Poirot a Styles Court
by Agatha Christie
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A cent’anni dalla pubblicazione, Poirot a Styles Court è qui accompagnato da “contenuti speciali”: il testo originale inviato all’editore del capitolo 12 (diverso da quello che sarebbe andato in stampa, come racconta l’introduzione di John Curran) e un curioso articolo della Christie sul suo rapporto con i veleni e sul loro ruolo nelle crime stories.
Durante la Prima guerra mondiale, un giovane ufficiale inglese ferito al fronte, Arthur Hastings, viene ospitato per la convalescenza da un vecchio amico, John Cavendish. Il soggiorno nella residenza di campagna dei Cavendish nell’Essex, la lussuosa Styles Court, sarà però tutt’altro che tranquillo. La padrona di casa, matrigna di John, ha sposato un uomo di vent’anni più giovane, e i figliastri, scavalcati nell’eredità, sembrano tramare qualcosa. La governante è sicura che prima o poi la situazione possa precipitare e, in breve, la profezia si avvera. La padrona di Styles Court viene avvelenata e i sospetti si concentrano subito sui membri della famiglia. Per loro fortuna, in paese c’è un profugo belga dai grandi baffi, uno che di delitti se ne intende... Così nel 1920 il mondo scopriva il talento narrativo di Agatha Christie e faceva conoscenza con il suo detective, Hercule Poirot.

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Edizione cult per i primi cento anni del detective belga
facebook.com/maurizio.sacchi.99/posts/879011422593089?__tn__=K-R

Per la reading challenge #readchristie2020 (che, ricordo, sto cercando pian piano di recuperare perché conosciuta in ritardo) del mese di gennaio viene proposto “una storia che le ha cambiato la vita” e la scelta principe per questo tema (suggerita anche dal sito ufficiale della challenge) è “Poirot a Styles Court”, ovviamente, in quanto libro con il quale la grande Agatha ha intrapreso la carriera di scrittrice ed ha anche introdotto il suo più famoso personaggio. Per la challenge avevo deciso di intraprendere solo letture nuove della Christie, ma per questo mese faccio eccezione, approfittando di questa nuova edizione “Cult”, uscita da poche settimane in occasione del centenario di tale libro, contenente materiale inedito: oltre alla prefazione di John Curran, forse il maggiore esperto della Christie, e ad un breve brano sui veleni dell’autrice, in questa edizione è proposta la versione originale del penultimo capitolo (il 12, ove viene svelato l’assassino) del libro, che era stata bocciata dall’editore dell’epoca, costringendo la Christie a riscriverla nella versione finora conosciuta dai lettori negli ultimi cento anni.
La mia opinione di questo pilastro della letteratura gialla prima di questa ennesima rilettura era: un ottimo romanzo giallo (soprattutto in virtù dell’originalità dell’identità del colpevole), ma non scritto in maniera eccellente (in particolare riscontravo alcuni passaggi in cui “si descrive anziché mostrare”, un errore secondo i manuali di scrittura creativa). Dopo questa lettura la mia valutazione si alza, su entrambi gli aspetti.
Relativamente alla scrittura, devo sempre confermare che si tratta di una opera prima e lo stile della Christie ha raggiunto punte di eccellenza in libri successivi; ma tutte le caratteristiche del suo stile c’erano anche qui: scrittura sintetica, ottima caratterizzazione dei personaggi, humour; e le figure sia di Poirot sia di Hastings erano già perfettamente delineate in questo primo libro (che ridere quando Hastings, narratore delle vicende, fa il pallone gonfiato per certi suoi ragionamenti, considerati da lui corretti e molto intelligenti, o certi scarsi apprezzamenti verso Poirot per alcune sue osservazioni o comportamenti considerati sciocchi, per scoprire poche pagine dopo che erano del tutto errati!)
Relativamente al caso giallo, se, ovviamente, mi ricordavo il colpevole, ho dovuto constatare che mi ero scordato fin troppi elementi: in particolare mi ha meravigliato la complessità della trama, il complesso intreccio di vicende e personaggi, che Poirot ha dovuto dipanare, il giusto numero di potenziali colpevoli (sette, ricorda Curran in introduzione, né troppo pochi, né troppi), ciascuno ben caratterizzato da una parte, con dei piccoli misteri che si scoprono fino alla fine, dall’altra. Per essere un’opera prima, tale intreccio giallo era veramente eccellente …
Ho riscontrato solo una stonatura, che in parte si ricollega alla domanda che i potenziali acquirenti di questa edizione si fanno, “E’ meglio l’originale cap. 12 o quello definitivo?” Domanda che, dico subito, non si dovrebbe porre, perché l’inedito capitolo originale non era revisionato, presentava minime incongruenze con il resto della trama dovute sicuramente a revisioni successive del resto del libro e perché parte del capitolo era stato comunque mantenuto nel cap. 11. La stonatura è l’avvio di un processo per omicidio, con tanto di narrazione del dibattimento in tribunale, a partire dal cap. 11: questo elemento (che non ricordavo come tante altre cose della trama) e soprattutto il fatto che Poirot non lo abbia scongiurato prima della risoluzione definitiva del caso trova una sua spiegazione, anche apprezzata, nelle spiegazioni finali; l’ho però trovato stonato perché la Christie si è cimentato poche volte nel legal thriller (“Parola alla difesa” e il racconto “Testimone d’accusa”, ho ricostruito), e sempre per motivi legati alla trama o agli espedienti narrativi del caso. La Christie scriveva solo di cose che conosceva bene: poteva permettersi di far morire la gente di anche sconosciuti veleni perché ha lavorato nel dispensario di un ospedale; si è permessa diversi romanzi in località esotiche, che però conosceva bene per aver accompagnato nei suoi viaggi il suo secondo marito archeologo, ma il resto dei romanzi, la cui scrittura manifestava forte confidenza con l’ambientazione da parte di chi scrive, tanto da potersi permettere di “mostrarla senza descriverla”, era ambientato o a Londra, o nella campagna inglese, le situazioni umane in cui avvenivano i suoi omicidi non presentavano mai strampalatezze, maledizioni, atmosfere gotiche o richiami a (fanta-)periodi storici o (fanta-)nazioni straniere, ma erano assolutamente normali e tipicamente british, gli stessi, pochi, romanzi thriller o spionistici elaborati dalla Christie non presentavano mai eccessi di linguaggi specialistici, situazioni politiche particolari, scene di sesso e quanti altri topoi del genere che richiedevano documentazione; ora, la Christie non era né avvocato né giudice e pertanto evitava di entrare in tribunale nei suoi romanzi, quando le era possibile.
Quale sono le differenze fra i due cap. 12? Nulla, nella sostanza, l’assassino e la ricostruzione delle vicende rimangono le stesse; solo che nell’originale cap. 12 Poirot fornisce la spiegazione del caso offrendo testimonianza, per la difesa, in tribunale; una cosa piuttosto strana per un investigatore, l’editore della Christie ci aveva visto bene e, obbligandola a cambiare questo capitolo, ha risolto una ingenuità da opera prima dell’autrice ed ha, involontariamente, introdotto il topos del genere giallo della ricostruzione in salotto davanti a tutti i personaggi, caratteristica quasi fissa dei romanzi della Christie e di molti altri autori gialli. Peccato, solo, che non si è del tutto rimosso il ricorso al tribunale, facendomi storcere la bocca ad un certo punto (per poco, comunque: il dibattimento in tribunale non era così male e c’era una spiegazione interessante, lo ripeto, di aver adottato questo espediente).
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Per la reading challenge #readchristie2020 (che, ricordo, sto cercando pian piano di recuperare perché conosciuta in ritardo) del mese di gennaio viene proposto “una storia che le ha cambiato la vita” e la scelta principe per questo tema (suggerita anche dal sito ufficiale della challenge) è “Poirot a Styles Court”, ovviamente, in quanto libro con il quale la grande Agatha ha intrapreso la carriera di scrittrice ed ha anche introdotto il suo più famoso personaggio. Per la challenge avevo deciso di intraprendere solo letture nuove della Christie, ma per questo mese faccio eccezione, approfittando di questa nuova edizione “Cult”, uscita da poche settimane in occasione del centenario di tale libro, contenente materiale inedito: oltre alla prefazione di John Curran, forse il maggiore esperto della Christie, e ad un breve brano sui veleni dell’autrice, in questa edizione è proposta la versione originale del penultimo capitolo (il 12, ove viene svelato l’assassino) del libro, che era stata bocciata dall’editore dell’epoca, costringendo la Christie a riscriverla nella versione finora conosciuta dai lettori negli ultimi cento anni.
La mia opinione di questo pilastro della letteratura gialla prima di questa ennesima rilettura era: un ottimo romanzo giallo (soprattutto in virtù dell’originalità dell’identità del colpevole), ma non scritto in maniera eccellente (in particolare riscontravo alcuni passaggi in cui “si descrive anziché mostrare”, un errore secondo i manuali di scrittura creativa). Dopo questa lettura la mia valutazione si alza, su entrambi gli aspetti.
Relativamente alla scrittura, devo sempre confermare che si tratta di una opera prima e lo stile della Christie ha raggiunto punte di eccellenza in libri successivi; ma tutte le caratteristiche del suo stile c’erano anche qui: scrittura sintetica, ottima caratterizzazione dei personaggi, humour; e le figure sia di Poirot sia di Hastings erano già perfettamente delineate in questo primo libro (che ridere quando Hastings, narratore delle vicende, fa il pallone gonfiato per certi suoi ragionamenti, considerati da lui corretti e molto intelligenti, o certi scarsi apprezzamenti verso Poirot per alcune sue osservazioni o comportamenti considerati sciocchi, per scoprire poche pagine dopo che erano del tutto errati!)
Relativamente al caso giallo, se, ovviamente, mi ricordavo il colpevole, ho dovuto constatare che mi ero scordato fin troppi elementi: in particolare mi ha meravigliato la complessità della trama, il complesso intreccio di vicende e personaggi, che Poirot ha dovuto dipanare, il giusto numero di potenziali colpevoli (sette, ricorda Curran in introduzione, né troppo pochi, né troppi), ciascuno ben caratterizzato da una parte, con dei piccoli misteri che si scoprono fino alla fine, dall’altra. Per essere un’opera prima, tale intreccio giallo era veramente eccellente …
Ho riscontrato solo una stonatura, che in parte si ricollega alla domanda che i potenziali acquirenti di questa edizione si fanno, “E’ meglio l’originale cap. 12 o quello definitivo?” Domanda che, dico subito, non si dovrebbe porre, perché l’inedito capitolo originale non era revisionato, presentava minime incongruenze con il resto della trama dovute sicuramente a revisioni successive del resto del libro e perché parte del capitolo era stato comunque mantenuto nel cap. 11. La stonatura è l’avvio di un processo per omicidio, con tanto di narrazione del dibattimento in tribunale, a partire dal cap. 11: questo elemento (che non ricordavo come tante altre cose della trama) e soprattutto il fatto che Poirot non lo abbia scongiurato prima della risoluzione definitiva del caso trova una sua spiegazione, anche apprezzata, nelle spiegazioni finali; l’ho però trovato stonato perché la Christie si è cimentato poche volte nel legal thriller (“Parola alla difesa” e il racconto “Testimone d’accusa”, ho ricostruito), e sempre per motivi legati alla trama o agli espedienti narrativi del caso. La Christie scriveva solo di cose che conosceva bene: poteva permettersi di far morire la gente di anche sconosciuti veleni perché ha lavorato nel dispensario di un ospedale; si è permessa diversi romanzi in località esotiche, che però conosceva bene per aver accompagnato nei suoi viaggi il suo secondo marito archeologo, ma il resto dei romanzi, la cui scrittura manifestava forte confidenza con l’ambientazione da parte di chi scrive, tanto da potersi permettere di “mostrarla senza descriverla”, era ambientato o a Londra, o nella campagna inglese, le situazioni umane in cui avvenivano i suoi omicidi non presentavano mai strampalatezze, maledizioni, atmosfere gotiche o richiami a (fanta-)periodi storici o (fanta-)nazioni straniere, ma erano assolutamente normali e tipicamente british, gli stessi, pochi, romanzi thriller o spionistici elaborati dalla Christie non presentavano mai eccessi di linguaggi specialistici, situazioni politiche particolari, scene di sesso e quanti altri topoi del genere che richiedevano documentazione; ora, la Christie non era né avvocato né giudice e pertanto evitava di entrare in tribunale nei suoi romanzi, quando le era possibile.
Quale sono le differenze fra i due cap. 12? Nulla, nella sostanza, l’assassino e la ricostruzione delle vicende rimangono le stesse; solo che nell’originale cap. 12 Poirot fornisce la spiegazione del caso offrendo testimonianza, per la difesa, in tribunale; una cosa piuttosto strana per un investigatore, l’editore della Christie ci aveva visto bene e, obbligandola a cambiare questo capitolo, ha risolto una ingenuità da opera prima dell’autrice ed ha, involontariamente, introdotto il topos del genere giallo della ricostruzione in salotto davanti a tutti i personaggi, caratteristica quasi fissa dei romanzi della Christie e di molti altri autori gialli. Peccato, solo, che non si è del tutto rimosso il ricorso al tribunale, facendomi storcere la bocca ad un certo punto (per poco, comunque: il dibattimento in tribunale non era così male e c’era una spiegazione interessante, lo ripeto, di aver adottato questo espediente).