Ha scritto una recensione a Il piccolo regno 4 anni fa

Wu Ming ha molte anime ed una di queste trova perfetta definizione tra le pagine di questo piccolo grande libro.
Risiede nel gusto della narrazione, nella precisione dell’intreccio, nella scelta delle parole belle ma non estetizzanti, distillate in perfetta quantità su periodi eleganti. È nel brivido della Storia che irrompe con violenza in un intreccio di fantasia e nell’apparente semplicità di una vicenda che è anche una sapiente esplosione di citazioni. È nel fantasy, genere con cui Wu Ming 4 flirta da un pezzo e di cui è abile conoscitore tanto da saperlo qui dosare straordinariamente.
Tantissime cose che si incastrano perfettamente a servizio di una trama che in 230 pagine riesce a raccontare splendidamente e dolorosamente l’evoluzione dello sguardo di un ragazzino, mentre la dolce campagna inglese in cui tutto accade si trasfigura simbolicamente da bucolica visione frontale a paesaggio reale, capace di far male e perfino di uccidere. L’intera vicenda è percorsa trasversalmente da una ragionevole dose di irrealtà che affiora qui e lì, con la risultante sensazione di non essere mai certi di quanto l’autore stia spingendo in là la componente fantastica del racconto.
Sembra anzi chiederci: “La magia è solo negli occhi di chi osserva?”.
Una domanda implicita che mi ha suggestionato profondamente. Una di tante domande che attendono pazientemente di venire formulate dietro alle porte lasciate aperte dal libro.

“la mia attenzione fu attirata dalla spilla appuntata sul taschino sinistro. Mi avvicinai per vedere meglio. Era una parola di quattro lettere, rosse, tutte consonanti. Impronunciabile. Una parola straniera, forse.”

Il piccolo Regno è uno di quei libri tra le cui pagine si compie la magia della letteratura, di quella bella e intelligente, che rapisce e sa portarti via per qualche ora.


  • LITTLEWING
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