Purity
by Jonathan Franzen
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La giovane Purity Tyler, detta Pip, non conosce la sua vera identità. Sua madre, per un motivo misterioso, non vuole rivelarle chi è suo padre, l'uomo dal quale è fuggita prima che Pip nascesse, cambiando nome e ritirandosi a vivere nell'anonimato tra i boschi della California settentrionale. Pip è ... More

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IleIle wrote a review
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countingcrow76countingcrow76 wrote a review
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Luca MazzeiLuca Mazzei wrote a review
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BettymiBettymi wrote a review
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NiklausNiklaus wrote a review
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Non so se vi è mai capitato di iniziare un libro in modo titubante, poi divorarlo fino al 90% e da lì rallentare sempre più fino quasi una pagina al giorno per la consapevolezza che sta per finire e vorresti posticipare al massimo l'evento.
Ecco, questo mi è capitato con Purity.

Diciamolo, la parte iniziale può lasciare perplessi perché nel momento in cui finisci la prima parte del libro è come se avessi terminato il romanzo di uno scrittore normale, poi nel momento in cui inizi la seconda (delle 7) parti ti sembra di iniziare una nuova storia autoconclusiva. In realtà sono tutte strettamente interlacciate, solo temporalmente separate, centrate su uno dei personaggi che ruotano (e definiscono) il personaggio Purity. E' proprio grazie a questa panoramica a 360 gradi che Purity "Pip" Tyler viene scolpita anche se occupa solo 1/3 delle pagine.
Il primo riflesso è pensare "ma chi si crede di essere questo per volere creare un romanzo con tali ambizioni letterarie?".
Poi comprendi che non è tanto chi crede di essere, ma chi è: uno dei migliori scrittori americani degli ultimi decenni, aura confermata dopo vari libri (non un singolo exploit).
Ci sono tante cose dell'autore che non si può non amare, in primis il non essere parte dei salotti radical-chic politicamente corretti che infestano da anni università, media e librerie americane (leggetevi l'articolo di Riotta, uno al di sopra di ogni sospetto "
lastampa.it/cultura/2015/09/01/news/arriva-purity-il-nuovo-libro-di-jonathan-franzen-contro-tutti-1.35237132").

Non si fa scrupoli Franzen nel colpire al vetriolo sia in modo indiretto (uno dei personaggi è di fatto un ... Assange) o diretto (mettendo in bocca ad un personaggio un rude commento su Safran Foer, uno sugli scudi della intellighenzia Liberal), in entrambi i casi una sana boccata di realismo nella palude delle falsità relazionali.

Andiamo velocissimamente alla storia, centrata su Pip Tyler, figlia di madre single decisamente particolare che si scopre subito essere la figlia contestatrice di un ricchissimo industriale che, come spesso accade, ripudia tutto alla ricerca di una purezza intellettuale, artistica e di vita in cui si scorgono problemi che farebbero la fortuna di psicologi di grido che vanno tanto per la maggiore da quelle parti.
La ragazza, brillante ma cresciuta ignara in un pauperismo forzato (e con insanabili debiti finanziari da università) cerca invano da anni di farsi dire qualcosa del padre mai visto e della storia materna; in seguito ai continui rifiuti e in fuga da una vita senza prospettive approderà alla corte di Andreas Wolff (simil-Assange) rifugiatosi in Bolivia etc etc.
Impossibile annoiarsi, perché ogni parte è di fatto un racconto a sé. Ben pochi sono gli scrittori capaci di farlo senza annichilire di noia il lettore.
Franzen è uno di questi.

Nota. Se pensate che la figura di Anabel Laird sia eccessiva al di là dello stereotipo ... vi sbagliate. Posso dire di averne conosciuto almeno un paio con background identico, stesso identico profilo caratteriale e di vita (ricca, nobile e ... talebana per la sua intransigenza alla "purezza morale e ideologica") e uguale impatto (in stile vampiri emotivi che consumano chi sta loro a fianco, familiari, amici o colleghi.

Oltre alla rece di Riotta vi consiglio anche la seguente
materialismostorico.blogspot.com/2016/03/franzen-specchio-perfettamente-aderente.html
SvalbardSvalbard wrote a review
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Il valzer della manipolazione e del senso di colpa
Probabilmente qualcuno nei romanzi di Franzen sentirà la mancanza di eventi che succedono, antecedenti, conseguenti, intrighi e quant’altro. In effetti in essi succede ben poco, ma la loro grandezza sta in una quarta dimensione, che è quella dell’approfondimento del carattere e delle caratteristiche dei personaggi. Qui viene raccontata da vari punti di vista una situazione veramente semplicissima - una coppia gravemente disfunzionale, con una lei artistoide femminista-hippie e vegana figlia di miliardari, ferocemente e assurdamente manipolatrice, un lui perdutamente innamorato a livelli altrettanto patologici - e, a contrappunto, varie altre situazioni che si accentrano attorno alla loro figlia, Purity detta Pip, a cui la madre tiene totalmente nascosta l’identità del padre, e che vive (La figlia) in una comunità di squatter della baia di S. Francisco, anch’essi ovviamente con pesanti disfunzionalità. Attorno a loro il contorno della new economy, le startup truffaldine, gli hipster, Google e Facebook che sanno tutto e vedono tutto. Più lontano, un’altra vicenda anche questa ovviamente disfunzionale, quella di un giovane cresciuto nella Germania Est, Andreas Wolf, intelligentissimo e bellissimo, figlio (putativo) di un importante funzionario del Partito e di una madre professoressa di anglistica all’università, e che poi, dopo la Wende, diventa il capo di un’organizzazione tipo Wikileaks, ma strutturata più come una comune di Bhagwan-Osho Raijnesh, culto adorante del capo compreso, finalizzata allo spionaggio e alla rivelazione di segreti imbarazzanti. Per una serie di vicende, Purity viene coinvolta nelle loro attività in cambio della possibilità di sapere chi sia il suo vero padre, cosa che in effetti avviene.

La storia, narrata da diversi punti di vista, come dicevo approfondisce le motivazioni - e le disfunzioni - dei vari personaggi, le loro psicologie contorte, le reciproche attitudini manipolatorie, i sensi di colpa, le rabbie e tutto il resto, in una spietata dissezione di cervelli. Come avevo avuto modo di dire a proposito di un altro libro di Franzen, “il più pulito ha la rogna, ma non è colpa sua” si può dire anche di questo. Sono molti i momenti di rilevo della storia, o meglio delle storie: la scoperta, da parte di Wolf, che il mondo della Germania est, oppresso dall’occhio spionistico della STASI, non è molto diverso da quello in cui i padroni dell’informazione, anche loro con la faccia buona, si chiamano Google e Facebook (e comunque molto belle e credibili le descrizioni della vita all’epoca della DDR, per uno che quel mondo non lo ha conosciuto direttamente); la descrizione della comunità di Osho-Wolf; il fatto - e vale come un consiglio per tutti - che è meglio non uccidere mai nessuno, a meno che non ci si sia effettivamente portati (ma è difficile saperlo prima) perché, per quanto la persona in questione possa meritarselo, interrogativi morali, sensi di colpa e quant’altro possono essere psicologicamente devastanti per tutta la tua vita a venire (a questo proposito uno dei soliti tromboni moralisti russi si era ampiamente già espresso, mi pare).

Peccato solo per il finale un po’ stupidamente riconciliatorio.
Fabrizio D'AndreaFabrizio D'Andrea wrote a review
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