Potere alle parole
by Vera Gheno
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Ognuno di noi è le parole che sceglie: conoscerne il significato e saperle usare nel modo giusto e al momento giusto ci dà un potere enorme, forse il piú grande di tutti.
Che cosa penseremmo del proprietario di una Maserati che la lasciasse sempre parcheggiata in garage pur avendo la patente? E di una persona che, possedendo un enorme armadio di vestiti bellissimi, indossasse per pigrizia sempre lo stesso completo? Queste situazioni appaiono improbabili; eppure, sono esempi dell'atteggiamento che molti hanno nei confronti della propria lingua: hanno accesso a un patrimonio immenso, incalcolabile, che per indolenza, o paura, o imperizia, usano in maniera assolutamente parziale. Anche se l'italiano non ha bisogno di venire salvato, né tantomeno preservato, è pur vero che dovremmo amarlo di piú, perché è uno strumento raffinatissimo, ed è un peccato limitarsi a una frequentazione solamente superficiale. Perché conoscerlo meglio può essere, prima di tutto, di grande giovamento a noi stessi: piú siamo competenti nel padroneggiare le parole, piú sarà completa e soddisfacente la nostra partecipazione alla società in cui viviamo. Vera Gheno si fa strada nel grande mistero della lingua italiana passando in rassegna le nostre abitudini linguistiche e mettendoci di fronte a situazioni in cui ognuno di noi può ritrovarsi facilmente. E ci aiuta a comprendere che la vera libertà di una persona passa dalla conquista delle parole.

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MiKappaMiKappa wrote a review
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MedeaMedea wrote a review
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Lo stato di salute della lingua italiana
Purtroppo i manuali di grammatica italiana in uso nelle scuole sono spesso inadeguati, perché l’ideale sarebbe servirsi costantemente di un approccio diacronico, per chiarire come le lingue vive siano in continua evoluzione e il loro stato di salute sia una conseguenza delle abitudini dei parlanti. Vera Gheno si sofferma più volte su entrambi i concetti, mettendo anche in evidenza quanto sia importante scegliere, di volta in volta, il registro linguistico adeguato alla situazione e agli interlocutori. Quelle a cui ho appena accennato sono soltanto alcune delle questioni prese in esame dall’autrice nel libro “Potere alle parole”, interessante saggio scritto in modo chiaro e scorrevole, tanto che ne suggerirei la lettura a qualunque “non addetto ai lavori” che abbia interesse per l’argomento. Davvero godibili sia le pagine in cui la sociolinguista spiega come sia sorta la polemica relativa al fantomatico aggettivo “petaloso”, sia la parte in cui utilizza il testo della canzone “Ragazzo fortunato” di Jovanotti per fare alcune riflessioni sull’italiano neostandard.
In certi momenti, però, mi sono sinceramente sentita in difficoltà, temendo di costituire un esempio di quel tipo di persona che la Gheno definisce ironicamente “grammarnazi” perché, sempre più spesso, mi scopro esasperata di fronte alla mancata acquisizione delle competenze ortografiche e morfosintattiche di base (un problema evidente nelle classi di scuola secondaria). In realtà non assumo atteggiamenti gratuitamente schizzinosi o fuori contesto, non ostento disprezzo nei confronti di chi non si esprime bene, non mi ritengo affatto “fossilizzata su posizioni intransigenti” e so bene che le consuetudini dei parlanti determinano dei cambiamenti a livello normativo. Ciò non toglie che io trovi orripilante l’uso della locuzione “piuttosto che” con funzione disgiuntiva o la tendenza a fare a meno del congiuntivo! Ammetto anche di non riuscire a comprendere fino in fondo l’ottimismo dell’autrice quando afferma che la lingua italiana è abbastanza in salute. Difficile condividere il suo punto di vista, infatti, se è lei stessa a ricordarci che “più di un italiano su due non legge nemmeno un libro all’anno” e che “perdere la capacità di leggere significa, alla lunga, peggiorare la capacità di scrivere” e, di riflesso, quella di pensare.
Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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Ogni parola, letteralmente, racchiude un mondo

Se un argomento ti interessa e in merito leggi un libro scritto in modo intelligente ed ironico, non solo lo apprezzi ma vorresti che lo leggessero anche gli altri. Gli spunti che offre Vera Gheno sono molteplici, scelgo di svilupparne uno in particolare:
Poiché la competenza linguistica si forma per perenne aggiunta, possiamo aumentare le nostre competenze per tutta la vita, a partire dallo speciale bilinguismo che possediamo praticamente gratis per il solo fatto di nascere in Italia: quello dialetto-italiano, una prima, enorme risorsa espressiva che non dobbiamo mai rimuovere, ma solo imparare a usare nel contesto corretto.

Sull’importanza del contesto Vera Gheno, gestrice (definizione sua) del profilo Twitter dell’Accademia della Crusca, insiste spesso. I registri linguistici variano a seconda dell’ambito in cui ci troviamo, tanti più registri sapremo usare, tanto più appropriate saranno le nostre esposizioni. L’analisi della lingua e della sua evoluzione è a tutto tondo, si spiega come neologismi ed anglismi non vadano considerati demoni, ma segnali che la nostra lingua è viva, ricettiva e in costante evoluzione, che essi entreranno a far parte dei dizionari solo in base alla consolidata frequenza d’uso e non grazie alla loro paternità

“le lingue non sono solitamente create a tavolino, e che il sistema della norma, pur dovendo senz’altro molto alle indicazioni dei linguisti, si realizza prima di tutto tramite l’uso vivo delle persone”…
…Il «nuovo standard» (o neostandard) comprende fenomeni come la semplificazione del sistema verbale, con caduta in disuso di tempi come il trapassato remoto o il futuro anteriore, l’impiego del presente pro futuro (come in domani vado invece di domani andrò) o dell’imperfetto di cortesia (volevo del pane invece di vorrei del pane) o, ancora, dell’indicativo al posto del congiuntivo (penso che è una buona idea); la semplificazione del sistema pronominale, con lui, lei e loro come soggetto invece di egli, ella, essi (chi è che impiega mai egli «dal vivo», in una conversazione reale?)


Ecco, posto il fatto dell’influenza del parlato, sullo scritto, della necessità di individuare i contesti in cui operiamo (una relazione di lavoro non è paragonabile alla lettera ad un amico o ad un commento divertito su GR e comunque a mio avviso scritto e parlato rimangono due discipline differenti) è sul dialetto che voglio portare il mio contributo:
in Toscana il sistema pronominale è ancora più snello, perché “Gli” fa le veci di a lui, a lei, a loro. Per intenderci “Devi parlargli!” Può significare indifferentemente: devi parlare a Marco, a Claudia, a Marco e Claudia. Noi toscani siamo famosi per la rimozione della C che i fiorentini aspirano e i pisani mangiano. La domenica a Firenze è domeniha, a Pisa Domenia. Proprio in provincia di Pisa, una signora intervistata alla TV, per descrivere i momenti precedenti al grave incendio che aveva distrutto un capannone industriale, affermò di aver sentito un grande *bocato. (mentre la intervistavano si sarà imposta di non mangiarsi le C).
Le parole per me sono giocattoli e nonostante per Vera Gheno rappresentino una professione, anche in lei è riconoscibile il piacere di giocare con esse. Di cosa sono fatti i libri che in qualità di utenti di questo sito consumiamo in quantità industriale? In questo troverete anche un’analisi sociologica del linguaggio e della sua importanza nell’epoca in cui tutto può esser condiviso, vero o falso (soprattutto se falso) che sia, troverete l’invito a verificare le fonti, a non fidarvi di ciò che vi viene proposto e l’esortazione finale
Ogni lingua, è di chi la parla; di conseguenza, siamo tutti responsabili del suo stato di salute. Prima smettiamo di imputare le cause dei problemi agli altri, meglio è per tutti. E il punto non è astrattamente usarla bene, ma usarla al meglio delle proprie capacità e competenze.