Revolutionary Road
by Richard Yates
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LuciLuci wrote a review
02
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Una scrittura da brivido che illumina l’esistenza quotidiana di una famiglia della middle-class americana scomponendola nei suoi piccoli riti, nella ordinata e ritmica sequenza di giornate sempre troppo uguali. E’ il racconto di una vita mediocre e di una continua e pressante tensione a sfuggirvi. Ritmi, abitudini, comportamenti, schemi che ricorrono sempre uguali a se’ stessi e che si svolgono all’interno di scenografie consuete, già immaginate e precostituite che lontano dal tranquillizzare i protagonisti, li rendono infelici in una sensazione di perenne costrizione che solo l’alcool riesce ad alleviare. Risultato di tale tensione è il ricorso immaginario a nuove possibilità inventate per azzerare tutto “tutta la lenta, arida agonia del Quindicesimo piano sarebbe stata amputata dalla sua esistenza, come un tumore tolto al suo cervello; e che sollievo sarebbe stato!“ e dar vita finalmente ad un nuovo inizio. Sembra emergere dalle pagine un fremente desiderio di purificazione, di pulirsi di dosso l’appiccicume di una mediocrità comunque quotidianamente scelta e non imposta. Ogni strategia individuata per uscire fuori dalla rete di un tempo e di uno spazio già deciso, programmato e organizzato, guida i protagonisti in un senso di grande ma effimera euforia: sembra quasi vederli sollevarsi e volteggiare guardando dall’alto la propria vita, felici di non sentirsi più così incastrati, così piccoli ed insignificanti.. purtroppo per poco. Concentrarsi sulla direzione dello sguardo sembra essere fondamentale nel romanzo: uno sguardo lungo che sorpassa e inghiotte la realtà, anche le cose potenzialmente belle, sacrificandola ad una immaginata, creduta finalmente vera, oasi ritemprante e creatrice in cui le passioni e le capacità possono trovare realizzazioni, in cui è possibile finalmente trovare la propria strada ed avere pace. La finestra panoramica restituisce la cruda verità di una tensione vana: osservandola attraverso si vede spesso solo buio e il riflesso di un io non troppo piacevole.
È un libro che non concede nulla al lettore.. nel corso della lettura la tensione diventa sempre più forte e l’effetto si amplifica attraverso le immagini di una normalità agghiacciante che tutto inghiotte.. sentimenti, emozioni, follia.
Scrittura magistrale.
IsaironIsairon wrote a review
01
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Ennepi62Ennepi62 wrote a review
02
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E’ una satira sociale dell’American Way of Life degli anni ’50? O si tratta di un dramma familiare? O piuttosto si concentra sul conflitto tra ciò che, consapevolmente, sappiamo di essere e ciò che non siamo, e soprattutto, sapremo di non essere mai (nel libro, intorno ai trent’anni, mentre oggi sarebbe la classica crisi dei quarantenni)? E se invece c’entrasse l’eterna contrapposizione tra padri e figli? O una critica tout-court all’istituzione famiglia? O magari Manhattan vs gli (apparentemente) lindi e pinti sobborghi del New Jersey o del Connecticut, versione di metà secolo scorso di Wisteria Lane?

Revolutionary Road, cioè la cronaca del tragico fallimento del matrimonio di Frank e April Wheeler, è tutto questo, e molto di più.

E’ una carrellata di splendidi personaggi (uno per tutti, John, il figlio con turbe psichiche di una vicina di casa, che qui ricopre il ruolo di autentico jester medievale, cioè colui che dice verità inconfessabili, potendo farlo senza patirne le conseguenze perché etichettato come folle/buffone), sostenuta da una scrittura fluida ed elegante, che facendoci spesso sorridere amaramente ci accompagna dentro un mondo che non c’è più (quello delle donne bianche middle-class che fumano durante la gravidanza e dei 4 martini a pranzo in orario d’ufficio, per esempio, cioè Mad Men 60 anni prima che quelli della HBO buttassero i loro occhi sullo stesso mondo e su molti, analoghi problemi) e ci pone davanti ad un dilemma esistenziale che spesso accompagna l’uomo nella moderna società (occidentale), cioè da quando ha avuto tempo e modo di “porsi” problemi esistenziali, cioè: accontentarsi di ciò che si è, anche se non è quello a cui aspiravamo e credevamo o, prendendo atto di questa differenza, reinventarsi una vita per cercare comunque di realizzare i nostri sogni? Salvo poi accorgersi di quanto velleitaria possa essere questa aspirazione e cogliere al volo le occasioni che la vita ci offre per restare al caldo e protetti dalla coperta di Linus del nostro tran-tran quotidiano?

Perché, se è vero che chi non risica non rosica, è pure noto che chi lascia la strada vecchia per la nuova… e i coniugi Wheeler restano fatalmente e irreversibilmente intrappolati in questo dilemma e ne vengono alla fine travolti, complice anche il fatto di sentirsi superiori e diversi, quindi inadeguati e spinti alla fuga verso il cambiamento, al mondo e alle persone che li circondano.

Revolutionary Road, come altri libri di Yeats, ci lascia un retrogusto amarissimo in bocca, ma entusiasti di averlo letto. E conferma che Yates è uno dei grandi Autori americani della seconda metà del Novecento.
Chicca_JazzChicca_Jazz wrote a review
24
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Il disperato vuoto...
Desperation Road e non Revolutionary... è questo il titolo adatto per questo bellissimo libro che, come nessuno fin'ora mi ha mai coinvolta.
Partendo dalla bella e perfetta famiglia americana, quella di Happy Days, la famiglia Bradford, Gli Ingalls ne La casa nella prateria...quella che fa sognare l'america quasi a tutti, quella da copertina...per andare via via verso un terribile e DISPERATO vuoto come strappati dalla nostra vita e risucchiati da un ciclone; il vuoto che hanno dentro tutti i protagonisti.
I Wheeler per primi, così stanchi che non sanno più cosa inventare per poter scappare da loro stessi, April dal fallimento, dall'essersi così terribilmente sbagliata, vivendo una vita che non tollera nemmeno; Frank dal non sentirsi uomo, MAI a casa con la moglie, in ufficio con i colleghi e superiori ed ancor prima di fronte al padre....e cosa dire di vicini ed "amici"...tanti complimenti e nessuno che abbia avuto il fegato di dire... "Amico mio... non è questa la soluzione... andrà solo peggio...COME POSSO AIUTARTI???" ma, in casa, tra le loro mura giù sentenze..senza domandarsi mai, fino a che punto si possa essere infelici? Fino a che punto lo sono i Wheeler?
Ma, d'altronde, il tempo passa, porta via tutto, la vita va avanti... ci sono ancora tanti altri da osservare, giudicare... invitare a casa propria e...con cui farsi un goccio!
Ho adorato ed ho sofferto così tanto con questo libro ed ora che l'ho finito (divorato a dire il vero) mi sento un pò sola....ahhh se solo avessi potuto aiutarli... ahhhh Frank ed April...
SlashSlash wrote a review
87
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Spoiler Alert
That's all Folks!!!
Prendiamo dei rilassanti sobborghi newyorkesi, mettiamoci tante belle casette color pastello, dei bei prati verdi, delle belle famigliole sorridenti, dei vicini amichevoli e ben educati, troviamoci un lavoro che ci faccia vivere decentemente, una bella moglie disponibile e fertile, alleviamo almeno due figli (possibilmente un maschio e una femmina) con tanto sentimentalismo e avremo l’immagine della perfetta famiglia middle class americana anni ‘50.
Poi diamo il tutto in pasto a Yates, al suo cristallino e spietato realismo e scopriremo che la realtà non è quella che appare e che le situazioni prendono sempre una piega diversa da quella zuccherosa che ci aspettiamo. Ecco che allora a 50 anni dall’uscita di questo romanzo ci rendiamo conto ancora una volta che gli schemi dei pensieri e dei valori non sono poi cambiati tanto nel corso degli anni: apparenze, materialismo, perbenismo, finzione, finto appagamento… non è ancora tutto così? Possibile che abbiamo imparato così poco dalle lezioni della storia?

Lezioni di vita a parte, April e Frank pagina dopo pagina si mettono a nudo davanti a noi, in un crescendo drammatico e coinvolgente e riusciamo a raggiungere un tale di livello di intimità con loro che scorgiamo a poco a poco come dei piccoli e morbosi voyeur ogni piccolo fallimento, ogni piccola illusione, ogni sorriso mancato, ogni pettegolezzo, ogni sogno infranto. La visione è a 360° grazie alle diverse prospettive date dai personaggi che li circondano (amici, colleghi, amanti, vicini di casa, malati di mente) ma da qualsiasi punto di vista traspare questo terribile e fagocitante senso di piattezza, di banalità, di ideali lavorativi e esistenziali rincorsi per una vita e mai raggiunti, nemmeno quando il trasferimento in Europa, a Parigi sembra per Frank e April l’unica possibilità di riscatto da una vita insoddisfacente e deludente.

Yates ci racconta il quotidiano ma riesce quasi con un senso di ossessione ad andare a ritroso nel passato di Frank e April per cercare la radice della loro infelicità, la cerca nell’educazione da loro ricevuta, nei traumi infantili, nel passato tormentato e non possiamo rimanere passivi davanti alle loro sofferenze interiori mentre cercano affannosamente una giustificazione a ogni errore, a ogni frivolezza, a ogni sogno infranto, a ogni un bicchiere di troppo illudendosi di essere diversi, superiori, forti, invincibili.
Come tutte le bolle troppo gonfie anche questa a un certo punto esplode, esplode nel peggiore dei modi, in pagine piene di sofferenza, di impotenza, di amarezza, di pena. Ecco cosa ho davvero provato tra queste righe che si susseguono inesorabilmente: tanta tanta pena. Mi sono ritrovata in certe scelte, in certe indecisioni, in certi atteggiamenti superficiali, in certe illusioni, ma la pena che ho provato per Frank e April mi ha davvero devastata. Avrei voluto intervenire, gridare, fermarli, prenderli a sberle, farli ragionare, urlare che la vita è una sola e va vissuta a dispetto di tutto, che i sogni non muoiono mai, che esiste una possibilità per tutti … ma ecco April non mi avrebbe proprio ascoltata. Addio ragazza sciocca, non dimenticherò i tuoi tormenti e le lacrime versate per te.

"Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia. Anche di notte, come di proposito, le sue costruzioni non presentavano ombre confuse né sagome spettrali. Era invincibilmente allegro: un paese dei balocchi composto di casette bianche e color pastello, le cui ampie finestre prive di tende occhieggiavano miti in un intrico di foglie verdi e gialle. Fasci di luce sfacciata spazzavano i prati, le eleganti porte d'ingresso e le curve delle automobili color panna ormeggiate dinanzi. Un uomo intento a percorrere di corsa queste strade, oppresso da un disperato dolore, era fuori posto in modo addirittura indecente. (…)
Ma poi vide la casa - la vide davvero - lunga e lattiginosa al chiaro di luna, le finestre buie: l'unica casa senza luci di tutta la strada."