Rulli di tamburo per Rancas
by Manuel Scorza
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"Rulli di tamburo per Rancas" è una ricostruzione di fatti reali popolata da personaggi di cui tuttora si occupano le cronache. Héctor Chacón, detto il Nittalope, trasformato in leggendario bandito dall'ingiustizia, uscì dal carcere solo nel 1972, e il soffocante Recinto, incombente e mobile come un... More

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sandro'ssandro's wrote a review
26
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Sciaguattò, scombuiò, sgargagliò,  scutrettolii, scatricchiatrice e ancora: grattapancia, aggiustaocchi oppure  Culo di Bronzo, Scassabrande, Culoelettrico  …. Vi basta, o continuamo ? Si potrebbe continuare infatti pagina per pagina, ogni pagina un carnevale, ogni pagina una fantasia di colori e di coriandoli.
Una festa continua, insomma.
Una girandola scoppiettante per raccontare una, mille tragedie. La tragedia di un popolo semisconosciuto al mondo occidentale.
Scorza decide di portarla così: con un linguaggio accattivante e colorito e dove le persone diventano vestiti, scheletri, fantasmi, ombre, insomma pare siano tutto tranne che uomini. La racconta con una sferzante ironia che non ce la fa neppure ad essere amara, nonostante la cappa di terrore che avvolge il racconto.
I personaggi di Scorza sono così: ben coscienti della loro sottomissione, ancor più coscienti dello strapotere del potere che si presenta sotto forma di recinto e che avanza implacabile inglobando dentro sé ogni minuscola realtà del paesaggio. Orgogliosi, pure. La loro rivolta è in forma di galline che razzolano, di maiali grufolanti, di cataste e piramidi di pecore morte. Un risposta al potere in forma contadina.
Sembra un teatro dell'assurdo, e forse non è neanche un pizzico della realtà di queste terre e di questi paesi dimenticati dalla civiltà e dall'umanità.
Quante Rancas e quante Cerro de Pasco al mondo che neanche conosciamo e dove il potere straripa strapotentemente e prepotentemente ? Quanti recinti cingono le povertà del mondo ?
Noi intanto continuamo a goderci Sanremo. Ma davvero, qualche pagina di Rancas è mille volte più spassosa della Hunziker.
OutisOutis wrote a review
13
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Siamo elefanti in una cristalleria
A Rancas quasi non cresce l’erba. A Rancas agli stranieri e ai viaggiatori manca l’aria. A Rancas la temperatura media annua è di 5 gradi. A Rancas, piccolo villaggio a più di 4300 metri di altitudine, il tempo sembra non esistere, o almeno, sembrava non esistere: leggendo Rulli di tamburo per Rancas ci si chiede in quale epoca siano ambientate le vicende, sono gli anni sessanta ma potrebbe essere benissimo un secolo fa, anche due. A Rancas la vita è difficile ma gli abitanti se la cavano, come sempre, nonostante le angherie del vestito nero, del ricco e grasso dottor Montenegro. Per loro il resto del mondo è una cosa lontanissima, i grandi avvenimenti della storia non li toccano. Eppure un giorno la storia, il progresso, l’industria entrò a Rancas sotto forma di un recinto della Cerro de Pasco e travolse tutto. Sotto forma di un recinto che è quasi un personaggio, che lentamente e costantemente ingloba tutti i pascoli e isola i villaggi. I comuneros, che non hanno alcuna possibilità di venire ascoltati dalle autorità, possono solo tentare di ribellarsi, ma in uno scontro tra dei poveri pastori andini e la potente multinazionale americana Cerro de Pasco possiamo già immaginare come finirà.

Il romanzo è quasi una raccolta di racconti, non sempre in ordine cronologico, e in cui la realtà è pervasa dalla magia. È una forma sicuramente più impegnativa per il lettore rispetto a quella tradizionale, ma è perfetta per immergere nella diversa mentalità dei nativi. Per questo non mi hanno dato alcun fastidio gli elementi non realistici e “magici” posti in una vicenda realmente avvenuta, anzi, li ho apprezzati, anche perché addolciscono una vicenda senza speranza senza falsarla. Si capisce chiaramente come spesso “noi”, come elefanti in una cristalleria, rompiamo equilibri e poi ce ne laviamo le mani.

Un consiglio, cercate una foto della città di Cerro de Pasco di oggi con la sua enorme voragine, leggetevi un articolo sulla sua situazione sanitaria. Siamo portati a dimenticare le cose che non vogliamo ricordare, ma la situazione, lì, non è risolta ancora purtroppo.
AraucanaAraucana wrote a review
45
Ho intrecciato il mio Quipus per Rancas.
Su ogni corda colorata ho intrecciato nodi.
Per ogni nodo un pensiero.
Nodi per ogni sguardo indio
Nodi per i bambini
Nodi per le donne
Nodi per gli uomini di Rancas
Nodi per i vivi, nodi per i morti
Nodi per non dimenticare

Se Scorza non fosse stato anche poeta, la sua voce avrebbe avuto uno spessore diverso.
E’ la voce del testimone che emerge dal silenzio tra un breve capitolo e l’altro, tra una frase e l’altra, nel mezzo di un racconto.
Dall’alto dei dirupi grida secca, risuona nei pascoli inghiottiti dal Recinto, prende forma tra le mani dell’umanità india, lampeggia negli sguardi, diventa cadenza nei passi, striscia sussurrando nelle miniere, nella lotta impotente e disperata, nelle macerie delle parole.

Fortunato corre più veloce del vento della pampa e, mentre schiuma nell’impotenza, continua a correre. Fortunato corre e ricorda il nome delle sue pecore: Cotone, Piumetta, Fior del campo, Amadeo, Bandierina, Negro, Civetta, Burlone, Trifoglio, Ozioso e Fortunato.
Fortunato corre.
Un nodo per Fortunato e per tutti.
“Nove colli, cinquanta pascoli, cinque lagune, quattordici sorgenti, undici caverne, tre fiumi così impetuosi che non gelano nemmeno d’inverno, cinque villaggi, cinque cimiteri, s’inghiottì il recinto in quindici giorni. Fortunato correva, correva, correva, nella nebbia vermiglia della sua spossatezza.”
I Titoli della Comunità, i Quipus della comunità, l’anima india recintata e poi inghiottita dalla Cerro de Pasco Corporation con l’obeso assenso dei latifondisti.
Ho intrecciato Il mio Quipus per Rancas .

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