Quando l'imperatore era un dio
by Julie Otsuka
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Quando l’imperatore era un dio racconta cosa accadde alle spose «in fotografia», protagoniste di Venivamo tutte per mare, dopo lo scoppio della guerra, dopo Pearl Harbour, dopo l’ordine di evacuazione del febbraio 1942 che le costrinse a lasciare le loro abitazioni per essere internate nei campi di lavoro.
«Evacuazione

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Michela Benetti ThalitaMichela Benetti Thalita wrote a review
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MaristellaMaristella wrote a review
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QUANDO L'IMPERATORE ERA UN DIO
“ …quello che volevamo,
adesso che eravamo tornati nel mondo,
era dimenticare.”

Il romanzo di maggior successo della pittrice e scrittrice nippo-americana Julia Otsuka è stato indubbiamente “Venivamo tutte per mare” edito in Italia nel 2012 da Bollati Boringhieri, un grande racconto corale che faceva luce sulla vita di tante donne giapponesi che nella prima metà del 900 partirono verso gli Stati Uniti per sposare i loro connazionali già emigrati in quel paese in cerca di fortuna.
“Quando l’imperatore era un Dio”, romanzo d’esordio dell’autrice, pubblicato in Italia successivamente e sempre da Bollati Boringhieri, ci riporta un fatto storico per molto tempo poco conosciuto: dopo l’attacco a Pearl Harbour e la decisione del Presidente americano Roosevelt di considerare i cittadini americani giapponesi nemici e potenziali spie, essi vennero deportati in massa e rinchiusi in campi di concentramento situati lontano dalle città. Furono costretti a lasciare le loro case linde e ben tenute, a svendere i loro beni, ad abbandonare ogni loro avere fino a scomparire del tutto da una società nella quale, con pazienza e tanto lavoro, erano riusciti ad inserirsi e cominciavano ad essere apprezzati per i loro modi pacati e gentili. Considerato come il “seguito” di “Venivamo tutte per mare”, forse perché quelle donne partite dal Giappone per sposare sconosciuti della stessa etnia furono anche quelle che subirono questo trattamento durante la guerra, in realtà il libro è un libro a sé che racconta la storia di una famiglia giapponese, con figli nati e cresciuti in America, un bambino e una bambina, e della loro deprivazione d’identità perché ritenuti nemici in seno alla comunità statunitense. Suddiviso in quattro capitoli dove ognuno di loro, la madre, la figlia, il figlio e alla fine il padre, racconta i fatti dal proprio punto di vista, con una scrittura lineare, rapida ed efficace, non priva di delicatezza e di intensità, la Otsuka recupera alla memoria la storia di tante famiglie che subirono la stessa sorte dei protagonisti del libro, attingendo anche alle memorie dei suoi parenti travolti dal medesimo destino. Per tutti quelli che tornarono dai campi, spesso situati nel deserto, pur non avendo combattuto in guerra e neanche ricevuto lo stesso trattamento riservato agli ebrei dei campi nazisti, la vita non fu più la stessa. Il trauma subìto li segnò inesorabilmente e fu difficile integrarsi nuovamente per il clima di sospetto e di paura creatosi tra gli stessi americani che nell’aiutarli o nel dimostrare gentilezza nei confronti di chi era tornato a casa, potevano essere accusati di connivenza con il nemico.
YukinoYukino wrote a review
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Ero in biblioteca per riportare il Conte di Montecristo, ho fatto un giro tra gli scaffali e lo so, non dovevo, ma non ho resistito e l'ho preso ^^
Questo libro è un pugno nello stomaco. E anche se di poche pagine ho fatto fatica a "digerirlo".
Lei è sempre delicata, e pungente nello scrivere. A me piace molto la sua scrittura, anche se ammetto che è particolare, e all'inizio ci si deve fare un pò l'abitudine.
Mentre nello scorso libro abbiamo una visione corale (il libro è scritto sempre in prima persona plurale) qui si alternano i punti di vista di una famiglia composta da madre e due bambini, un maschietto e una feminuccia di 10\8 anni, il cui padre, una notte dopo Pearl Harbor, è stato portato via dall'FBI. Il libro inizia con la lettura dell'ordine di evacuazione per tutti i giapponesi dalle città.
E' straziante davvero leggere queste pagine che da voce soprattutto ai pensieri dei due bambini. A come vedono e vivono quello che gli succede.
Straziante le ultime due pagine con il racconto del padre.
Non sappiamo come si chiamano. Ma non importa. E' una storia che riflette la storia di molte famiglie.
In realtà sono tre stelle e mezzo. Non sono riuscita a dare le quattro stelle perchè anche se mi ha toccato molto, non mi ha rapito come lo scorso libro. Forse perchè mi ha dato sui nervi leggere la vera e cruda realtà. Queste storie mi fanno davvero arrabbiare. Possibile che l'uomo non impara mai?
Gli Americani hanno preso parte alla guerra per combattere contro Hitler e che fanno? fanno la stessa cosa in casa loro? Vi giuro sono inca...nera!
Da leggere per ricordare e non dimenticare.