Quando tutto inizia
by Fabio Volo
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Due su e due giù - 27 set 20
Francamente, mi aspettavo qualcosa di meglio da Fabio Bonetti, che qui di certo non fa certo un grande Volo di gloria. Il decimo libro del poliedrico autore (anche se ne ho letti solo nove) ripete un po’ sé stesso, cercando magari di rinnovarsi. Tuttavia, non ci riesce, per i miei gusti, e così la cosa migliore riamane la musica. Sia la playlist classica che Silvia “regala” a Gabriele per renderlo edotto di sonorità diverse, sia i vari pezzi rock & pop che sono invece sparsi qua e là da Gabriele. Come il bellissimo “For What It’s Worth” dei Buffalo Springfield, su teso di Stephen Stills ed arpeggi in sottofondo di Neil Young. Senza dimenticarci piccoli richiami che sottolineano momenti significativi (soprattutto per Gabriele) come “Never play” di Emily & the Woods, come “Better Things” dei Massive Attack. O come l’ultimo pezzo rock citato, “Honey Jars” di Bryan John Appleby. Dove il testo dice ad un certo punto “And there's too much room inside our bed”.
Fabio non lo dice, ma sa che chi conosce la musica, fa i giusti collegamenti. Purtroppo, essendo il metatesto a disposizione di tutti, ci accontentiamo di tornare al testo, e di confermare la poca vivacità e concretezza di questa decima prova.
Volo tenta di spiazzarci, con un primo capitolo dedicato alla rottura tra i due protagonisti. Per poi passare le successive cento pagine a spiegare che da una parte è giusto che Gabriele e Silvia si lascino, e dall’altra a descrivere in che modo hanno cominciato e proseguito il loro rapporto. Gabriele è un tipico personaggio di Volo, un po’ irrisolto, un po’ timido, ma anche solidamente basato su principi, ancorato a tradizioni familiari (spesso più verso i nonni che verso i genitori). Ha passato gran parte della giovinezza e dell’iniziale maturità coltivando molti rapporti sporadici ed alcuni più duraturi, tuttavia rimanendo ancorato alla voglia di stare solo, di non crearsi legami, di vedere nel futuro una felicità per sé, ma di non capire la possibile esistenza di una felicità per noi.
Silvia è sposata, ha un bimbo di tre anni, e viene colpita dal fascino altro di vivere un momento senza pensieri. Senza i pensieri della casa, senza i pensieri del figlio piccolo, senza i pensieri della baby-sitter. Un piccolo colpo di fulmine, concretizzatosi tra una libreria ed un bar. Iniziato senza troppi pensieri, e senza pensieri continuava ad essere. Vediamo tutto dal lato Gabriele, osservando solo di riflesso l’agire di Silvia. È Gabriele che descrive i propri momenti (forse con molta indulgenza), è Gabriele che ci parla di Silvia, ed ovviamente dal suo punto di vista. I due momenti topici avvengono in concomitanza di viaggi pensati o realizzati per stare insieme. Silvia propone a Gabriele un week-end di fuga a Madrid, e lui si tira indietro per paura di legami. Gabriele propone un week-end a Verona, dove deve fare una presentazione di una campagna pubblicitaria (lui è uomo di marketing, lei dà ripetizioni di pianoforte). Silvia accetta, ma quando Gabriele si dichiara, tutto finisce, al contrario del titolo.
Gabriele quasi inconsciamente chiede a Silvia di stare con lui e lasciare alle spalle la sua vita. Per Silvia, il rapporto con Gabriele è soprattutto una parentesi rosa all’interno di una vita sempre più complicata. Che Gabriele non capisce, non vede le difficoltà di organizzare i loro incontri, di incastrare lavoro, marito, baby-sitter. Silvia si accorge che Gabriele non ha capito molto del loro rapporto. Se ne va. E lui fa una presentazione ai limiti del licenziamento. Ma questa “fine” serve a Gabriele per riflettere su di sé, e sulla propria vita. Poi ci sarà il finale.
Vi lascio in sospeso: troveranno un modo di rimettersi insieme su terreni diversi e magari più intimi o troveranno il modo di lasciarsi e ricominciare altre vite? Dubbi legittimi, che tuttavia non portano in alto né la scrittura né il gradimento di un romanzo che, alla fine, ci pone solo una domanda: per qualche motivo è stato scritto? Cosa ci vuole dire Volo che non ho capito? Caro Fabio, torniamo alla nostra musica, che là ci si esprime di certo al meglio.
“Non sopportava il mio modo caotico di cucinare, mi rimproverava di sporcare troppi cucchiai e padelle per fare un sugo.” (57)
La playlist classica di Gabriele:
1. Frédéric Chopin “Preludio in Mi minore n. 4 op. 28”
2. Sergej Rachmaninov “Vocaliste”
3. Erik Satie “Je te jeux”
4. Claude Debussy “Clair de lune”
5. Ludwig von Beethoven “Sonata n. 14 in Do diesis minore”
6. Claude Debussy “Rêverie in Fa maggiore”
7. Erik Satie “Gymnopédies – 1. Lent et douloureux”
8. Alfredo Catalani “Ebben! Ne andrò lontana” aria da “La Wally”
mamma_donimamma_doni wrote a review
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ValeVale wrote a review
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EleoEleo wrote a review
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IncipitmaniaIncipitmania wrote a review
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