Qualunque cosa significhi amore
by Guia Soncini
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Guia Soncini in questo romanzo affronta i segreti più inconfessabili che si annidano nel matrimonio. Di cosa ci vergogniamo? Da quanto tempo ci portiamo dentro quell'imbarazzante segreto? Cosa siamo disposti a fare per tenerlo nascosto? Vanni si vergogna da trentacinque anni, da quando è arrivato a Milano da un paesino del sud: si vergogna delle sue origini, di sua madre che leggeva la biografia di Padre Pio e di suo padre che faceva le parole crociate. Guarda sua moglie, Elsa, e non si capacita di essersi affidato a lei e che lei, milanese doc sempre perfetta, lo abbia sposato anche se sa tutto di lui. Cosa significa amare qualcuno che è il carceriere dei tuoi segreti? Elsa si vergogna da trentatré anni, da quando suo padre ha organizzato quel falso incidente. Da venticinque anni, da quando sa cos'è successo alla madre. Da otto anni, quando (per creare un programma televisivo di successo) ha procurato un'amante al marito. Elsa e Vanni si vergognano di una vergogna nuova da dieci minuti, da quando hanno capito che si stanno per svelare tutte le loro bugie. Cosa c'entra l'amore con l'ambizione? Cosa c'entra l'amore con l'abitudine? Cosa c'entra l'amore con l'inadeguatezza? Che cosa c'entra l'amore coi segreti, le bugie, le porte chiuse, e chi sta dentro e chi rimane fuori?

All Reviews

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RossellaRossella wrote a review
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Minnie33Minnie33 wrote a review
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LETTURA COLLETTIVA (GRUPPO OMONIMO) di GENNAIO 2016 consigliato da NEWWHITEBEAR
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610
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Il peggior insegnamento delle scuole di scrittura è: scrivi di quello che conosci. Che poi uno si ritrova a leggere roba così.

È una fortuna però avere letto questo romanzo subito dopo quello della Lucarelli: i due lavori parlano incidentalmente degli stessi mondi, ma da prospettive completamente diverse e con fini quasi opposti.
Lo dico subito: la Lucarelli mi ha divertita e qua e là fatta proprio ridere. La Soncini, che per la prima volta si cimenta nella fiction, no. È pesante, faticosa, involuta e spesso da rileggere per capire chi e di cosa sta parlando.

Non nego la brillantezza di stile; penso solo che sia il tipico saggio (in questo caso di Teoria e Critica dei Mezzi di Comunicazione di Massa) travestito da romanzo.
Ovviamente i personaggi sono tutti odiosi e posseggono nomi odiosi.
Ovviamente sono tutti così stronzi (o, peggio, stupidi) che è impossibile immedesimarsi o tifare per qualcuno (ovviamente: mica si vorrà negare gli insegnamenti di Brecht?).
Ovviamente Crudelia Soncini è tanto Crudelia quanto i suoi lettori si aspettano da lei.
Ovviamente si parla di intellettuali di sinistra che fanno televisione o giornali di sinistra e disprezzano il loro pubblico, anche se nel finale si prende abbondantemente per i fondelli anche la macchina del fango di destra.
Ovviamente, anche se il tema è l’amore, i misteri del matrimonio etc., quasi nessuno scopa più, perché ci si limita al sexting.

Insomma, la Lucarelli è l’outsider che, fosse un personaggio della Soncini, vi verrebbe sbeffeggiata almeno quanto Fanny Montestrutto (hanno in comune nomi appariscenti e cognomi mediaticamente imbarazzanti; a entrambe piacciono gli uomini e il sesso; ci tengono ad essere sexy; la Lucarelli poi è ancora più meridionale di Fanny, che almeno è una palazzinara romana).
Anzi, forse in un romanzo della Soncini, sarebbe la colf cubana segretamente laureata in medicina.

Però, guarda caso, la parvenue Lucarelli malgrado le sue tette e le sue extension intuisce da sola, con l’ausilio di una dialettica istintiva, le stesse storture e gli stessi vergognosi segreti che la Soncini svela dalla sua torre d’avorio che, sì, prende in giro, ma in un altro universo – dove non “erano tutti intelligentissimi” e tutti sono milanesi o almeno ne hanno adottato usi e costumi - non riuscirebbe a vivere.
“Ma non si stancavano mai di essere tutti intelligentissimi?” inveisce un personaggio minore. E appunto questo è il problema del romanzo: che non si ha mai un attimo di tregua, al punto che – e torniamo ai consigli delle scuole di scrittura – sembra di leggere uno di quei romanzacci dove non dei personaggi veri con corpo, voce e carattere, ma dei cervelli immersi in un liquido parlano tra loro, tutti con lo stesso tono monocorde.
Che noia.
Sylvie.De.Saint.PhalleSylvie.De.Saint.Phalle wrote a review
04
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L’ultimo libro di Guia Soncini mi è capitato tra le mani ed ho deciso di leggerlo, per alcuni motivi. Ricordo vagamente che uno scrittore a me molto caro, Edmondo Berselli, l’aveva descritta con ammirazione, ma non ricordo bene se con ammirazione letteraria o estetica! Avevo poi successivamente letto un suo articolo nel quale descriveva la sensazione che si prova quando a spasso per Parigi si è scambiate per francesi. Si esulta convinte che lo charme parigino si sia improvvisamente, quanto definitivamente, impadronito di noi! Avevo condiviso questa interpretazione, a cui avevo aggiunto la mia esperienza. Quando si viene scambiate per francesi si finisce per scoprire che 1) chi ci ha scambiate per parigine è uno sprovveduto straniero, a cui serve una chiara, immediata e puntuale indicazione sui servizi igienici locali, e convinto dalla nostra faccia rassicurante, si è rivolto a noi 2)potrebbe anche trattarsi di disperato alla ricerca di qualcuna con cui consumare, in tutti i sensi, un “sexy apèro”, com’ è successo a me! 3)potrebbe altresì palesarsi come il complimento di una commessa dei magazzini Lafayette che, in tempo di crisi, pur di vendere il cosmetico di riferimento della maison a cui appartiene, mentirebbe spudoratamente pur di concludere la vendita. Comunque, in ogni caso, non ci hanno scambiato spontaneamente per francesi! Poi, successivamente, avevo letto una recensione entusiastica di Natalia Aspesi sul libro della Soncini, e così ho pensato di avventurarmi nella lettura. A mano a mano che procedevo, pero, il romanzo non mi sembrava un granché. A dire il vero non mi sembrava un granché già dall’inizio! E’ tutto scritto in quel linguaggio “finto”, pubblicitario, colloquiale e tendenzialmente vuoto, con cui quasi la maggior parte degli scrittori contemporanei quarantenni compone le proprie opere, dopo un lungo periodo trascorso a scrivere su giornali, blog, facebook, twitter ecc. Insomma un romanzo di cui si può fare tranquillamente a meno!