Schiuma della terra
by Arthur Koestler
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Scritto mentre era rifugiato a Londra nel 1941, "Schiuma della terra" racconta le avventure di Koestler nella Francia del 1939-40, dallo scoppio della guerra all'invasione tedesca, all'espatrio clandestino dell'autore. "Straniero indesiderabile", ebreo e antifascista, prima rinchiuso in un campo di prigionia sui Pirenei, poi fuggiasco per la Francia in rotta, arruolato nella Legione straniera, Koestler riassume nelle sue concitate avventure il destino di una generazione di esuli che nell'età dei totalitarismi furono braccati e perseguitati, a un tempo protagonisti e vittime della storia.

Axel Heyst's Review

Axel HeystAxel Heyst wrote a review
12
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In questo libro, uscito in Inghilterra nel 1941 in piena GM2, Koestler narra le sue vicende personali a partire da un anno e mezzo prima circa, nella fatale estate del '39.

In quel momento Koestler vive in Francia insieme ad una giovane artista inglese con il fragile stato di rifugiato straniero. E' un giornalista piuttosto noto, ha combattuto per i repubblicani in Spagna ed è sfuggito alla condanna a morte nelle carceri franchiste grazie ad una mobilitazione internazionale.

La vicenda inizia più o meno con la notizia del patto russo-tedesco che prelude all'invasione della Polonia. Koestler, già membro del partito comunista, da cui è però uscito, avendo riconosciuto che dietro i proclami e gli ideali egualitari è celato un regime totalitario, basato sulla menzogna e sull'oppressione, da un lato trova la conferma ai suoi sospetti, dall'altro ha un'ulteriore colpo al suo mito di un tempo.

I fatti si susseguono: nel giro di qualche settimana la Polonia è sconfitta e occupata e i russi si affrettano a impadronirsi della porzione a loro destinata dal patto Molotov-Ribbentrop. Inizia la drôle de guerre: Francia e Gran Bretagna hanno nominalmente dichiarato guerra alla Germania in sostegno della Polonia, ma in realtà non avviano alcuna azione militare.

Nel frattempo, Koestler e la compagna tornano a Parigi, dove l'atmosfera si fa gradualmente più ostile alla forte presenza di rifugiati stranieri. Il tentativo di emigrare in Gran Bretagna fallisce e, come ormai previsto, un mattino d'autunno Koestler è arrestato e internato nel campo di concentramento di Vernet, ai piedi dei Pirenei.

La permanenza sarà di qualche mese, perché di nuovo gli amici di Koestler riescono ad intervenire in suo favore, ma quel periodo sarà durissimo, per le condizioni ambientali intollerabili, ancor più perché subite in un paese democratico. E' al Vernet che Koestler scrive Buio a Mezzogiorno.


Ancor più interessante è però il periodo successivo, con il blitzkrieg tedesco e la liquefazione dell'esercito e del governo francese. A questo riguardo, mi viene da pensare che, rispetto all'8 settembre italiano, questa vicenda è ben più grave: l'Italia era ormai reduce da tre anni di guerra disastrosamente condotta (e perduta), dai bombardamenti e dallo sbarco alleato in Sicilia e ad Anzio e dopo la perdita totale delle colonie. La Francia aveva, nominalmente, il più forte esercito europeo, non aveva ancora sparato un colpo ed aveva avuto tutto il tempo per prepararsi e magari colpire la Germania durante la campagna polacca.

Koestler si arruola nella Legione Straniera e vive quelle settimane in un reparto dell'esercito francese allo sbando, tra le notizie contraddittorie e la massa dei profughi che abbandona la Francia occupata dai tedeschi.

Koestler ha un'ironia prodigiosa e acuminata nel narrare e commentare le sue vicende, ma dietro l'ironia si avverte vivissimo lo sdegno, la coscienza civile ferita di chi vede crollare tutto intorno il castello dei diritti umani e della loro inviolabilità, di chi vede prevalere il male, l'ottusità…

Altro aspetto è la lucidità dell'analisi, la preveggenza politica che fa capolino qua e là nel libro.

Se è sconvolgente apprendere che la Francia repubblicana e democratica interna in campi di concentramento che poco hanno da invidiare ai lager nazisti contemporanei (i campi di sterminio non erano ancora nati) gli antifascisti esuli, i reduci delle brigate internazionali, ancora peggiore è scoprire che, alla firma dell'armistizio, il governo francese fu pronto a consegnare ai tedeschi questi prigionieri, quando invece avrebbe potuto facilmente farli fuggire in Inghilterra o in paesi neutrali, prima che la morsa si chiudesse definitivamente.

Axel HeystAxel Heyst wrote a review
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In questo libro, uscito in Inghilterra nel 1941 in piena GM2, Koestler narra le sue vicende personali a partire da un anno e mezzo prima circa, nella fatale estate del '39.

In quel momento Koestler vive in Francia insieme ad una giovane artista inglese con il fragile stato di rifugiato straniero. E' un giornalista piuttosto noto, ha combattuto per i repubblicani in Spagna ed è sfuggito alla condanna a morte nelle carceri franchiste grazie ad una mobilitazione internazionale.

La vicenda inizia più o meno con la notizia del patto russo-tedesco che prelude all'invasione della Polonia. Koestler, già membro del partito comunista, da cui è però uscito, avendo riconosciuto che dietro i proclami e gli ideali egualitari è celato un regime totalitario, basato sulla menzogna e sull'oppressione, da un lato trova la conferma ai suoi sospetti, dall'altro ha un'ulteriore colpo al suo mito di un tempo.

I fatti si susseguono: nel giro di qualche settimana la Polonia è sconfitta e occupata e i russi si affrettano a impadronirsi della porzione a loro destinata dal patto Molotov-Ribbentrop. Inizia la drôle de guerre: Francia e Gran Bretagna hanno nominalmente dichiarato guerra alla Germania in sostegno della Polonia, ma in realtà non avviano alcuna azione militare.

Nel frattempo, Koestler e la compagna tornano a Parigi, dove l'atmosfera si fa gradualmente più ostile alla forte presenza di rifugiati stranieri. Il tentativo di emigrare in Gran Bretagna fallisce e, come ormai previsto, un mattino d'autunno Koestler è arrestato e internato nel campo di concentramento di Vernet, ai piedi dei Pirenei.

La permanenza sarà di qualche mese, perché di nuovo gli amici di Koestler riescono ad intervenire in suo favore, ma quel periodo sarà durissimo, per le condizioni ambientali intollerabili, ancor più perché subite in un paese democratico. E' al Vernet che Koestler scrive Buio a Mezzogiorno.


Ancor più interessante è però il periodo successivo, con il blitzkrieg tedesco e la liquefazione dell'esercito e del governo francese. A questo riguardo, mi viene da pensare che, rispetto all'8 settembre italiano, questa vicenda è ben più grave: l'Italia era ormai reduce da tre anni di guerra disastrosamente condotta (e perduta), dai bombardamenti e dallo sbarco alleato in Sicilia e ad Anzio e dopo la perdita totale delle colonie. La Francia aveva, nominalmente, il più forte esercito europeo, non aveva ancora sparato un colpo ed aveva avuto tutto il tempo per prepararsi e magari colpire la Germania durante la campagna polacca.

Koestler si arruola nella Legione Straniera e vive quelle settimane in un reparto dell'esercito francese allo sbando, tra le notizie contraddittorie e la massa dei profughi che abbandona la Francia occupata dai tedeschi.

Koestler ha un'ironia prodigiosa e acuminata nel narrare e commentare le sue vicende, ma dietro l'ironia si avverte vivissimo lo sdegno, la coscienza civile ferita di chi vede crollare tutto intorno il castello dei diritti umani e della loro inviolabilità, di chi vede prevalere il male, l'ottusità…

Altro aspetto è la lucidità dell'analisi, la preveggenza politica che fa capolino qua e là nel libro.

Se è sconvolgente apprendere che la Francia repubblicana e democratica interna in campi di concentramento che poco hanno da invidiare ai lager nazisti contemporanei (i campi di sterminio non erano ancora nati) gli antifascisti esuli, i reduci delle brigate internazionali, ancora peggiore è scoprire che, alla firma dell'armistizio, il governo francese fu pronto a consegnare ai tedeschi questi prigionieri, quando invece avrebbe potuto facilmente farli fuggire in Inghilterra o in paesi neutrali, prima che la morsa si chiudesse definitivamente.

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Molto interessante, grazie
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Molto interessante, grazie