Rien ne va plus
by Antonio Manzini
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Un nuovo capitolo del grande Romanzo di Rocco Schiavone, un uomo duro con se stesso prima che con gli altri, ruvido, intransigente, svogliato e vigile; dietro il suo cinismo una umanità insospettabile e un senso della giustizia tutto suo. E nel raccontarcelo Antonio Manzini ci parla anche dell'Italia di oggi, inquieta e inquietante.

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zombie49zombie49 wrote a review
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Spoiler Alert
Un personaggio stanco
Il vicequestore Rocco Schiavone, romano di stanza ad Aosta, è andato nella capitale a trovare gli amici pregiudicati Brizio, Furio e Sebastiano, che hanno una cattiva notizia per lui. Alcuni anni prima Rocco ha ucciso Luigi Baiocchi, per vendicare l’assassinio di sua moglie Marina, e ne ha sepolto il corpo nelle fondamenta di un palazzo in costruzione; ora Enzo, il fratello di Luigi, ha parlato. Se si faranno degli scavi, Rocco rischia l’incriminazione. Ad Aosta, il vicequestore è ancora alle prese con un caso solo parzialmente risolto: l’omicidio di Romano Favre, ex ispettore del casinò di Saint-Vincent, ucciso da un croupier che il pensionato aveva scoperto implicato nel riciclaggio di denaro sporco. Avviene un altro crimine: un furgone portavalori, in viaggio sulla statale con l’incasso del casinò, sparisce senza lasciare traccia. L’autista è ritrovato malconcio e spiega che, sotto la minaccia di una pistola, è stato costretto dal suo collega a nascondere il furgone in un camion giallo. La storia non appassiona, la conclusione è confusa e, ancora una volta, in sospeso. Manzini scrive i suoi racconti a puntate, e questo libro è il seguito di “Fate il vostro gioco”, che termina appunto con l’arresto del croupier fedifrago. Non è una vera conclusione, però, rimandata al romanzo successivo. Questa scelta narrativa, che implica necessariamente la lettura in rigoroso ordine temporale, è molto discutibile, perché applica a un libro un sistema da telefilm, e perché l’autore stesso rivela trama e colpevoli dei suoi romanzi precedenti. A mio avviso, è una scelta poco rispettosa dei lettori e inaccettabile in un libro. Rocco è prepotente, arrogante, arrabbiato, umilia i sottoposti e i testimoni, e lui stesso commette reati, si appropria di refurtiva sequestrata e uccide a sangue freddo per vendetta. E’ un personaggio odioso, per lui non valgono le leggi che lui stesso applica agli altri. Tuttavia, in qualche modo, riesce a intrigare, anche se è sempre più prevedibile.
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Ancora su Rocco - 02 feb 20
E come avevo detto concludendo il precedente, ecco che questo nuovo “Rocco Schiavone” riprende per concludere il libro precedente. Ripeto, non si fa così, a meno che le imposizioni della serie televisiva non impongano altro. Un libro, benché parte di una lunga serie, deve avere una sua conclusione, che sia accettabile o meno da parte del lettore (andate a vedere non solo le grandi serie americane alla Cussler, ma anche l’onesta sequenza delle avventure di Salvo Montalbano). Ciò detto, Manzini ha sempre una bella scrittura e Rocco Giallini fa sempre presa nel mio immaginario. Con i suoi tic (le “clarks” sempre ai piedi), le sue fissazioni (gli amici non si toccano anche se sbagliano), le sue improbabili chiacchierate con Marina (e qui non entro che già spesso ho parlato di questa parte che mi piace meno, e che, se non riuscirà ad evolversi, tende ad ingabbiare il personaggio in un binario troppo stretto). Ovvio che in “Fate il vostro gioco” l’idea di chi abbia ucciso il croupier in pensione esce fuori, ma come dice il titolo, rimaniamo nell’ambito del gioco. D’altra parte, siamo sempre in Val d’Aosta, dove non sapevo però che i valligiani non hanno il permesso d’entrare al Casinò. E sull’ossatura della vicenda di Romano, del suo assassino e dei figuri, più o meno loschi, che orbitano intorno al gioco d’azzardo, ecco che si evolve la vicenda e si complica. Un furgone portavalori sparisce nel nulla con tre milioni di euro a bordo. Mica sono briciole! L’indagine, dove finalmente assurgono a ruoli più di primo piano anche i collaboratori di Rocco, porta, capitolo dopo capitolo, a svelare sempre più i retroscena della vicenda. Una guardia giurata che sembra colpevole è forse innocente. Un’altra pare il contrario. La direttrice del Casinò è ambigua, come lo sono il gestore dell’autotrasporti che faceva parte della confraternita con il morto e l’assassino. E come non lo è la russa (o forse serba, ma comunque slava) Lada, che non perde colpo di fare la svenevole con Rocco. Dove la carne è debole, si sa, e quindi c’è il rischio di farsi sfuggire notizie basilari per l’indagine. Ma l’unione degli sforzi di Casella, D’Intino e della Gambino portano al ritrovamento del furgone, ed a farci capire come si sia svolto il furto, cosa e chi c’è dietro. Con un finale inutilmente hard-boiled, ma che serve all’autore per istillare qualche dubbio. Finisce qui o ci saranno nuove avventure? L’abilità dello scrittore in serie è anche questa, di arrivare ad un finale problematico, dove si possono prendere diverse strade, o addirittura nessuna. C’è spazio per tutto ciò. Anche perché l’altra vicenda è anch’essa arrivata ad un punto saliente, anche se non risolutivo. Sappiamo che Rocco uccise l’assassino del famoso 7 luglio. Sappiamo che Seb, suo fraterno amico, cerca vendetta per una vicenda che risale ad un paio di libri fa e su cui non ritorno. Sappiamo che le confessioni del pentito possono portare alla scoperta di un cadavere scomodo. Ma in questo libro dove bisogna giocare perché la roulette sta girando, anche questi interrogativi arrivano ad un loro punto fermo, ance se non definitivo. Rimangono due storie aperte e sviluppantesi in parallelismi e sincronismi vari. Da un lato c’è la vicenda “Caterina”, che certo ha deluso Rocco, ma che meriterebbe qualche approfondimento, qualche beneficio del dubbio, qualche collegamento che ancora manca. Rocco è tentato e respinto dalla vicenda, ma dovrà arrivarne a capo, voglia o non voglia. Dall’altro c’è il giovane Gabriele, che risveglia dei sentimenti di paternità che si erano anestetizzati con la vicenda Marina, ma che rigurgitano. Un ragazzo sveglio, anche se con problemi. Come sveglia sembra essere la madre Cecilia, benché pericolosamente ludopatica. I casi della vita portano i tre a convivenze forzate, che sembrano stimolare i migliori sentimenti di tutti. Questa è la parte più aperta delle storie del nostro Schiavone. E ci si domanda: si chiarirà con Caterina? Avrà un suo ruolo con Gabriele? Non è che poi si innamora anche di Cecilia? O peggio ci va a letto per stanchezza della carne, rovinando tutti i suoi rapporti personali? Penso che siano domande legittime e che avranno non dico soluzioni ma sicuramente prosecuzioni nel prossimo romanzo del nostro autore. Già in libreria, ma ancora non pronto per essere letto.
lornicolornico wrote a review
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