto (per poco, comunque: il dibattimento in tribunale non era così male e c’era una spiegazione interessante, lo ripeto, di aver adottato questo espediente).
sfonesfone wrote a review
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MayakellaMayakella wrote a review
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Questo è il mio terzo libro della Christie, con i primi due non era andata benissimo ma siccome sono una persona schematica e tignosa, ci ho riprovato partendo dall’inizio.

Questa infatti, è la prima storia, scritta per scommessa con la sorella e primo libro pubblicato dopo aver ricevuto molte porte chiuse in faccia dagli editori.
Ed ecco la prima scoperta di un’ignorante agatachristiana: Poirot è belga, non francese come pensavo!

In questo libro compare anche il suo assistente, che serve al puro scopo di esaltare le doti investigative del nostro detective dalla testa a uovo.
Protagonisti sono una vecchia ricca con il marito Toy-boy ante-litteram, e famiglia non proprio felice della cosa. E’ tutto un prendere il the all’ora del the, bere caffè all’ora del caffè, ma sempre col mignolino alzato, finché non ci scappa il morto.

E a questo punto entra in scena Poirot, introdotto dal suo Watson che in questo caso si chiama Hasting e non azzecca mai nulla, anche perché il poveretto è tenuto all’oscuro dalle elucubrazioni del Nostro macrogamete coi baffi e svirgola, sospettando di qua e di là come una piuma di piccione sbattuta dal vento. E noi con lui.

Questa volta però avevo rinunciato a ragionare sugli eventi e su chi fosse l’assassino, ma, incredibilmente, ho battuto Agata e ci ho azzeccato. Quasi.

Per me è il libro della svolta. MI è piaciuto! Mi sono proprio goduta il viaggio.
Non mi ha annoiato, forse alla fine avrei preferito arrivasse prima il momento della rivelazione ma stavolta ho apprezzato tantissimo tutta la storia e soprattutto il solito doppio carpiato finale. Perché c’è sempre un doppio carpiato finale!
Pertanto posso dire che sono stata conquistata, odio Poirot , ma comincio ad amare davvero Agatha Christie!