Ritorno a Pavia
by Alessandro Reali
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Alfio Saligari, Gianni Rubio Fagioli, Arianna Denti... Cosa è rimasto di tutti loro dopo quel maledetto aprile 1981? E Lorenzo Colli?
Dalla baita in Val d’Ayas, dove ora vive in solitudine, ha intrapreso un nuovo percorso di vita nella luce di una rinascita interiore, di una riscoperta spiritua
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Paolo VinciguerraPaolo Vinciguerra wrote a review
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Diversi scrittori hanno affrontato il tema del terrorismo in Italia. Ognuno con il suo stile, con il suo pensiero e in modi diversi. Alessandro Reali lo affronta con delicatezza e profondità. La storia prende spunto da un episodio avvenuto in quegli anni, sviluppando però una trama di pura narrativa. Non un romanzo incentrato interamente sul terrorismo quindi. Un romanzo lungo e articolato, che tratta moltissimi argomenti, da leggere con attenzione e con estrema calma. Storie. Storie di famiglie molto diverse. Storie di ragazzi che si trovarono invischiati in qualcosa molto più grande di loro. Un fallimento totale di un'ideologia ma anche personale. Pagine intense, sopraffine, quasi delicate, dove le vite dei protagonisti si incrociano nuovamente dopo tanti anni. I protagonisti che danno vita a "Ritorno a Pavia", hanno forse poco in comune l'uno con l'altro. Hanno scelto strade diverse, hanno scoperto chi o cosa furono in passato, da chi furono manovrati, ma sostanzialmente fuggono dal loro passato. Un passato che ritorna nella figura apparentemente molto fragile di Sandro Bontempi: uno splendido perno attorno al quale ruota lo svolgersi del racconto. La trama è tutto sommato semplice, ben articolata, ma non è lì che Reali ha voluto focalizzare il tutto. Il romanzo è principalmente incentrato sullo scorrere del tempo, di come sia illusorio pensare di lasciarsi alle spalle il passato: perchè il passato ritorna, portando con se ricordi quasi sempre non piacevoli e persone che quasi mai sono come le ricordavamo. Sono cambiati loro o siamo cambiati noi? O forse siamo sempre stati così e li ricordiamo diversi? Sembrano essere queste le domande di fondo, non solo di questa storia, ma della vita. In tutto questo i due detective privati Sambuco e Dell'Oro, sembrano anche loro entrare a far parte di un momento di pura riflessione. Molto più "intimizzati", mi si passi l'orrendo termine, molto più profondi, riflessivi e quasi rassegnati anche loro al lento scorrere della vita. In particolare Dell'Oro, guascone, casinista e donnaiolo impenitente, mentre Sambuco sembra sempre più chiuso in se stesso anche se un barlume di speranza pare si stia accendendo per lui. Un libro di pianura, un libro di quella Lomellina che Reali ama tanto come la sua gente. E questo amore appare quasi ad ogni pagina, con le intense descrizioni del fiume Ticino, dei tanti comuni, delle nebbie, di una Pavia innevata e infreddolita alla vigilia di un altro, per molti, triste Natale. Un ennesimo cambiamento del suo stile, e che riesce a stupire ogni volta il lettore proponendo sempre qualche cosa di nuovo, sia a livello di scrittura che di composizione del plot narrativo. Devo sinceramente dire che a fine lettura ho avuto come prima sensazione, che forse le pagine erano anche troppe, che qualcosa si poteva sfoltire, e che diversi inizi capitolo con il fiume e il Ponte Coperto in evidenza, a volte erano un po' ripetitivi. Ma dopo ho capito: è giusta questa lenta cadenza. Da il senso di questo ripetersi dei giorni quasi tutti uguali per Sandro Bontempi, accompagnato dal lento incedere dei ritmi jazz e blues rigorosamente in edizione vinile. Ecco, al termine della lettura chiudi il libro e aspetti un altro domani: un domani che però sarà ancora uguale, dove i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Dove Sambuco e Dell'Oro affronteranno un nuovo caso e dove Sandro, affacciandosi alla sua finestra, vedrà ancora lì quel fiume, che con il suo scorrere, porterà via anche i suoi ricordi, e questa volta per sempre. Un romanzo di grandi emozioni, intenso, con pagine di grande abilità descrittiva degli stati d'animo dei personaggi. Indubbiamente da non perdere, per conoscere l'ennesimo, nuovo, sorprendente, Alessandro Reali.
La Bottega del GialloLa Bottega del Giallo wrote a review
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"La solitudine è necessaria. L'odio è necessario. Io, a forza di odiare, ho rinnegato tutti. Anche mio padre, che faceva l'operaio e il sindacalista ma non capiva, non comprendeva quello che stava accadendo. Le bombe, i morti. le omissioni e le porcherie nascoste che, probabilmente, non verranno mai svelate. Ero un ragazzo, esaltato, come tanti altri (rossi o neri che fossero), quando gli studenti, il 17 febbraio del '77, a Roma si opposero a Luciano Lama, alla CGIL e quindi all'apparato del PC, la chiesa in cui mio padre aveva militato tutta la vita".

Negli anni '70-'80 l'Italia era percorsa da tensioni, lotta politica violenta e paure ... e questi fremiti si avvertivano anche nelle singole città. Pavia era fulcro della lotta armata per Alfio Saligari, Gianni Rubio Fagioli, Arianna Denti e Lorenzo Colli. Ancora oggi, Sandro Bontempi, porta con sè il vivido ricordo, anche se per lui le cose erano differenti, lui non aveva fatto la lotta armata, lui era un vigliacco. Adesso tutto torna a chiedergli il conto e torna anche la sua amata Beatrice ... ma lui non può affrontarlo il passato e chiede aiuto agli investigatori Sambuco e Dell'Oro. Tra passato e presente, alle porte del Natale, per gli investigatori si delinea un caso tra corrotti e corruttori, tra ideali ed ideologie ... alla ricerca dei pezzi mancanti.

Alessandro Reali racconta un periodo che ha sconvolto l'Italia, lo fa dal passato dei ricordi, lo fa nel presente del quotidiano dei protagonisti. Perchè quegli anni, per chi li ha vissuti, non sono così lontani come molti credono. Sono fantasmi che tornano, che non lasciano in pace gli animi. Sandro Bontempi, il filo tra passato e futuro, ha perso una gamba in un incidente, ed è il suo contrappasso. Lui rappresenta l'immobilità sociale. Si è sempre, da giovane, lasciato travolgere per inerzia e opportunità ma adesso, il destino, lo travolge senza che lui possa opporre resistenza dalla sua sedia a rotelle.

I personaggi di Ritorno a Pavia sono forti e ben disegnati, a cominciare dai due investigatori Sambuco e Dell'Oro. Due uomini completamente diversi, con indicatori morali diversi, ma volti tutti e due a cercare una giustizia. Alessandro Reali riporta, nei comportamenti degli investigatori, un macchiavellico: il fine giustifica i mezzi. E Sambuco e Dell'Oro sono l'esempio lampante di ciò.

La musica fa parte delle pagine del libro,  sia Sambuco che Bontempi sono dei grandi amanti della musica che isola, che crea introspezione, che consola e che culla. 

La letteratura gialla, in questo periodo, si cosparge di finali a sensazione, cercando di stupire il lettore con effetti speciali. Invece Reali crea un giallo classico, nel vero senso del termine, riuscendo a mescolare la storia italiana con la classicità dei grandi autori gialli. Il finale è degno dei grandi classici. 

Reali è uno scrittore che mi ha fatto "innamorare" della sua scrittura con le sue pagine e la sua storia, è riuscito con eleganza a far crescere la tensione e costringere il lettore ad un crescendo lento ma costante.

Questo libro mi ha posto un grande quesito che rivolgo a voi,  e solo leggendo riuscirete a trovarne risposta: puoi seppellire il passato ed essere sicuro che non ribussi alla tua porta?