Scolpire il tempo
by Andrej Tarkovskij
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Simone ManganelloSimone Manganello wrote a review
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Alle radici di un linguaggio
In corrispondenza della pubblicazione di Scolpire il Tempo, l'arte cinematografica si stava avvicinando al suo primo secolo di vita, nel corso del quale a più riprese cineasti e teorici si erano posti interrogativi ontologici sul suo linguaggio: dalle considerazioni più basilari riguardanti la rivoluzione tecnologica apportata dal mezzo, il primo a farsi portatore di una rappresentazione in differita della realtà (o, con l'avvento del cinema narrativo, di una realtà fittizia nel suo svolgersi), alle teorie della scuola sovietica, secondo la quale il cinema sarebbe innanzitutto forma di espressione ideologica e il montaggio strumento principe nel processo di elaborazione concettuale, fino a Bazin, che scorge nella settima arte la concretizzazione definitiva di quell'ambizione perseguita nei secoli, tramite la pittura, la scultura e la fotografia, di eternare la realtà, per sua natura effimera e transitoria. Tarkovskij, che con Scolpire il Tempo propone innanzitutto una dichiarazione della propria poetica, si inserisce pienamente in questo dibattito, apportando nel suo “taccuino” considerazioni, annotazioni, critiche, legate al cinema come arte e linguaggio. Il testo affronta varie tematiche fra cui il concetto in senso lato di arte quale espressione dell'universo soggettivo dell'artista, le specificità dell'arte cinematografica, il rapporto fra artista e pubblico, apportando esempi da ambiti disparati fino naturalmente alle proprie opere, e corroborando le motivazioni delle proprie scelte estetiche e stilistiche con una serie di argomentazioni il più delle quali riconducibili ad un concetto fondamentale: il cinema è afflitto da un pregiudizio storico che lo vedrebbe ancella delle arti che lo hanno preceduto, e deve esserne liberato per potersi strutturare in un linguaggio a sé. In questa costante ricerca, consapevole delle strade battute dagli autori che lo hanno preceduto e dalle formulazioni teoriche che sono state espresse prima di lui, Tarkovskij arriva a identificare l'unità fondamentale del linguaggio-cinema nel TEMPO. Non nel movimento quindi, ma nel tempo e nella fattispecie nel tempo dell'immagine: è in quel che viene definita “rappresentazione fattografica” che il cinema coglie la propria irripetibile peculiarità, poichè in essa si imprime il tempo dell'oggetto, di per sé irripetibile e irriproducibile per altre vie. Accanto a questa prima geniale intuizione Tarkovskij ne propone un'altra, inerente la forza che l'immagine possiede in sé e per sé, stigmatizzando qualsiasi artificio stilistico-formale finalizzato a renderla comprensibile o foriera di significati: ne consegue una requisitoria feroce contro la scuola del montaggio costruttore di senso e, gioco forza, contro il nume tutelare del cinema sovietico, Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. La forza delle tesi di Tarkovskij è determinante e una lettura come Scolpire il Tempo, dovrebbe essere imposta nelle accademie di cinema, oltre che per l'interesse puramente didattico, per la passione e il rispetto che trasuda verso questa arte. Certo non privo di un rigore concettuale sfociante a tratti nella rigidità, rimane a tutt'oggi un testo che veicola in sé una idea di poetica con una coerenza ineffabile: cosa purtroppo davvero rara in uno scenario sempre più proiettato a trasformare il cinema in una catena di montaggio industriale per prodotti da intrattenimento, e a demolirne lo status di disciplina artistica nella quale menti diverse possano plasmare idee e universi creativi, seguendo la propria visione del mondo e della vita. Vergogna all'editoria italiana che a tutt'oggi non ha provveduto a una ristampa del testo.
HvalaboguHvalabogu wrote a review
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Stalker1971Stalker1971 wrote a review
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Vito OstuniVito Ostuni wrote a review
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