Ha scritto una recensione a A cena dal papa e altre storie 4 anni fa

Si comincia da due lunghe interviste (abbastanza sorprendenti) a Papa Woytila (che fra l’altro afferma: “Era legittimo combattere uno stato totalitario che si definiva socialista o comunista. Ma è anche vero quello che dice Leone XIII; cioè che ‘semi di verità’ ci sono pure nel programma socialista (….) I fautori del capitalismo ad oltranza, in qualsiasi forma, tendono a misconoscere anche le cose buone e giuste realizzate dal comunismo”) e si finisce con delle pagine intense che tracciano, in pratica, una biografia di una figura importante e controversa come l’Avvocato Gianni Agnelli. In mezzo, i ritratti di diversi protagonisti della storia di ieri e di oggi: dall’imponente Fidel Castro (che chiede impertinente: “Lei al Papa glielo ha chiesto perché porta sempre quel vestito bianco?”) all’ormai dimenticato Albert Sabin (il padre del vaccino antipolio), dal luminare della critica letteraria marxista (l’ungherese Gyorgy Lukacs) al generalissimo Chiang Kai-shek. E ancora i ritratti in diversi momenti di alcuni angoli del mondo che spesso e volentieri non vengono considerati dai media (il Laos, il Kirghizistan, il Buthan). Spesso si incontrano rivelazioni (o che almeno sono tali per me) davvero interessanti.
Torno sul ritratto intervista di Fidel Castro che, più di ogni altro, ho trovato molto divertente, acuto e rivelatore. Scrive Gawronski: “Vestito della sua solita divisa verde oliva, il Comandante gira fra gli ospiti (…) quando lascia un gruppetto per avvicinarsi ad un altro, condisce sempre la sua uscita di scena con una battuta, con un complimento a una signora, con una pacca sulla spalla (…) Si muove con il passo lento e agile dello sportivo invecchiato, il suo portamento eretto ne fa risaltare ancora di più la mole (…) mentre mi parla muove di continuo le mani affusolate, eleganti non fosse per le unghie un po’ troppo lunghe”. Devo ammetterlo: le unghie troppo lunghe di Fidel Castro mi hanno per certi versi colpito: se da un lato mi hanno ricordato le unghie sporche dei soggetti di alcuni quadri di Caravaggio, dall’altro mi hanno fatto capire meglio di mille discorsi quanto “umani, troppo umani” siano questi protagonisti della Storia ai quali spesso e volentieri attribuiamo uno status di esseri superiori che non ha riscontri nella realtà. Esemplari in questo senso sono le parole di un grande e ormai leggendario scienziato come Albert Sabin alla fine della sua intervista:
“- Lei si considera un grande uomo?
- No non mi considero tale. Molti pensano che io lo sia, ma non lo sono. (…) Potrò sembrarle modesto ma non mi considero un grande uomo”.
È questa l’impressione più forte che si fa strada nel corso di questa lettura: il nostro mondo, la nostra storia sono formati e segnati dalle singole personalità che li hanno attraversati. E se alla fin della fiera sono le persone a fare la storia, allora conoscere da vicino le persone che la storia la fanno o l’hanno fatta ci fa capire meglio di qualunque altra cosa i tempi in cui siamo vissuti e nei quali viviamo. Ottimo esempio di giornalismo e lettura da consigliare.


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