Roderick Duddle
by Michele Mari
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iglio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all'Oca Rossa, locanda con annesso bordello. Quando la madre muore il signor Jones, il proprietario, pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick c'è un'immensa fortuna, poiché è l'unico erede de... More

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SamueleSamuele wrote a review
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Sono convinto che Michele Mari nello scrivere Roderick Duddle si sia divertito un botto. Anzi, che abbia scritto Roderick Duddle prima di tutto per sé, perché era diverte scriverlo. E già questo mi basta per farmelo stare simpatico - Roderick Duddle e Michele Mari.
Roderick Duddle è la storia di Roderick, orfano, cresciuto in un postribolo che eredita una fortuna da un giorno all'altro. Una suora e il suo locandiere lottano fra di loro per riuscire ad accaparrarsi l'eredità. Fondamentalmente, l'intero libro non è altro che il susseguirsi di tentativi e contro-tentativi fra scambi, omicidi, accuse. Ma tutto questo canovaccio non è altro che una scusa per Mari per scrivere questo suo infinito feuilleton. La stessa divisione in microcapitoli richiama quella struttura. Roderick Duddle è un romanzo di romanzi: ci sta il romanzo dickensiano, ci sta Stevenson, ci sta Sade e così via. Senza però mai essere cervellotico. E' questa la cosa fondamentale: Mari non è interessato a fare un racconto parodistico fine a se stesso, ma utilizzando quegli stilemi, con consapevolezza, crea un gioco che ammalia il lettore. Pur essendo riconoscibile l'influsso metaletterario - per dire, la cosa più esplicita che perfino io ho riconosciuto, Lenny che è preso di peso da Uomini e Topi -, Mari riesce a infondergli vita propria. Riesce, cioè, a non essere unicamente parodia, ma a diventare originale.
Il Roderick Duddle è fondamentalmente una fantasia di Michele Mari, basti pensare all'apertura con Mari che viene pestato dai suoi personaggi finché non ammette di chiamarsi Roderick Duddle - o, forse, è Mari che è una fantasia di Roderick. Non importa. Quello che voglio sottolineare qua è come in Roderick Duddle tutto sia narrazione. Lo sono i personaggi fin dai loro stessi nomi, che si ricollegano a altri libri, altre persone. Lo sono nelle psicologie: "i libri di Laclos, di Restif de la Bretonne, e del divino marchese de Sade, libri sui quali la nostra suora si era giovevolmente formata". La stessa trama è volutamente ed esplicitamente una struttura in bellissima vista: la storia si conclude perché una suora si è stancata e decide di lanciare in aria la scacchiera e perché un giudice si è rotto le scatole. Tutte le idiosincrasie, le forzature, le coincidenze miracolose allora non sono soltanto funzionali alla storia, ma sono parte stesse del divertimento. E' come un enorme festival a cui Mari si diverte ad aggiungere cose su cose, sorprese su sorprese, Grand guignol, eredi, avventure marinaresche, ermafroditi. E sapete cosa? Funziona. Roderick Duddle è veramente un libro divertentissimo da leggere e che spiace infinitamente quando finisce. Non solo perché comunque si vuole bene ai suoi personaggi, ma proprio perché si è consapevoli di quanto sarà difficile trovare una storia raccontata con altrettanto gusto e bravura.
Ora, detto delle influenze, ribadito di quanto sia derivativo come romanzo, mi sembra interessante sottolineare come comunque Mari scriva nel duemilaqualcosa e non nel 1800. E questo si nota soprattutto nella gestione del personaggio di Suor Allison, suora ermafrodita, e del finale lontano da qualsiasi morale edificante ottocentesca. Cioè, il feuilleton si basava - oh, come sempre: pigliate le cose con le pinze - su queste enormi, improbabili avventure, fatte di sangue, tradimenti, e cose turpi, con l'obiettivo però di ristabilire sempre l'ordine e la giustizia. I buoni premiati, i cattivi puniti. Insomma, la morale vittoriana fattasi narrazione. Mari fa tutt'altro. Non che finisca male, sia chiaro. L'amore per i suoi personaggi dubito che gliel'avrebbe permesso, ma insomma non ci sta punizione per i cattivi. Anzi, si prova simpatia per i cattivi. Non comprensione, non condivisione, attenzione: ma proprio simpatia. Il finale, quindi, enorme beffa al modello a cui Mari stesso aveva deciso di attenersi, risulta soddisfacente per il lettore proprio perché al di fuori di ogni morale, ci si può permettere di essere contenti che anche i cattivi abbiano vinto almeno un po'. D'altronde, non è realtà. I cattivi non sono veramente cattivi. E' tutto un romanzo.
Bianca.vitoBianca.vito wrote a review
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mauroemaramauroemara wrote a review
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