Primavera di bellezza
by Beppe Fenoglio
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L'avvento dell'8 settembre 1943 come data ed episodio fondamentale per molte generazioni di italiani; il momento della scelta di vita da parte di un giovane, necessariamente portato alla ribellione: nella vicenda di Johnny, lo stesso protagonista dell'altro romanzo, "Il partigiano Johnny", c'è tutta la realtà fascista in sfacelo; la sua «formazione» lo conduce non a una maturità felice ma al nulla di un mondo privo di senso. "Primavera di bellezza" (1959) è il terzo e ultimo libro pubblicato in vita da Beppe Fenoglio. «Il romanzo venne concepito e steso in lingua inglese. Il testo quale lo conoscono i lettori - dichiarò Fenoglio provocatoriamente - è quindi una mera traduzione».

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PaolitoPaolito wrote a review
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zumurrudduzumurruddu wrote a review
1640
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Chissà se esiste un disturbo specifico dell’apprendimento che causa enormi difficoltà nello studio della storia. Ti pare. E che magari comporta anche grossi problemi con la lettura dei quotidiani, la visione di telegiornali e di programmi televisivi con dibattiti (chiamiamoli così) su temi politici o d’attualità.
Se esistesse questo disturbo, io sarei un caso clinico a dir poco eclatante. (Non che ne vada fiera, tutt’altro…)

“Allora, C., quando c’è stata la guerra di/la pace di/l’armistizio di …?”
“ehm… cioè… (cercando di sbirciare le pagine del libro, che ricambiavano con gelida indifferenza) … mi sembra nel millesettecentoses...umh…”
“Non ti deve sembrare! lo devi sapere!” tuonava impietosa l’insegnante tra le risatine dei compagni.
Questa la scenetta che puntualmente si ripeteva alle mie interrogazioni di storia.

Il problema non era memorizzare le date, piuttosto capire cosa era successo nella data in questione. E’ scoppiata una guerra… c’è stato l’armistizio… cioè? in termini più precisi? non sapevo riempire di significato parole che esprimevano interi mondi di esperienze lontane dalla mia quotidianità.

Negli ultimi mesi ho provato a colmare alcune mie vertiginose lacune con la letteratura. E ho scoperto che, ebbene sì, la letteratura può anche questo (almeno in parte).

Questo romanzo di Fenoglio mi ha aiutato a capire qualcosa di quello che è successo l’8 settembre 1943. Dice, era più facile prendere un qualunque libro di storia. No, per me è meglio la lingua difficile e spumeggiante e fantasiosa ed elaborata di Fenoglio, e il punto di vista di un tipo come Johnny, uno studente, un intellettuale, uno che si ritrova ad un corso per ufficiali, e poi a Roma proprio durante l’armistizio dell’8 settembre, e che assiste al disfacimento dell’esercito italiano, cerca di tornare a casa e poi si unisce ad alcuni ribelli, i primi partigiani; e tutto questo come per caso, con distacco, come qualcuno che a quel mondo non appartiene ma ci si trova in mezzo (eppure non è un’ameba, Johnny è uomo di grande dignità, assomiglia a Milton, a Fenoglio stesso probabilmente). Bellissima la parte del rocambolesco ritorno a casa, dopo la disperata ricerca di abiti borghesi, su treni che scoppiano di gente, attraverso stazioni dove i tedeschi sparano a vista sui militari. Un quadro molto eloquente.

Ecco, la mia ignoranza in materia non mi permette di scrivere un commento più calzante. Volevo solo dire che questo libro per me è stato importante. Illuminante. Lo metto sullo scaffale accanto ad altre piccole-grandi luci: Un anno sull’altipiano, Se questo è un uomo, La tregua, Una questione privata.

Alte, altissime aspettative per il Partigiano Johnny, che occhieggia ammiccante dallo scaffale.
cloudbustercloudbuster wrote a review
01
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Spoiler Alert
Italia, primavera del 1943. Un gruppo di militari dell’esercito italiano, tra cui il piemontese Johnny, si trova riunito in una caserma a fare il corso per diventare ufficiali. Le giornate procedono stancamente tra addestramento, lezioni, discussioni tra commilitoni e urla e minacce degli istruttori. Tutto sembra procedere come se la caserma, e l’esercito italiano in generale, vivesse isolato dalla vita reale e non si trovasse impegnato in una guerra oramai segnata con gli alleati ormai sbarcati in Sicilia. In particolare, brilla l’ottusità e la meticolosità con cui gli istruttori insistono sulle questioni di forma e protocollo ed il disincanto della maggior parte dei soldati. Arriva agosto e il reparto viene spostato a Roma per contribuire alla difesa della città ma anche qui i soldati vivono rinchiusi nella loro caserma, uscendo solo per sporadiche esercitazioni o inutili turni di guardia. Tra i soldati si diffonde una certa insofferenza all’inattività e tutti non vedono l’ora di impegnarsi in prima linea, certi di poter facilmente risollevare le sorti dell’Italia ed aver ragione di alleati e nemici. Poi, però, arriva improvvisa la fine del governo Mussolini e l’annuncio dell’armistizio. Nel giro di una notte l’esercito italiano si scioglie: gli ufficiali per primi buttano alle ortiche le loro divise, indossano abiti civili e si affrettano ad eclissarsi, lasciando le loro truppe senza guida e senza ordini. Passano giorni preziosi in cui Johnny e uno sparuto numero di soldati rimasti per un oscuro senso del dovere e di attaccamento all’arma o, più semplicemente, perché sorpresi dalla repentinità del cambiamento, vagano per la città senza sapere cosa fare. Dopo qualche giorno, però, l’esercito tedesco riesce a riorganizzarsi e scattano le rappresaglie, le retate dei disertori che vengono spediti nei campi di concentramento. Johnny si rassegna e parte per un viaggio avventuroso per tornare a casa ma sente sulla pelle, bruciante, l’umiliazione per come l’esercito italiano e venuto meno ai suoi doveri. Proprio quando è a pochi chilometri da casa incontra uno sparuto gruppo di ex-militari che si sono rifugiati sulle colline ed hanno iniziato a combattere i tedeschi e si unisce a loro, trovando in questa lotta disperata l’azione che poteva ridare un senso alla propria esistenza. E’ la nascita della resistenza, segnata dall’enormità dell’impresa e dalla spropositata differenza delle forze in campo, sia per numero che per risorse.
Questo romanzo rappresenta una sorte di antefatto agli avvenimenti raccontati nelle più celebri opere di Fenoglio dedicate alla resistenza. Anche in quest’opera si coglie forte la passione con cui Fenoglio sostenne le sue idee ed i valori che lo portarono a gettarsi anima e corpo in una disperata lotta contro i tedeschi, non per ideologia politica o calcolo personale, ma per senso della dignità, sua personale e del suo popolo.
Il romanzo parte molto lentamente e la prima parte è quasi noiosa. Poi, con l’armistizio gli eventi precipitano e la narrazione prende quota. Anche il linguaggio tipico di Fenoglio, nella prima parte del romanzo sembra un futile esercizio di stile, mentre nella seconda parte diventa evocativo e creativo al tempo stesso, riuscendo a creare neologismi che colgono perfettamente sentimenti ed emozioni dei protagonisti.