Ricordi, sogni, riflessioni
by Carl Gustav Jung
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Questo libro raccoglie la sostanza spirituale di un grande maestro della psicologia. Un'autobiografia che attraversa le zone più private e inaccessibili dell'animo umano. Jung cerca se stesso nella propria infanzia, nelle immagini sconvolgenti che caratterizzarono le sue prime esperienze oniriche, n... More

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LuXLuX wrote a review
04
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SbulfSbulf wrote a review
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Comunicate col vostro inconscio, qualunque cosa sia
Si tratta di una biografia molto consistente e fuori dal normale. Tra sogni premonitori, visioni ad occhi aperti e trip di ogni tipo senza il benché minimo utilizzo di droghe, devo dire che la lettura è stata interessante, anche se mi sono permesso di saltare i sermoni alla fine del libro perché francamente sono illeggibili. Il consiglio che torna spesso in questo volume è: comunicate il più possibile col vostro inconscio. Fare attenzione ai sogni,
liberare la mente alle visioni, è il modo ideale per ascoltare l'inconscio e, così facendo, si riesce anche a controllarlo meglio. Inconscio che, secondo questo folle (in senso buono) psichiatra è fonte di pensieri del tutto autonomi dalla coscienza, pensieri che abbiamo già preformati sin dalla nascita... e già a queste parole un razionalista inizia a storcere il naso. A tal proposito, il ritratto che viene fuori da questa autobiografia è
quello di un intellettuale che si trova a metà fra ragione e spiritualità; un uomo di scienza, nonostante tutto, aperto però a credere e/o a farsi domande sull'inspiegabile. Non si tratta di un credulone, ma di un uomo che vede nell'inspiegabile qualcosa regolato da leggi che sfuggono alla mente umana, ritenuta soggettiva per definizione. A tal proposito sono molto divertenti le lettere speditegli da Freud in cui il noto neurologo esprime, con un certo imbarazzo, la sua contrarietà in merito alle idee paranormali espresse da Jung. Ho preso nota di molte sue frasi in quanto il buon vecchio Jung sarà stato pure un po' pazzo ma aveva cervello e lo usava al cento per cento delle sue possibilità, il libro è quindi una fonte inesauribile di buone citazioni. Avrei preferito saperne di più sul suo mestiere di psichiatra, mentre l'autobiografia è riempita più che altro dalle sue visioni, dai sogni e dai suoi rapporti con "Dio" e col paranormale. Da quel poco che ho letto, Jung era uno psichiatra piuttosto umano nei rapporti con i pazienti. Egli riteneva, e mi trova d'accordo anche se non capisco un acca di psicologia, che ogni paziente dovesse essere curato in maniera unica, personale, e non in maniera standardizzata come (da quanto egli dice) si faceva ai suoi tempi, cioè nei primi anni del'900. Riteneva inolte che il rapporto tra medico e paziente dovesse essere molto intimo, che il medico curante si dovesse mettere in gioco con tutto se stesso, anche emotivamente, per accedere ai più segreti recessi della mente del paziente, allo scopo di comprendere la vera causa scatenante della psicosi. In alcuni casi l'autore risulta un po' pieno di sé ma glielo posso concedere. Per esempio sembra l'unico ad essersi fatto delle seghe mentali durante l'infanzia e si è fatto addirittura una statistica dei suoi casi clinici, alla faccia del conflitto di interessi, in cui risulta che nella maggior parte di essi il paziente sia migliorato. Non sono neanche d'accordo quando sputa sulla matematica solo perché non sopporta di dover scrivere a+b=c al posto di numeri veri e propri. Parecchio interessante il capitolo in cui parla della vita dopo la morte. Infatti, sebbene egli stesso affermi di non poter dimostrare niente in proposito, ritiene che ci sia troppa gente nel mondo a domanadarsi cosa succede dopo il trapasso per poter ignorare la questione. Devo dire che la sua teoria personale sulla vita dopo la morte e sui rapporti tra fantasmi e esseri terreni è di una logica tale che quasi quasi ti viene voglia di prenderla in considerazione. Sebbene io sia una persona estremamente razionale, devo ammettere che questa autobiografia ha superato la prova. Fatevene una dose.