Racconti
by Bernard Malamud
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Il meglio dei racconti di Bernardo Malamud scelti e introdotti da Eraldo Affinati. In un solo volume il percorso di oltre quarant'anni di scrittura di chi, insieme a Saul Bellow, ha "inventato" la letteratura ebraico-americana raccontanto un mondo di mediocrità, di fallimenti quotidiani, di incomprensioni, di debiti non saldati, reali e metaforici, ma anche momenti di tenerezza, ironia, commozione e malinconia radicati in una profonda ricchezza interiore.

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ScarabooksScarabooks wrote a review
09
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Non sono tutti perfetti questi racconti, ma uno che si possa definire brutto o sciatto non c’è. Essendo in ordine cronologico è interessante vedere come cambia lo stile di uno stesso scrittore, un grande scrittore, nel corso dei decenni. Come ci sia una progressiva asciugatura della aggettivazione, un maggior spazio tra narratore e scena narrata, una ricostruzione dei dialoghi più essenziale, un disegno più sicuro di personaggi e trame. Si osserva meglio tutto questo in Malamud perché la qualità della sua prosa è già alta in partenza e alla fine è di una armonicità che incanta. L’evoluzione risalta meglio perché invece non cambiano la tonalità di fondo, il modo in cui il narratore “sente” il mondo, il tipo di personaggio. Ci sono cose proprio belle tra quelli antichi (“La prigione” per esempio, ma anche ”La bambina che rubava cioccolata”) e tra quelli dell’età matura (come “La corona d’argento” o “A riposo” o “La dama del lago”). Insomma è una di quelle raccolte che ti fanno pensare che un libro di racconti aperto a cui tornare devi averlo sempre.

Malamud scrive cose che trasmettono tristezza, è vero. Però è una tristezza senza complicazioni filosofiche e senza sbavature emotive. E’ tristezza e basta. Quando ti racconta di certe vite te la fa vedere come una cosa naturale, persino dolce. Non ci sono mai “tragedianti” o predicatori del pessimismo cosmico; non ci sono toni strappacore e men che meno c'è rabbia.

Gli uomini di Malamud sembrano quelli di Roth devitalizzati, esangui. Non hanno un brutto carattere; non sono estroversi e incontenibili; non sono uomini che si esibiscono per sentirsi vivi; non hanno mai davvero nutrito illusioni di solidità (della famiglia, del sogno americano, dell’amore di una donna, di un talento naturale o di altro). E’ spesso l’uomo “ferito dove fa più male: nei suoi sogni”. Soprattutto non c’è il vitalismo sessuale, quell’energia dei sensi che in Roth diventa ragione di vita ed estremo rifugio. I protagonisti di queste storie sono dei Sabbath senza teatro e senza l’ossessione del sesso. Anche quando hanno qualche scatto vitale, qualche flebile illusione alimentata dal desiderio, tutto finisce per essere inesorabilmente frustrato e riassorbito dal combinarsi delle cose. La realtà in Malamud è più indifferente che ostile; avversa senza intenzione, solo perché è così che vanno le cose.

Epperò si rimproverano sempre qualcosa. Al centro del loro dialogo interiore c’è il senso di una colpa da espiare. E dietro si intuisce l’antica percezione ebraica di una irrimediabile inadeguatezza al ruolo di “eletti” che il loro Dio gli ha assegnato. Se questa cosa c’è però, Malamud la supera, va oltre. Non si è mai considerato d’altronde uno scrittore ebraico. Semmai uno scrittore americano che non crede nel sogno delle infinite opportunità. E anche questa connotazione gli sta stretta. Malamud (quella è la sua vera grandezza) descrive una condizione umana che sente come universale.
E lo stesso Roth, che gli era amico, racconta che lui stesso viveva così, con quella tranquilla tristezza. Vedeva una consolazione solo nella scrittura. Poco prima di morire disse: "Scrivere racconti non è affatto un brutto modo di trascorrere la propria solitudine".
UmpaFQUmpaFQ wrote a review
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Account deletedAccount deleted wrote a review
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Questi 22 racconti offrono una rappresentazione dettagliatamente semplice della vita esteriore e interiore dei loro protagonisti, ebrei americani emigrati dai tanti shtetlekh dell'Europa dell'est, dalle piccole vite di cui Malamud ne racconta un piccolo fotogramma.
Sono uomini e donne che arrancano nella quotidiana ricerca di senso e direzione, nell'eterna ricerca di soddisfacimento dei piccoli e grandi bisogni che l'umano vivere fa sorgere in tutti noi e nella disperazione di relazioni insoddisfacenti o piene di sofferenza con l'altro da sé ma anche con un dio che si dimostra crudele e dispensatore di sofferenza.
La prosa di Malamud e semplice, concisa, con dialoghi brevi che sono in modo del tutto naturale penetranti e profondi:
- Ma lei é un uomo? - gli chiese Wolff ironicamente.
- No non ci sono riuscito .
- Allora é una bestia?
- Nella misura in cui non sono un uomo.

I protagonisti, tridimensionali, escono dalle pagine del libro, a volte hanno abiti trasandati, cappellacci neri e cappottoni troppo neri e pesanti, e vivono in appartamenti sporchi e squallidi, fanno sorridere, provar pena, si condividono pensieri e sentimenti così come le meschinerie dell'anima, i desideri, la rabbia, illusioni, aspettative e delusioni.
Il massimo esempio di quella scrittura che io definisco iper realista, non puoi evitare di identificarti in una delle tante possibili manifestazioni e modi di esperire la realtà dai personaggi evocati da Malamud. Che ci appartengono.
Il piacere che il leggere Malamud ti dà é anche dovuto alla percezione chiara del grande amore, che, malgrado tutto, l'autore prova per l'Uomo, per il suo affannarsi nel vivere quotidiano, nel piccolo evento come nelle grandi domande, per i suoi difetti e le imperfezioni, e poi vi é la grande sensibilità che si avverte alfine di poterlo tramutare in parole.
Grande scrittore. Grande prosa.
Da leggere.
CosimoColbiCosimoColbi wrote a review
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Un cuore inclinato
I racconti di Malamud splendono di umiltà e grazia, sono delicatamente spirituali, hanno corpo di sogno e di illusione. Contengono in un'interiorità poetica consistente e preziosa la sorpresa della rivelazione, il tesoro romantico, il rinnovamento musicale. Speranza e disincanto, tristezza e meraviglia, sofferenza e amicizia convivono e dialogano con una intensità di linguaggio e una potenza drammatica inusuali e singolari, che ne fanno una testimonianza inimitabile dell'unicità del fenomeno artistico. Con naturalezza innata mostrano l'ineffabilità dell'esperienza umana, lo scorrere dell'esistere in destini contrastati e infelici, la fuga dell'individuo dal reale inesorabile in cerca di una conoscenza più profonda, ulteriore e universale; l'anima in segreta prigione tra passione e scrittura. Si è invitati ad affrontare la sconfitta con dignità e cercare un riscatto che apra un nuovo orizzonte, annullando lo scacco esistenziale a favore di una armonia di ordine superiore, di un incontro favoloso dal quale svanire. Fantasia e realtà in Malamud sono magicamente mescolate per dare forma alla lotta per la moralità che ogni suo personaggio conduce intimamente e agli occhi del mondo; tradizioni e spiritualità sono elegantemente rappresentate in una dimensione conquistata che liberi dall'oscurità e dalla colpa. Ci sono conflitti, sovrapposizioni, rimorsi. La vita in queste storie è primaria, narrata nella sua pienezza, l'amore e la fatica e il dolore e la fiducia e l'amicizia e la verità sono intrecciate in aneddoti che esprimono una forza ignota, uno sgomento inspiegabile, una purezza imprevedibile. C'è l'equilibrio tra il male delle cose e l'intensità di ogni singola buona azione, e c'è la parola del racconto con le sue ragioni inedite e radicali, lo sviluppo semplice e disarmante, le risoluzioni sincere e plurali. Un senso che per il lettore è una felicità scoprire e, mentre trema, riconoscere.
SilvanaSilvana wrote a review
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