Preludio alla fondazione
by Isaac Asimov
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"Preludio alla Fondazione" è il libro che racconta l'origine della straordinaria epopea della Fondazione, il più celebre ciclo narrativo della fantascienza moderna.Nell'anno 12020 dell'Era Galattica Hari Seldon, un oscuro matematico originario di Helicon, giunge sul pianeta Trantor per presentare le... More

Escamar's Review

EscamarEscamar wrote a review
02
(*)(*)(*)( )( )
Spoiler Alert
Bei personaggi, Hari Seldon, Dors Venabili e Chatter Hummin, che restano in mente e a cui ci si affeziona. Nei libri di Asimov mi era capitato solo con Elijah Baley e R. Daneel Olivaw (un po’ anche con Susan Calvin). E poi che cosa scopro? Che Hummin altri non è che Daneel, robot umanoide, ancora “vivo”, ehm, in funzione, dopo ventimila anni, perché ha sostituito i propri componenti, cervello positronico compreso, con altri via via sempre più evoluti.
I mondi abitati sono milioni, l’impero galattico è in fase di decadenza, che sia esistito un pianeta originario dell’umanità è ancora un mistero. Un matematico intuisce la possibilità di prevedere il futuro della società umana con la psicostoria e, allo scopo di porre le basi di questa nuova scienza, cerca informazioni sul passato, avventurandosi nei diversi settori del “pianeta-capitale” Trantor (tra cui Micogeno, e così si scopre finalmente dov’erano finiti gli abitanti di Aurora). La scoperta di luoghi, persone e culture diverse, con relative reazioni umane (che fanno pensare a situazioni analoghe nella vita reale) è la parte più interessante. La psicostoria è la parte meno convincente. La storia è avvincente.
Ogni capitolo è introdotto da un breve stralcio dell’Enciclopedia Galattica, che si intuisce scritta moltissimo tempo dopo gli eventi narrati, perché fa riferimento ad essi come se fossero già avvolti dalla leggenda.
Undicesimo libro della saga che comprende il ciclo dei robot, dell’impero e delle fondazioni (già letto nel 1993, ma non ricordavo niente).
EscamarEscamar wrote a review
02
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Spoiler Alert
Bei personaggi, Hari Seldon, Dors Venabili e Chatter Hummin, che restano in mente e a cui ci si affeziona. Nei libri di Asimov mi era capitato solo con Elijah Baley e R. Daneel Olivaw (un po’ anche con Susan Calvin). E poi che cosa scopro? Che Hummin altri non è che Daneel, robot umanoide, ancora “vivo”, ehm, in funzione, dopo ventimila anni, perché ha sostituito i propri componenti, cervello positronico compreso, con altri via via sempre più evoluti.
I mondi abitati sono milioni, l’impero galattico è in fase di decadenza, che sia esistito un pianeta originario dell’umanità è ancora un mistero. Un matematico intuisce la possibilità di prevedere il futuro della società umana con la psicostoria e, allo scopo di porre le basi di questa nuova scienza, cerca informazioni sul passato, avventurandosi nei diversi settori del “pianeta-capitale” Trantor (tra cui Micogeno, e così si scopre finalmente dov’erano finiti gli abitanti di Aurora). La scoperta di luoghi, persone e culture diverse, con relative reazioni umane (che fanno pensare a situazioni analoghe nella vita reale) è la parte più interessante. La psicostoria è la parte meno convincente. La storia è avvincente.
Ogni capitolo è introdotto da un breve stralcio dell’Enciclopedia Galattica, che si intuisce scritta moltissimo tempo dopo gli eventi narrati, perché fa riferimento ad essi come se fossero già avvolti dalla leggenda.
Undicesimo libro della saga che comprende il ciclo dei robot, dell’impero e delle fondazioni (già letto nel 1993, ma non ricordavo niente).