Questione di Costanza
by Alessia Gazzola
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"Verona non è la mia città. E la paleopatologia non è il mio mestiere. Eppure, eccomi qua. Com'è potuto succedere, proprio a me? Mi chiamo Costanza Macallè e sull'aereo che mi sta portando dalla Sicilia alla città del Veneto dove già abita mia sorella, Antonietta, non viaggio da sola. Con me c'è l'essere cui tengo di più al mondo, sedici chili di delizia e tormento che rispondono al nome di Flora. Mia figlia è tutto il mio mondo, anche perché siamo soltanto io e lei... Lo so, lo so, ma è una storia complicata. Comunque, ce la posso fare: in fondo, devo resistere soltanto un anno. È questa la durata del contratto con l'istituto di Paleopatologia di Verona, e io - che mi sono specializzata in Anatomia patologica e tutto volevo fare tranne che dissotterrare vecchie ossa, spidocchiare antiche trecce e analizzare resti centenari - mi devo adattare, in attesa di trovare il lavoro dei sogni in Inghilterra. Ma, come sempre, la vita ha altri programmi per me. Così, mentre cerco di ambientarmi in questo nebbioso e gelido inverno veronese, devo anche rassegnarmi al fatto che ci sono delle scelte che ho rimandato per troppo tempo. Ed è giunto il momento di farle. In fondo, che ci vuole? È questione di coraggio, è questione di intraprendenza... E, me lo dico sempre, è questione di Costanza."

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QUESTIONE DI COSTANZA DI ALESSIA GAZZOLA


Lasciata da parte per un po’ l’allieva Alice Allevi, Alessia Gazzola con “Questione di Costanza”(Longanesi 2019) inizia una nuova serie che si avvale di un’altra protagonista: Costanza Macallè, giovane messinese, laureata in anatomia patologica ma, per mancanza di lavoro nel suo settore, costretta suo malgrado a trasferirsi, per occuparsi di Paleopatologia, all’Università di Verona.

Costanza ha una figlia di tre anni, Flora, avuta da un incontro appassionato con Marco, architetto, durante una vacanza e Marco non ha mai saputo di essere diventato padre.

Nonostante non ami occuparsi di scavi e ritrovamenti di antiche ossa da studiare, Costanza si fa trascinare dalla passione dei suoi colleghi per quel lavoro grazie al ritrovamento del corpo di un uomo e di una treccia di capelli rossi, proprio come i suoi, perfettamente conservata.

Sarà la base di partenza per ricostruire una storia risalente al 1200 che viene resa nota al lettore attraverso il racconto delle sue protagoniste che corre in parallelo con la vita di Costanza stessa.

La scrittura della Gazzola è sempre fresca e piena di leggerezza, ma la protagonista, pur con alcune differenze, è molto simile ad Alice Allevi: spesso sbadata e combinaguai, con la vita sentimentale abbastanza caotica e complicata, convivente con la sorella Antonietta così come Alice conviveva con le amiche per dividersi le spese, apparentemente non adatta al lavoro che fa ma in realtà sempre attenta ai particolari e dotata di arguzia e perspicacia.

I coprotagonisti non suscitano particolare empatia e neanche la sua bimbetta, un po’ troppo capricciosa e viziata. Insomma, siamo lontani dalla spontaneità vera di Alice e dal suo mondo coinvolgente e Costanza non riesce a vivere di vita propria senza richiami alla precedente “eroina”.

Un finale tronco e deludente fa supporre un seguito che poi arriverà puntualmente nell’anno successivo con “Costanza e buoni propositi” (Longanesi 2020).