Pranzi di famiglia
by Romana Petri
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A fine novembre, con il cielo di Lisbona carico di pioggia, Vasco Dos Santos chiude la sua galleria in Travessa dos Fieis de Deus sempre più tardi. Non ha alcuna voglia di tornare a casa da sua sorella Rita, divenuta ormai intrattabile.
Nata deforme e, grazie al coraggio e alla tenacia della madre Maria do Ceu, «ricostruita» attraverso una lunga e dolorosa serie di operazioni,
Rita è ormai costantemente in preda all’ira. La morte di sua madre, dell’unica persona capace di preservare l’armonia familiare, ha inasprito oltre ogni misura i suoi rapporti non soltanto con Vasco, ma anche con la sorella Joana, la cui bellezza è così abbagliante da risultare dolorosa, e con il padre Tiago, che anni prima, per sfuggire alla tragedia della figlia, ha abbandonato la famiglia e si è legato a Marta, una donna rancorosa che lo spinge a recidere ogni legame con il suo passato.
Tuttavia, da uomo pragmatico quale è, Tiago ha trovato un modo per mantenere un, seppur fragile, contatto con i figli: la domenica, ogni domenica della sua vita, la dedica al pranzo con loro. Una cosa frettolosa, niente di troppo familiare. Un flebile omaggio alla volontà di Maria do Ceu di tenere uniti i figli.
È in uno di questi pranzi che i tre fratelli si ritrovano a condividere una scoperta sorprendente: nessuno di loro conserva ricordi del passato. Perché hanno rimosso tutto? La loro vita è stata infelice al punto da volerla dimenticare quasi completamente?
Spetterà a Rita ricostruire la storia della famiglia attraverso i documenti ufficiali emersi dagli archivi di Stato, scoprendo una realtà ben diversa da quella che Maria do Ceu aveva raccontato.
Nel frattempo, a turbare ulteriormente gli «squilibri» di questa complicata famiglia portoghese sarà l’arrivo di Luciana Albertini, un’eccentrica, visionaria pittrice italiana che farà breccia nel cuore di Vasco.
Con prosa elegante e nitida Romana Petri torna in libreria con una toccante, intensa saga familiare sullo sfondo di una conturbante e luminosa Lisbona, confermandosi, attraverso la storia di tre fratelli in cerca di sé stessi e del proprio passato, scrupolosa indagatrice dei sentimenti e dei legami familiari.

All Reviews

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ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
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Romana Petri racconta la storia di una famiglia ormai alla deriva che si ritrova nel rito del pranzo nei giorni di festa. Siamo nella Lisbona tanto cara all’autrice.

Dopo la morte di Maria de Ceu questi pranzi rappresentano di fatto l’unico legame fra Tiago, che si è rifatto una vita ed è diventato un uomo molto potente e i suoi tre figli Vasco, Rita e Joana. Gli restano solo i pranzi, divenuti un rituale ormai privo di significato. Si riuniscono, ma dopo un po’ le parole vengono a mancare e i pensieri diventano pesanti.

A volte i protagonisti sembrano come fermarsi e all’improvviso si accorgano che il tempo scorre inesorabile e allora non possono fare altro che fermarsi e scartare un ricordo; è così che il passato si disperde in una serie di rivoli e i ricordi finiscono col diventare altro, si allontanano sempre di più dalle cose realmente accadute.

Quanto tempo trascorriamo a ricordare? Non possiamo restare a lungo in un luogo che non susciti in noi qualche ricordo. Se si mantenesse intatta la memoria non servirebbe scrivere e forse sarebbe un bene, perché la scrittura ci porta a dimenticare.

Perché spesso lasciamo le cose di chi è morto al loro posto, come a dare continuità a una vita che non c’è più,? Il fatto è che le cose sopravvivono agli uomini e così diventano altro da ciò che hanno rappresentato.

Pensare al dopo… forse nessuno guarderebbe a una vita dopo la morte se non ci fossero i sogni!

Un buon romanzo con pagine che, come spesso riesce alla Petri, spingono a riflettere ma che qui a volte fanno sì che ci si perda dentro un racconto lento, come nel caso del gatto o della storia di Arione di Metimna, amico di Periandro tiranno di Corinto, raccontata in un quadro dell’Alessandrini, la pittrice italiana che si lega a Vasco. Resta  il dubbio che tutto questo serva per allungare un po’ il brodo: ce n’era davvero bisogno per un romanzo che supera le 400 pagine?

Dani MelaDani Mela wrote a review
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Lamicianera🐱Lamicianera🐱 wrote a review
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PARENTI SERPENTI???
Lisbona, città d’adozione dell’autrice, adagiata sulla riva Nord del fiume Tago, dal fascino struggente, retrò e melanconico, battuta dal vento e piena di luce, la protagonista del romanzo è una Lisbona tardo autunnale, dal cielo carico di pioggia, dove le nuvole si muovono veloci insieme al vento, “ma quando si fermavano, gettavano un’acqua obliqua che sembrava correre sempre in direzione del mare”. La città lusitana sembra vestire i colori del lutto per un dolore antico quanto il mondo, un dolore difficile da accettare, dal quale si può uscire solamente adulti e consapevoli
Pranzi di famiglia entra nella tradizione dei romanzi che si aprono con la morte del patriarca (o della matriarca, come Teresa Uzeda di Francalanza che muore all’inizio dei Viceré) e raccontano cosa accade quando una colonna cade giù smettendo di sorreggere quello che c’era da sorreggere e di nascondere quello che c’era da nascondere
C'è tanta cultura figurativa, tanta musica, tanta letteratura, tanta sensibilità artistica in questo libro. E la consapevolezza che la cosiddetta famiglia tradizionale, tanto invocata da una parte di società italiana che guarda al passato, è troppo spesso un covo di vipere, che l’autrice indaga con lama affilata smascherando ipocrisie e luoghi comuni.
Il rapporto padre figli è stereotipato, superficiale. Il formalismo li condiziona, tanto che l’unico momento in cui si incontrano sono questi famosi pranzi al ristorante, un appuntamento domenicale inderogabile, durante i quali la cosa più importante sembra la scelta del vino. Gli incontri si trasformano in scontri, la violenza sopita esplode, Rita quasi sempre lascia la tavola urlando, Marta guarda in terra, Vasco vorrebbe trovarsi altrove, il nonno capisce poco: solo la pittrice (italiana), divenuta ormai compagna di Vasco, mal vista e non accettata, è capace di dire parole di verità a questa famiglia così difficile, violenta, risentita.
Ci sono alcuni animali domestici, il cane Barabba e il gatto Zaca, che sembrano più umani degli uomini. Ristoranti, caffè, ospedali, spiagge, un gran freddo, il forte vento dell’Atlantico, il fiume Tago fanno da scenario a questa storia raccontata con grande acume psicologico, con forte realismo nel descrivere i difficili legami familiari che dividono genitori e figli, fratelli e sorelle, nel rimpianto di un passato che si credeva felice, ma che si rivela pieno di menzogne, di non detti
Il romanzo è molto lungo, la scrittura molto densa e analitica, le forme espressive insolite: perché ha preferito usare “aperse”, “coperse”, al posto delle più consuete aprì, coprì. Tuttavia alcune frasi del libro mi sono rimaste nel cuore.
[..]La mia è una di quelle famiglie che conserva il poco che ha, solo che lo conserva male, in un modo che non fa altro che diminuire. E alla fine si accontenta pure del pugno di mosche. Da noi si può pensare qualsiasi cosa, ma non bisogna dirla, bisogna mettere un silenzio sopra l’altro, farne una montagna così alta che di scalarla non andrà più a nessuno…[..]
Senza passato non si può vivere con intensità il presente, né fare un minimo progetto per il futuro. I tre fratelli si ritrovano, a trent’anni, a non ricordare la loro infanzia, cioè quel momento del passato che ci forma completamente: è indispensabile fare questo viaggio all’indietro non solo per cercare di avere una vita futura, un progetto lavorativo, o amoroso, o familiare, ma anche per arrivare ad un ricongiungimento con se stessi. . “Tornare indietro” è indispensabile, anche quando è doloroso: l’amaro calice va bevuto.
Vento che viene dall'oceano, fredda pioggia, la pesante tristezza " la Saudade" che è solo portoghese e il fado con la struggente voce di Amalia Rodrigues una tristezza atavica oserei dire congenta un Portogallo tragicamente arresatrato splendida "location" e non poteva mancare come colonna sonora
youtube.com/watch?v=v6P68KXeBy4
youtube.com/watch?v=qHBk5g_Ei38
"È solo il momento degli addii ad essere difficile. Poi la vita prende il sopravvento."

JimmyJimmy wrote a review
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“Da noi si può pensare qualsiasi cosa , ma non bisogna dirla , bisogna invece mettere un silenzio sopra l’altro , farne una montagna così alta che di scalarla non andrà più a nessuno. “
Pochi personaggi e ben disegnati a comporre il quadro di un nucleo famigliare al vertice del quale sta collocato , come su un trono ideale , Tiago da Conçeicão, un uomo partito dal niente che è arrivato a ricoprire un ruolo di rilievo nel governo della città, attorno al quale ruotano la primogenita Rita e i gemelli Vasco e Joana che , a differenza della prima segnata pesantemente dalla sorte sin dalla nascita , sono entrambi bellissimi.
Un avvio occupato quasi prevalentemente dalla descrizione dei vari personaggi e dalle cerimonie rituali del pranzo domenicale che Tiago impone non solo ai figli ma anche al succube e sfortunato fratello Humberto ed al vecchio patrigno Manuel Ramalhete che tutti chiamato “il nonno”, che per lui rappresenta soprattutto un’occasione per vantarsi e per magnificare gli innegabili successi da raggiunti nella vita .
Ma il tono cambia e si trasforma completamente quando entra in scena Luciana Albertini , una pittrice italiana quasi sempre chiamata con il solo cognome nel corso della narrazione , che Vasco incontra per caso e dalla quale si sente subito particolarmente attratto.
Un intreccio sviluppato sullo sfondo di Lisbona , dove l’autrice ha vissuto e dove continua a ritornare tutt’ora , nello svolgimento del quale lei ha probabilmente riversato un bel po’ di suoi ricordi personali .
E proprio come la pittrice italiana , che sa cogliere nei vari protagonisti la loro vera personalità quando li ritrae tutti nella bella parte finale della narrazione , lei tratteggia un quadro impietoso quanto realistico della realtà di una famiglia nella quale è venuto a mancare il punto di riferimento più importante ossia la madre Maria do Ceu la cui figura è pregnante pur nella sua assenza.
Un romanzo che non manca di momenti umoristici sebbene in un contesto decisamente serio , nel quale l’egoismo , l’ipocrisia , la mancanza di chiarezza , l’incapacità di esprimere realmente ciò che si pensa finiscono col produrre una lenta erosione dei sentimenti .
Gli unici rilievi, ma sono veramente inezie perché il libro mi è piaciuto, riguardano il “parlaci” (anziché parlagli/le) utilizzato qua e là che non manca di darmi fastidio anche quando inserito in un contesto di famigliarità , così come non ho neppure condiviso il ricorso continuo alla forma verbale arcaica di “aperse” anziché “aprì.