Poirot a Styles Court
by Agatha Christie
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A cent’anni dalla pubblicazione, Poirot a Styles Court è qui accompagnato da “contenuti speciali”: il testo originale inviato all’editore del capitolo 12 (diverso da quello che sarebbe andato in stampa, come racconta l’introduzione di John Curran) e un curioso articolo della Christie sul suo rapporto con i veleni e sul loro ruolo nelle crime stories.
Durante la Prima guerra mondiale, un giovane ufficiale inglese ferito al fronte, Arthur Hastings, viene ospitato per la convalescenza da un vecchio amico, John Cavendish. Il soggiorno nella residenza di campagna dei Cavendish nell’Essex, la lussuosa Styles Court, sarà però tutt’altro che tranquillo. La padrona di casa, matrigna di John, ha sposato un uomo di vent’anni più giovane, e i figliastri, scavalcati nell’eredità, sembrano tramare qualcosa. La governante è sicura che prima o poi la situazione possa precipitare e, in breve, la profezia si avvera. La padrona di Styles Court viene avvelenata e i sospetti si concentrano subito sui membri della famiglia. Per loro fortuna, in paese c’è un profugo belga dai grandi baffi, uno che di delitti se ne intende... Così nel 1920 il mondo scopriva il talento narrativo di Agatha Christie e faceva conoscenza con il suo detective, Hercule Poirot.

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01
Opera prima meravigliosa

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Ho approfittato di una collettiva su facebook per rileggermi, per l’ennesima volta, questo grandissimo classico, noto per essere la prima opera pubblicata della regina del giallo e la prima opera ove compare Poirot; naturalmente l’ho letta nella edizione Oscar Mondadori Cult che avevo comprato l’anno scorso, con la versione alternativa del capitolo dello svelamento dell’assassino e altri extra.

Nonostante l’ennesima rilettura e nonostante sia solo un’opera prima, sono rimasta entusiasta: la Christie è riuscita a creare una trama ed un finale degni di lei (!), con una identità dell’assassino inaspettata, false piste, depistaggi e una buona caratterizzazione dei personaggi, nel solito contesto “famiglia con capofamiglia ricco” adottato in molti altri capolavori dalla Christie stessa.

La lettura era poi molto piacevole da leggere grazie alla narrazione di Hastings, pieno di boria, e le manie di Poirot, entrambi già ben caratterizzati sin da allora; l’indagine era seguita passo passo (tranne quei pochi passaggi necessari in cui Poirot indaga da solo, impedendo anche ai lettori di scoprire cosa combinava) e Poirot alternava adeguate spiegazioni di alcune sue conclusioni logiche, lasciandone, però, altre in sospensiva, suscitando la curiosità dei lettori e la voglia di andare avanti.

Forse l’indagine si basava un po' troppo sugli indizi materiali, ad esempio molto lungo è stato il sopralluogo sul luogo del delitto, con tanto di rinvenimento di oggetti, macchie e quant’altro, nei romanzi successivi Poirot quasi trascurava questo elemento dell’indagine per concentrarsi sul fattore umano e sulla psicologia, in questo romanzo meno presente e preponderante.

Nella prima parte ho riscontrato, poi, un eccesso di descrizioni, con pochi e forse non naturalissimi dialoghi, facendo venire meno il “show, don’t tell” di cui la Christie si è dimostrata maestra in romanzi successivi; ad esempio, si poteva evitare la descrizione della famiglia, con tanto di albero genealogico e breve profilo di quasi tutti i componenti, avvenuto ad appena pag. due (!), sarebbe stato preferibile presentare ogni personaggio con le loro azioni e le loro battute; stessa sorte per Poirot stesso; in generale i caratteri dei personaggi si capivano più per le allusioni nella narrazione di Hastings piuttosto che per loro azioni e battute.

Difetti minoritari, da ascrivere alla “opera prima”; in ogni caso, un giallo eccellente, assolutamente un “must”, non solo per il suo valore “storico”.


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Opera prima meravigliosa

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Ho approfittato di una collettiva su facebook per rileggermi, per l’ennesima volta, questo grandissimo classico, noto per essere la prima opera pubblicata della regina del giallo e la prima opera ove compare Poirot; naturalmente l’ho letta nella edizione Oscar Mondadori Cult che avevo comprato l’anno scorso, con la versione alternativa del capitolo dello svelamento dell’assassino e altri extra.

Nonostante l’ennesima rilettura e nonostante sia solo un’opera prima, sono rimasta entusiasta: la Christie è riuscita a creare una trama ed un finale degni di lei (!), con una identità dell’assassino inaspettata, false piste, depistaggi e una buona caratterizzazione dei personaggi, nel solito contesto “famiglia con capofamiglia ricco” adottato in molti altri capolavori dalla Christie stessa.

La lettura era poi molto piacevole da leggere grazie alla narrazione di Hastings, pieno di boria, e le manie di Poirot, entrambi già ben caratterizzati sin da allora; l’indagine era seguita passo passo (tranne quei pochi passaggi necessari in cui Poirot indaga da solo, impedendo anche ai lettori di scoprire cosa combinava) e Poirot alternava adeguate spiegazioni di alcune sue conclusioni logiche, lasciandone, però, altre in sospensiva, suscitando la curiosità dei lettori e la voglia di andare avanti.

Forse l’indagine si basava un po' troppo sugli indizi materiali, ad esempio molto lungo è stato il sopralluogo sul luogo del delitto, con tanto di rinvenimento di oggetti, macchie e quant’altro, nei romanzi successivi Poirot quasi trascurava questo elemento dell’indagine per concentrarsi sul fattore umano e sulla psicologia, in questo romanzo meno presente e preponderante.

Nella prima parte ho riscontrato, poi, un eccesso di descrizioni, con pochi e forse non naturalissimi dialoghi, facendo venire meno il “show, don’t tell” di cui la Christie si è dimostrata maestra in romanzi successivi; ad esempio, si poteva evitare la descrizione della famiglia, con tanto di albero genealogico e breve profilo di quasi tutti i componenti, avvenuto ad appena pag. due (!), sarebbe stato preferibile presentare ogni personaggio con le loro azioni e le loro battute; stessa sorte per Poirot stesso; in generale i caratteri dei personaggi si capivano più per le allusioni nella narrazione di Hastings piuttosto che per loro azioni e battute.

Difetti minoritari, da ascrivere alla “opera prima”; in ogni caso, un giallo eccellente, assolutamente un “must”, non solo per il suo valore “storico”.