Quando l'imperatore era un dio
by Julie Otsuka
(*)(*)(*)(*)( )(204)
Quando l’imperatore era un dio racconta cosa accadde alle spose «in fotografia», protagoniste di Venivamo tutte per mare, dopo lo scoppio della guerra, dopo Pearl Harbour, dopo l’ordine di evacuazione del febbraio 1942 che le costrinse a lasciare le loro abitazioni per essere internate nei campi di lavoro.
«Evacuazione e ricollocazione» sono due terribili parole che nessuno penserebbe mai di accostare agli Stati Uniti del Ventesimo secolo. Eppure sono cittadini americani, anche se di origine giapponese, quelli allertati e invitati a concentrarsi, nello spazio di poche ore, in luoghi deputati, con un bagaglio minimo, per essere «trasferiti» altrove. Eppure un tranquillo padre di famiglia di Berkeley, California, viene arrestato nel cuore della notte, in pigiama e pantofole, e interrogato fino allo sfinimento. Eppure sua moglie, la donna che rientra impassibile a casa e sceglie per sé e i due figli i pochi oggetti per il viaggio, seppellisce e nasconde tutto quello che vorrebbe conservare, si libera con
decisione di tutto ciò che non può più proteggere, sale poi su un treno diretto verso l’ignoto, proprio come tanti cittadini di Paesi europei nello stesso periodo.
Sappiamo molte cose dei «campi» nazisti, pochissime dei «campi» americani per cittadini di dubbia lealtà. Julie Otsuka racconta, con il suo stile sobrio, solo in apparenza distaccato, la storia emblematica di quattro di loro, rievocando il destino di chi divenne invisibile per tutta la durata della guerra.

Pamela's Review

PamelaPamela wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )
Come si suol dire...Lascia il tempo che trova
Premetto che "Quando l'imperatore era un dio" NON è il sequel di "Venivamo tutte per mare". Trama e stile sono completamente diversi. Unico fillo conduttore è il macro-tema: il popolo giapponese emigrato in America.

"Quando l'imperatore era un dio" racconta infatti la storia di una "normale" famiglia giapponese emigrata in America e composta da moglie, 2 figli e marito (quest'ultimo rinchiuso però in carcere e quindi presente solo nei ricordi degli altri personaggi) durante la seconda guerra mondiale, ed in particolar modo dopo il bombardamento di Pearl Harbor.

Per quanto la tematica sia interessante, purtroppo manca totalmente lo stile innovativo e coinvolgente di "Venivamo tutte per mare".
I primi capitoli sono scritti in terza persona e senza mai citare i nomi dei protagonisti. Si parla sempre di "la donna", "il bambino" e "la bambina". Ciò lo rende piuttosto piatto e impersonale, quasi noioso.
Per fortuna negli ultimi due capitoli cambia il punto di vista: nel penultimo la storia è raccontata dalla voce dei due bambini, mentre nell'ultimo dalla voce del marito.

La storia si risolleva quindi solamente nel finale (praticamente nelle ultime 30 pagine di 130!), ma di fatto non decolla mai. Peccato.