Rimini
by Pier Vittorio Tondelli
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Brun72Brun72 wrote a review
01
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A Guidi LippyA Guidi Lippy wrote a review
210
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Quanto sono lontani gli anni '80
Scritto dal autore come romanzo da spiaggia, è col tempo divenuto l’emblema degli anni Ottanta e una delle sue opere più significative della sua produzione letteraria, fu l’unico vero e proprio best seller di Tondelli.
Rimini era la capitale estiva degli anni Ottanta, il luogo non-luogo dove tutti volevano arrivare per passare le ferie: non si trattava solo di mare e di sole, quel che muoveva giovani e meno giovani di quegli anni erano le sfumature dell’alcool, il sesso consumato con tanta avidità da farne un’industria fiorente, le notti che non finivano mai, alimentate da droghe sempre nuove e illuminate dalle mille luci delle discoteche più famose del Belpaese un tempo molto più affollate rispetto al giorno d’oggi anche in un’ottica pre lock down.
La città ed i suoi dintorni fanno quindi da sfondo alle storie raccontate nel libro ed essa appare come coprotagonista, non solo la metropoli romagnola delle vacanze, ma l’emblema di un Paese all’epoca apparentemente ruggente appena prima di un declino imminente.
l romanzo presenta una composizione complessa, si tratta di un racconto corale, in cui, sulla storia del giovane cronista Marco Bauer, si innestano altre cinque vicende che hanno come sfondo la Rimini infuocata e chiassosa di un’estate degli anni ottanta, precisamente quella del 1983.
Il protagonista, inviato a Rimini per occuparsi durante l’estate dell’edizione locale di un giornale milanese, si trova così al centro di intrighi, passioni, antagonismi sia dentro che fuori dalla redazione dove lavora, investigazioni, relazioni personali, fenomeni di costume spesso Kitsch. Parallelamente altre due storie prendono corpo: una giovane tedesca in cerca della sorella e dei proprietari di una vecchia pensione.
In “Rimini” ritroviamo descrizioni indimenticabili della riviera frenetica, modaiola e popolare, descrizioni vivide e palpitanti dei ruggenti anni ‘80, che pulsano con le luci e i suoni dell’umanità danzante e disperata: “… le città dai nomi così perfettamente turistici – Bellariva, Marebello, Miramare, Rivazzurra – apparvero come una lunga inestinguibile serpentina luminosa che accarezzava il nero del mare come il bordo in strass di un vestito da sera.”
Pregio del romanzo sono le parti descrittive, che rendono il clima di ingenua sicurezza di quegli anni e l’atmosfera sfrenata e trash di un periodo irripetibile.
Le troppe linee di racconto vanno però a discapito della fluidità e consistenza della trama che risulta piuttosto flebile.
Alla fine non ho notato messaggi importanti, non c’è probabilmente una morale. Nonostante tutto, è un libro che non lascia molto al lettore di oggi, se non una piacevole immersione, per così dire, nel campionario degli anni '80 dove traspare anche una lontananza per me inaspettata di quegli anni.
Essi appaiono così molto diversi e distanti dall’oggi, con una tecnologia che al epoca sembra modernissima e che ora è già abbondantemente obsoleta, con i bar fumosi, i telefoni a rotella e le fotografie non ancora digitali.
Come molto diversa era la vita politica e sociale del paese, che ben traspare nel romanzo, che vedeva il pentapartito , la prima repubblica , apparentemente immutabile ed il fenomeno degli yuppie.
Consiglio di leggere il libro col sottofondo musicale dell’interessante lista musicale dedicata, rigorosamente eighties, che è posta da Tondelli alla fine del libro
ChiaraChiara wrote a review
012
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Un Tondelli più maturo e meno sboccato.
Un romanzo che racconta di un luogo amato e ben conosciuto, in cui si intesse un intrecciato groviglio di vite che come fili di una matassa si incontrano, si legano e si distanziano nel giro di una stagione, quella più calda, quella degli amori nati sulla battigia e delle notti infuocate.

La riviera romagnola ci viene offerta in questo spaccato di anni Ottanta al massimo del suo fulgore, con il sottofondo di canzoni iconiche che hanno reso quegli anni ancora più ruggenti e con tutte le stereotipie di un’epoca, dal gigolò-marpione in attesa delle straniere degli hotel del lungomare, alle casalinghe stanche del ménage matrimoniale in cerca dell’avventura di un’estate; dal cinepanettone in versione balneare, alle pensioncine aperte alle famiglie proletarie che di anno in anno consolidavano amicizie da spiaggia, degne dei ricordi migliori.

Seguendo le vicissitudini di cronisti d’assalto, di scrittori esordienti maledetti, di scandali e smarrimenti, il lettore viene sballottato tra vite di vinti e di vittime, ma non ne esce deluso o segnato, semmai immalinconito, di quella malinconia che ti assale quando si conclude un percorso, che sia una semplice vacanza o un periodo della propria vita che non tornerà più.

Questa è la sensazione che più accompagna chi legge, soprattutto coloro che hanno vissuto nella decade qui straordinariamente tratteggiata, quelli come me che al tempo avevano come unica preoccupazione quella di costruire castelli di sabbia sul bagnasciuga che resistessero all’assalto della marea.
PappecePappece wrote a review
07
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Però...
Comprato per caso su una delle tante benedette bancarelle di libri usati che ancora girano indomite per le fiere di paese, è il primo libro di Tondelli che leggo.
Che incredibile ritardo, per uno che nel 1985 aveva 16 anni e quindi "c'era", o almeno "avrebbe dovuto esserci".
Ricordo lo scandalo provocato dai suoi primi libri, e quella morte ingiusta - come tutte le morti di chi è giovane - che lo ha consegnato alla dimensione del rimpianto, del non risolto e quindi per certi versi del mito.
Dico tutto questo perché probabilmente ho cominciato a leggere Rimini con un carico di aspettative eccessivo. Mi sono trovato tra le mani, invece, un romanzo che è poche cose e non è tante altre.
E' sicuramente un affresco interessante di quell'epoca e di quei luoghi che hanno segnato il nostro immaginario collettivo nel tempo a venire, e quindi anche il nostro presente. Certo, a leggerlo nel 2020 sembra tutto ovvio e scontato, ma scriverlo in tempo reale, a caldo, richiedeva un istinto, un intuito, uno scanner sottopelle per sentimenti, sensazioni, pulsioni che è dono solo dei grandi scrittori.
E' anche un libro sulla solitudine, sui mostri interiori che ognuno di noi alleva con cura e con amore: perché, alla fine, danno un senso - anche se a volte distorto - alla vita. Così tutti i personaggi, dal giornalista arrivista alla frivola e falsa sua giovane collega, dall'inquieta tedesca alla ricerca della sorella allo scrittore infelice, dal politico divorato dai rimorsi al sassofonista frustrato dall'imperare di balere, pubblico e serate di quart'ordine, tutti dicevo sono alle prese con il loro bel fantasma.
E' tutto questo Rimini, certo, e non è poco.
Ma manca di tante altre cose.
La trama è esile, e i singoli percorsi di vita non sembrano trovare un passo coerente, accavallandosi senza rispettare un ritmo: entrano a volte troppo presto, altre volte troppo tardi.
Alcune vicende, poi, sono un pò troppo complesse e sforzate (in special modo lo pseudogiallo della morte dell'onorevole), oppure solo abbozzate (il sassofonista).
Quel che mi è piaciuto più di tutto, però, è come Tondelli racconta il sesso. Duro, forte, "sporco" (passatemi il termine, ovviamente non in senso moralistico: intendo sudato, umido, bagnato, carnale, fisico) e allo stesso tempo romantico, appassionato, puro.
Non è facile scriverne così.
Leggerò sicuramente altro di PVT, ne vale sicuramente la pena: senza aspettare altri trent'anni, però.
ElicyElicy wrote a review
03
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114
Suonò con foga, passione, con rabbia, con amore e il suo canto rauco si aprì attorno a lui e dai suoi polmoni, dal suo cuore, dal suo vecchio sax si allargò alla spiaggia, superò la linea colorata delle cabine, si distese sul viale del lungomare, raggiunse il molo del porto dove le onde della burrasca si infrangevano con spumeggiante violenza; raggiunge i viali alberati, le insegne spente degli hotel, i parcheggi delle vetture, le cime dei pini frustate dal vento, le barche attraccate nei porti che mordevano gli ormeggi come cavalli selvaggi desiderosi di libertà; andò sull'insegna del Top In, su quella della sua pensione, sui viali di circonvallazione e finalmente si aprì fino ad abbracciare tutta la riviera. Andò sui volti tirati dei camerieri e delle ragazze di servizio che fra poco avrebbero dovuto alzarsi per raggiungere le cucine unte e bollenti e sature di vapori; andò sui posteggiatori di taxi che sonnecchiavano con il capo reclinato sui vetri dei finestrini, una rivista aperta in grembo; andò sulle cabine telefoniche, sui binari viscidi e luccicanti delle stazioni, sugli strass delle puttane e dei travestiti che raggiungevano le loro stamberghe di lusso, andò sui corpi molli degli amanti addormentati e finalmente placati dopo una notte d'amore, andò sui visi dei portieri di notte accucciati nelle loro sdraie pieghevoli, andò nelle camere delle colonie dei bambini, in quelle per vecchi, raggiunge finalmente quella porta, di fronte alla sua stanza, in cui – ormai lo sapeva – stava sognando una donna, una donna che ancora non aveva osato mostrarsi durante quei ritorni all'alba ma che ogni notte lo attendeva. E il suono del suo sax, la sua musica, fu come il rauco grido di dolore delle cose e degli uomini colti in quel momento bagnato, all'alba, dopo il diluvio.
SilviaSilvia wrote a review
12
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"La nostra pensione si chiamava Pensione Kelly perché la proprietaria, una signora di Bologna, molto ricca, amava molto Grace Kelly. Il babbo l'aveva presa in affitto due anni prima, nel 1953 e noi vivevamo lì anche d'inverno, al primo piano. C'erano diciotto stanze e cinque persone di servizio: due cameriere ai piani che facevano le camere e le pulizie; due di sala che servivano ai tavoli e si occupavano anche della cucina e una capocuoca che si chiamava Irene ed era un donnone di più di cinquant'anni, con un grosso paio di occhiali e grosse braccia bollite e un collo che sembrava quello di certe negare che hanno su tutti quei cerchi di ferro, ma Irene li aveva poi di carne. Era dispotica e molto energica e spesso aveva da dire con la nonna Afra che, in quanto a stazza, non era da meno. Mamma si occupava della cucina e soprattutto della spesa al mercato e delle provviste. Il babbo invece teneva i registri degli ospiti e stava alla reception e osservava un po' tutto.
Avevano sempre da fare e così io e mia sorella Mariella che aveva cinque anni più di me eravamo sballottati sempre in braccio ai clienti. (...) Se penso a quegli anni mi vedo soltanto in braccio ai signori Marcello di Perugia che venivano in pensione in carrozzella dalla stazione dei treni. O a giocare sotto l'ombrellone delle signorine "vu". Le chiamavano tutti così le signorine perché non si erano sposate ed erano già donne mature: Vanda, Vally, Vulmerina e Vera. Erano donne bellissime e mia sorella e io ci divertivamo con loro perché ci portavano a spasso ed erano tutte uguali, magre e secche e alte perché erano gemelle, e ci comprava o i bombole e le focacce e alle volte anche l'uva caramellata infilzata negli spiedini ed era di tre colori: bianca, rossa e nera".

&

"L'ombra uscita dai giardinetti di fronte al Grand Hotel gli era di fronte. Smise di fischiettare quel motivo.
Aelred, disse Bruno fino ad accarezzarlo. Un colpo violento lo prese alla bocca dello stomaco. Cadde in terra. Sentì altri colpi alle costole e sul cranio e una voce che lo offendeva. Perse i sensi. Quando si svegliò, si trovò spogliato della giacca e pieno di sangue sul volto e sulle mani. Si rialzò a fatica. Cominciava ad albeggiare. Gli ubriachi tornavano in albergo dopo una notte di follie. Tutti erano nelle stesse condizioni, più o meno. Certo, Bruno era sporco di sangue, ma chi dava importanza a quel particolare? Ognuno voleva solo ficcarsi nel letto nel più breve tempo possibile.
Ognuno voleva dimenticare qualcosa. Barcollò fino a raggiungere la casa. Entrò nella sua stanza. Chiuse gli occhi. Quello che seguì non fu altro che dolore ridicolo e fulmineo. Per un istante tutti i colori del mondo, tutti gli abbracci del mondo scoppiarono nel suo cervello finché non ci fu più nessun Aelred nella sua vita, né scrittura, né Dio, né alcool, né ferite, né amori, né passioni. Soltanto un respiro lento che faticava a venire. Fu il suo mattino terminale".

Pier Vittorio Tondelli, Rimini, Bompiani

Scrivono alcuni che questo è un romanzo senz'anima. Penso invece che abbia un'anima grondante. Che ti arriva in faccia nelle descrizioni dei luoghi, del sesso, e in lui, Bruno, che ho amato moltissimo.

Che rifugio perfetto Tondelli, in questi giorni qui. Accadono cose disordinate, brutte, stupide, ma tu apri quel vecchio libro, pagine ingiallite, carta pessima, 8000 lire, no ISBN, e sei con lui, nel suo mondo grondante e imperfetto.