Ha escrito una reseña a Obraje Hace 5 años

“Obraje” è una storia nella storia…
La premessa di M.R. Morales ci permette dapprima di assaporare la genesi, legata alla sua stessa vita e alle condizioni socio-politiche centroamericane di quel periodo.
Già con questa introduzione, la curiosità del lettore accresce, facendolo sentire quasi un privilegiato.
Nel corso di 40 anni, queste pagine di squisita semplicità narrativa sono rimase celate.
Amici di Morales sono stati sequestrai e uccisi, la guerra ha segnato profondamente la coscienza del popolo centro-americano, lasciando tracce indelebili nella stessa “Pacha Mama”.

Nulla è dato al caso, mi sento di riferire all’autore Morales: era destino che Obraje potesse nuovamente vedere la luce affinché le vicissitudini del popolo guatemalteco potessero essere lette all’interno di un testo che per la sua forza narrativa, mi ricorda vagamente “La Casa degli Spiriti” di Allende, scritto agli inizi degli anni ’80.

La pudicizia descrittiva dell’autore, che appare quasi autobiografica, dona al testo una vibrante nota del quotidiano reale, risalente alla sua memoria di gioventù.
Scaramanzie e superstizione, il tutto innaffiato da distillati alcolici che in qualche modo, aiutano i personaggi nel superare le loro umane paure miste al forte disagio sociale.

Fin dall’inizio, emerge la figura del giovanissimo Güicho e di dona Chus, attorno al quale nella vicenda umana, si susseguono i fatti di ogni giorno.
Morales ci regala descrizioni precise e minuziose dove la pioggia torrenziale tropicale ha il suo inconfondibile odore ed il canto assillante delle cicale è musica per le orecchie.
Un ossicino di ratto, diventa scaramantico portatore di premonizione o jettatura.
Attraverso gli occhi del giovane, anche la morte assume la consistenza tangibile. Il vecchio don Tomás che il mattino osserva le pietre della stradina attraverso i suoi occhiali, lo ritroviamo a mezzodì dentro quattro assi poggiate sulla tavola. La morte, sempre presente, diventa per ognuno di noi l’ultima tappa, predestinata e senza possibilità di poterla, in qualche modo, sfuggire.
Il racconto si sviluppa, prendendo tinte di lussuria addentrandosi nelle case “libere” dove è praticato il meretricio.

La rivoluzione, vista come necessità imprescindibile dal bisogno di libertà, la si respira nell’aria umida dal profumo di terra, mentre il corso degli eventi ci trascina nella narrazione “in tempo reale” della dittatura guatemalteca. Ed il tempo scorre inesorabile, a volte come un fiume in piena.
Nel finale, il sentimento oppresso del vecchio presidente, da una parte con il reale desiderio di poter offrire al popolo la vera “libertà” che, ahimè, non si può ottenere in alcun modo.
La nostalgia straziante dei protagonisti, è sempre permeata da quell’effimero sentimento di onnipotenza.
Mentre l’inganno diventa tenue, per poi sparire tra le ultime pagine dove, tra ricordi dolorosi, il Presidente ripensa ai fatti cruciali che hanno gravato profondamente la sua esistenza. Ripensa a quelle persone che lo hanno plasmato e nel contempo deluso, mentre la sua natura umana, ancora una volta, gli permette di piangere lagrime di reale disfatta.

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"Obraje" is a story within a story...
The premise of M.R. Morales allows us first to taste the genesis, linked to his own life and spread to Central American socio-political conditions of that period.
Even with this introduction, the reader's curiosity increases, making him feel almost privileged.
Over 40 years, these pages of exquisite simplicity narrative remained hidden.
Friends of Morales were kidnapped and killed, the war has deeply marked the consciousness of the Central American people, leaving an indelible mark in the same "Pacha Mama".

Nothing is left to chance, I would tell Mr. Morales: it was fate that Obraje could again see the light so that the vicissitudes of the Guatemalan people could be read in a text which for its narrative power, reminds me vaguely Allende's "The House of the Spirits", written in the early '80s.

The descriptive modesty of the author, that seems almost autobiographical, gives the text a vibrant note of the actual daily, dating back to the author's memory of youth.
Sorcery and superstition, all washed down with alcoholic distillates that, in some way, help the characters to overcome their human fears mixed to the strong social unrest.

From the beginning, emerge the figure of the young Güicho and of Dona Chus, around which in the human life, the facts of every day follow one another.
Morales gives us an accurate and detailed descriptions where torrential tropical rain has its unmistakable smell and the harassing cicadas' song is music to the ears.
A little rat's bone, become superstitious bearer of premonition or evil eye.
Seen through the eyes of the young, even death takes on tangible consistency. The old Don Tomás the morning looks the stones of the road through his glasses, we find him at noon inside four-axle resting on the table. Death, always present, becomes for each of us the last stage, predestined and without the possibility of being able, somehow, to escape.
The story unfolds, taking colors of lust when penetrating into the "free" homes where prostitution is practiced.

The revolution, seen as unavoidable necessity by needs of freedom, breathes in the damp scent of the earth, while the course of events into the narrative "in real time" drags us into the Guatemalan dictatorship. And the time is ticking, sometimes as a raging river.
In the end, the feeling oppressed of the old president, on the one hand with the real desire to give the people the true "freedom" that, alas, you can not get in any way.

In the ending, the feeling oppressed of the old president, on the one hand with the real desire to give the people the true "freedom" that, alas, you can not get in any way.

The heartbreaking nostalgia of the protagonists is always permeated by that ephemeral feeling of omnipotence.
While deception becomes tenuous, and then disappear among the last pages of the book where, between such painful memories, the President thinks at the crucial facts that have deeply burdened his existence. He thinks back to those people who have molded him and while disappointed, as his human nature, once again, allowed him to cry real tears of defeat.


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