Polvere
by Patricia Cornwell
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Kay Scarpetta è finalmente tornata a casa sua a Cambridge, dopo l'ultimo difficile caso, quando riceve una telefonata dal suo storico compagno di lavoro, Pete Marino, il quale la informa che il corpo di una giovane donna è stato ritrovato sul campo da baseball del Massachusetts Institute of Technology. Ben presto si scopre che si tratta di Gail Shipman, un ingegnere informatico che ha in corso una causa milionaria contro una società di intermediazione finanziaria che l'ha mandata sul lastrico. Kay Scarpetta dubita che si tratti di una coincidenza e ha anche il timore che questo caso sia in qualche modo collegato a sua nipote Lucy. A un primo sguardo, la causa della morte di Gail Shipman non è chiara: il suo cadavere è avvolto in un telo ed è stato composto in una posa particolare. Questo fa pensare che chi l'ha uccisa non sia un killer alle prime armi. Sul corpo vengono inoltre ritrovate tracce di polvere fluorescente rosso sangue, verde smeraldo e blu zaffiro. Tutti questi elementi collegano il fatto a una serie di omicidi a sfondo sessuale perpetrati a Washington da un serial killer soprannominato Capital Killer. La famosa anatomopatologa e i suoi collaboratori si ritrovano ben presto di fronte a uno scenario molto più inquietante di un semplice caso di omicidi seriali, un mondo sinistro che ha a che fare con le droghe sintetiche e la nuova tecnologia dei droni, che vede coinvolti il crimine organizzato e le più alte sfere governative.

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Nelly PepeNelly Pepe wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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L'aroma è svanito - 17 set 17
Stiamo scherzando? Questo, un nuovo episodio della saga “Scarpetta”? Manca praticamente di quasi tutti gli elementi che ne hanno fatto, nel tempo, una delle serie migliori, e forse maggiormente seguita (insieme a Bones). Ora (anzi quattro anni fa) la nostra Patricia ci fa uscire un volume che, come forse giustamente ha detto qualcuno nella rete (scusate la scarsa citazione, ma mi è sfuggito) è un libro adatto ad un anatomopatologo, e non a noi lettori. Più o meno compulsivi. Più o meno amanti della scrittrice. Un solo esempio, prima di narrare qualcosa. Kay viene avvertita della necessità di un’analisi di un cadavere. Tra la telefonata e l’arrivo sul posto, scontando anche il fatto che debba aspettare la vengano a prendere, Patricia impiega quasi cento pagine. Manca solo che ci si metta a descrivere tutte le piante del giardino di casa Kay e del campo sportivo del MIT poi, e siamo a posto. Non solo, ma tra divagazioni varie, ci narra almeno due volte che una vittima di un certo delitto su cui sta indagando il marito, indossa mutandine non sue. Poi, dopo che ci narra tutto per filo e per segno, tanto che “condensa” tutta la giornata in 400 pagine (!), ci spiattella le ultime mosse in una decina di pagine scarne e con dei salti qua e là, come se noi si dovesse sapere già tutto. Intanto c’è un piccolo salto temporale tra l’ultimo libro (“Il letto di ossa”) dove la troviamo coinvolta in varie vicissitudini legali, e questo dove si narra a più riprese una sua presenza sul campo per l’analisi di una strage tipo Columbine, ma di cui non c’è altra traccia nei suoi libri precedenti. Inoltre, Marino, un tempo fido collaboratore sia in polizia sia nel Centro di Medicina Legale messo in piedi dalla famiglia Scarpetta, si è dimesso ed è tornato a fare il poliziotto. Lucy, la nipote mago dell’informatica, si è a sua volta messa con tale Janet (che non ricordo se fosse una sua vecchia fiamma o una nuova). Infine, il marito Benton, da sempre legalista e legato a filo ennuplo all’FBI, sembra stufo dei bastoni che vengono messi alle sue ruote, anche perché il suo nuovo capo, Ed Granby, non sembra granché affidabile. Comunque per quelle prime cento pagine assistiamo alle peregrinazioni mentali di Kay, tra l’altro influenzata, che saltabecca qua e là nel suo passato, come per farci riprendere le fila di un discorso interrotto. Poi, analizzando la morta, trova strani collegamenti con le morti di tre persone a Washington, su cui indaga l’FBI e di cui non dovrebbe sapere nulla. Complichiamo il tutto: Gail, l’ultimo cadavere, è anche in affari con Lucy su progetti avveniristici di “app” per aiutare indagini legali. Ma Gail fa il doppio, se non il triplo gioco. Intenta una causa al suo precedente ufficio, il “DoubleS” sostenendo che le ha fatto perdere soldi, ma cercando sottobanco di rubare le app di Lucy e rivenderle proprio alla società cui fa causa. Benton, nelle more, non è convinto delle tracce di DNA trovate sui cadaveri della capitale, che farebbero risalire l’assassino ad un tizio coinvolto nella morte della madre quindici anni prima e poi scomparso. Kay ha anche l’intuizione che ci possa essere stato un cattivo uso delle banche dati federali. Cosa che ci porta ben presto a sospettare che l’FBI centri, e non poco. Quindi mentre scorrono le poche ore del racconto, ben diluite nelle lunghe pagine, abbiamo modo di vedere: Kay che risale alla morte della Gabriela madre del presunto killer, Kay che mette in mora il patologo che effettuò le analisi del tempo, Kay che utilizzando il software avveniristico di Lucy, tramite vecchie registrazioni video della scena del delitto, capisce che sulla scena era presente qualcun altro, oltre al presunto killer. Che non poteva essere l’assassino in quanto, all’epoca, ingessato ad un braccio. Intanto avvengono altre morti, così come in un “Criminal Minds” d’annata. Una signorina imbottita di droga si butta dal sesto piano. Lo psicologo che l’ha in cura muore in un incidente stradale che ben presto si scopre essere un omicidio. E tre persone, tra cui Lombardi e moglie che ne sono titolari, vengono uccise nella super-controllata sede della “DoubleS”. Analizzando quest’ultimo delitto (anzi delitti), e trafugando il server della società Kay, ma soprattutto Lucy, hanno modo di ricostruire i legami tra Lombardi e Granby, l’ascesa di quest’ultimo dopo il delitto di Gabriela, il collegamento tra Gail e la terza morta nella sede societaria. A questo punto, nelle ultime pagine, al solito di corsa, Benton tira fuori anche lui un asso dalla manica, collegando il terzo incomodo sulla scena del delitto, Lombardi ed un misterioso inserviente di un circo. Asso mancante della catena, che lo vede agire da serial killer per conto di Lombardi, anche perché ne usava il prodotto che la “DoubleS” commercializzava sottobanco, e cioè una potente droga sintetica. Che aveva portato la signorina di cui sopra ad una overdose allucinatoria. Che il killer aveva dovuto prima uccidere una tizia a Washington (originaria però del Massachusetts) che metteva in pericolo Lombardi (e con Lombardi, Granby). Il killer, fuori di testa per la droga, perde poi il controllo, uccide a più non posso, tra cui Gail (che però muore per una sfortunata serie di coincidenze), e poi fa la strage di cui sopra, perché… Insomma, 400 pagine di discussioni da tavolo anatomiche e una ventina per risolvere il caso, mettere tutti gli attori al loro posto. Con il colpevole che, praticamente, non compare mai se non quando… Beh, qualche puntino di sospensione ve lo meritate. Patricia Cornwell sta forse legandosi troppo a tutta quella catena di film “crime” americani, che perde di vista la scrittura di un buon giallo. Continuiamo a sperare in una risalita, anche se la vedo dura.
IlariaIlaria wrote a review
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EnzoEnzo wrote a review
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McGranittMcGranitt wrote a review
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MaxmorphingMaxmorphing wrote a review
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