Riccardo II
by William Shakespeare
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Un altro crudele dramma storico dedicato a un re inglese, Riccardo II, debole e fragile sovrano, che desidera essere all'altezza del suo ruolo di uomo politico che deve saper essere duro e deciso quando occorre, ma che non vi riesce. Molti critici hanno voluto vedere in questo personaggio lo studio di

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LelaCosiniLelaCosini wrote a review
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MacbettoMacbetto wrote a review
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"Si fa più attenzione alla fine degli uomini, che non alla vita già da loro trascorsa. Il sole al tramonto, e una musica che si sta smorzando, - così come l'ultimo sapore d'un cibo squisito è ancor più squisito perché è l'ultimo, - s'imprimono nella memoria meglio di ciò che ebbe a precederli." (p. 77)

"Entro il concavo cerchio della corona che circonda le tempie mortali del re, la Morte tiene sua Corte, e là siede quella fantastica creatura, irridendo e schernendo, con la sua terribile smorfia, l'autorità e la pompa di lui, e permettendogli ogni tanto un breve respiro, il momentaneo divertimento d'uno spettacolo in cui egli fa la parte del monarca; ma poi, di nuovo, la morte incute spavento e uccide con gli sguardi, ovvero gli infonde una opinione di sé che non ha nessun fondamento, come se questa carne che circonda, simile a una muraglia, la nostra vita, fosse inespugnabile bronzo; e come abbia assecondato i suoi capricci, ecco ella sopraggiunge, infine, e con un piccolo spillo, buca il mure del suo castello, e addio re!" (p. 141)

"Sappiate che il mio padrone, il Signore Iddio onnipotente, sta raccogliendo nelle sue nubi un esercito di pestilenze a nostro vantaggio, e che esse colpiranno i vostri figli, quelli ancora non nati, quelli ancor non concepiti, poiché voi levate le vostri mani di vassalli contro il mio capo, e minacciate lo splendore della mia preziosa corona." (pp. 151-153)

"Voi potete deporre la mia gloria e la mia autorità, ma non il mio dolore. Di esso, son sempre re." (p. 185)

"RE RICCARDO
Suvvìa, cerchiamo d'esser più brevi in questo corteggiare il nostro dolore, dal momento che, quando l'avremo sposato, esso non avrà mai più fine. Un bacio suggellerà le nostre bocche, e ci separeremo in silenzio. Così do il mio, così prendo il tuo cuore. (Si baciano)
REGINA
Ridammi il mio; non sta bene ch'io prenda il tuo e che l'uccida. (Si baciano.) E così, ora che ho di nuovo il mio, va' via, in guisa ch'io possa riuscire ad ucciderlo, con un gemito." (p. 203)
SamueleSamuele wrote a review
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Il Riccardo II, prima ancora di essere una tragedia storica, è una tragedia umana. Nel senso che sì, mette in scena la caduta di Riccardo II e l'ascesa di Enrico IV, ma ciò che colpisce è che questa vicenda trascenda le pure vicende storiche. Se, per esempio, prendessimo Riccardo, Enrico, e tutta la bella corte d'Inghilterra di fine 1300 e la trasportassimo, che so?, nella Venezia del 1600, il nucleo della vicenda, e soprattutto dei personaggi, rimarrebbe immutato. Il Riccardo II è, infatti, la tragedia di un uomo, Riccardo, chiuso nel proprio autismo, incapace di essere all'altezza dell'identità che si è imposto (e che gli è stata imposta), schiacciato da chi, Enrico, è al suo opposto, capace di calzare quel ruolo che ha deciso per sé. Il caso, o la Storia, o Shakespeare, vuole che questo ruolo sia essere Re d'Inghilterra.
Riccardo II non prende una decisione giusta che sia una. E lo vediamo fin dal primo atto, quando nello scontro fra Enrico stesso e Mowbray, che accusa Enrico di tradimento, Riccardo compie la scelta più folle possibile di esiliare entrambi. Diminuendo poi la pena per Enrico per bontà nei confronti del padre. Il tutto, quando in realtà, l'unica cosa che si augura è quella di liberarsi di Enrico e della sua famiglia. Quindi non è che Riccardo non sappia cosa è meglio, non è stupido, ma peggio: è incapace di avere ciò che vuole. E' incapace di essere Re. Il che è un bel problema. Egli fonda tutta la propria identità su questo, d'altronde, salì al trono che aveva appena 11 anni. La tragedia, inoltre, si apre appena dopo che è stato sventato un complotto: questo da una parte, conferma l'idea di Riccardo che egli coincida con la sua identità di Re, dall'altra, mette in luce come questa corona sia in costante pericolo. Tutta la tragedia si muove con un passo funereo: assistiamo, cioè, alla caduta inevitabile di Riccardo e, soprattutto, alla sua chiusura nel proprio autismo. Alla fine, infatti, lo troveremo nella Torre di Londra, rinchiuso, a cercare di popolare la sua prigione con i propri pensieri. Eppure, la sua figura non si chiude con un'immagine patetica, ma anzi, come il Leone del suo stemma, attacca i suoi carcerieri (venuti là per ucciderlo). Riccardo, per un secondo appena, prima di essere abbattuto, è il Re che si è sempre creduto di essere.
Ma, dicevamo, se Riccardo è questo autistico che si crede unto dal Signore, più per convincersi di essere veramente il Re, ovvero di essere se stesso, al suo opposto troviamo Enrico. Enrico è dotato di un'intelligenza pratica e, fondamentalmente, è nato per comandare. Si pensi a come gestisce il processo a Aumerle, prima, e il complotto ai suoi danni, dopo. Enrico sa gestire il perdono e la condanna. Ovvero, Enrico sa gestire l'uso della violenza dello Stato. Riccardo manco lontanamente.
Lo scontro fra Riccardo ed Enrico è uno scontro sorprendentemente poco cruento, se si eccentuano i momenti finali. Il colpo di stato avviene unicamente attraverso le parole. Parole che nemmeno possono essere definiti inganni o raggiri. Enrico, in fondo, non fa altro che tornare dal suo esilio, raccogliendo intorno a sé altri lord, con la scusa di essere stato defraudato della propria eredità (altra pessima decisione di Riccardo). Emblematico è l'assedio di Enrico verso il castello di Riccardo, che si risolve con Enrico che dice insomma che facciamo?, e Enrico che semplicemente gli cede tutto.
Riccardo, chiuso nella propria introspezione e nella propria poesia, disperatamente attaccato a un'identità che non è la sua, ma che deve far sua perché, in fondo, non ne conosce altre e non ne può avere altre, non può far altro che abdicare e crollare di fronte alla forza e violenza (identitaria, prima di tutto) di Enrico.
[radek][radek] wrote a review
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