Questa non è una canzone d'amore
by Alessandro Robecchi
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Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

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Mariarita MarchettiMariarita Marchetti wrote a review
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Marcello_1979Marcello_1979 wrote a review
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Spoiler Alert
JimmyJimmy wrote a review
110
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DomenicoDomenico wrote a review
02
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This is not a love song

Un libro che s’intitola come la famosa canzone dei P.I.L., una delle mie preferite di sempre, non potevo non leggerlo ed ho fatto bene è un romanzo giallo/thriller/poliziesco fantastico. Ma definirlo solo così è riduttivo in realtà il thriller è solo l’involucro, una scatola che contiene di più molto di più, c’è tutta Milano (o quasi) e tutta la milanesità dei suoi cittadini partendo dal nome del protagonista (Carlo sta a Milano, come Ciro a Napoli). C’è tanta musica cominciando dal titolo (grandissimo successo dei Public Image Limited a metà degli anni ’80) e proseguendo con citazioni e citazioni di Bob Dylan, c’è tanta critica sociale e tanto giusto disprezzo per certe trasmissioni televisive dalla lacrima facile e scontata, ma la cosa che più m’ha stupito, ancora una volta, è la capacità di riderci sopra facendoti ridere, satira alta quella del signor Robecchi; è leggera ma precisa e pungente, coglie le contraddizioni umane e le mette sul ridere. Formatosi a Cuore e consacrato nella trasmissione radiofonica “Piovono Pietre”, conosce la città, vive la città e la sua gente, la descrive con precisione con una scrittura rapida che non t’annoia un solo minuto.

Se non conoscete Milano e i suoi cittadini questa è una guida perfetta per cogliere il cuore della città, che non è più quella di quando ero bambino, quando il cuore lo teneva in mano… ora lo tiene nel portafoglio.

Ah, inoltre ringrazio vivamente Alessandro Robecchi per avermi ricordato dei Rockets, li avevo completamente scordati ora so chi è quel personaggio tutto dorato che hanno piazzato nei giardini di Porta Venezia, il VI Rockets!