Senza perdere la tenerezza
by Paco Ignacio Taibo II
(*)(*)(*)(*)(*)(899)
giovani lo ostentano sulle magliette come simbolo di lotta e utopia; per i meno giovani rappresenta l'araldo dell'antimperialismo e della rivoluzione latinoamericana. Nessuno più di Ernesto Che Guevara, nella storia del Novecento, ha saputo incarnare l'idea di giustizia sociale e le speranze di riscatto. E nessuno più di Paco Ignacio Taibo II ha saputo raccontare la sua storia. "Senza perdere la tenerezza" è la biografia del Che più letta e apprezzata. A quattordici anni dalla prima stesura, l'autore ha inserito nuovi aneddoti, testimonianze, immagini, sfumature. Ha attinto alle pubblicazioni e alle interpretazioni più recenti, ai documenti declassificati della CIA, agli scritti del Che rimasti inediti per decenni. Con il suo talento di romanziere, in equilibrio tra obiettività e partecipazione, Taibo ci racconta una vita da epopea, dalla giovinezza nomade e ribelle alle imprese nella rivoluzione castrista, dall'esperienza di governo nella Cuba assediata dagli Stati Uniti alla tragica fine sui monti della Bolivia. Oltre l'icona, Che Guevara è svelato con la sua tenacia e il suo idealismo, le idiosincrasie, le letture preferite, le passioni sportive, gli attacchi d'asma, i suoi amori e i suoi innamoramenti intellettuali: Marx, Rosa Luxemburg, Lenin, Trockij e Mao, ma anche Sarmiento, Martí, Bolívar, Sartre, Neruda, Calvino. Una storia di gesta eroiche e di piccoli gesti quotidiani.

Malacorda is very patiently but very succesfully moving to GR's Review

1029
(*)(*)(*)(*)( )
Senza perdere la tenerezza… e senza neanche prendere tutto per oro colato.
Oscillo tra le quattro e le tre stelle e mezza: il voto ovviamente è per Taibo - non certo per il Che e la sua vita e la sua esperienza, perché quando si cerca di condensarli in poche parole o immagini o in un giudizio netto, allora sì che si finisce per rientrare in quel fenomeno di marketing che li ha talmente snaturati.

Biografia affettuosa e abbastanza obiettiva, che non vuole spiegare il mito, non vuole sbandierare la leggenda ma raccontare l'uomo e cerca anzi di riportare quei piccoli dettagli che possono contribuire a smitizzarlo. "Raccontare" è proprio il verbo giusto quando si parla di una vita che - anche con mille domande e mille dettagli non chiariti - è il più avvincente dei romanzi, una vita che sembra la trama di un romanzo di Dumas o di Hugo.

La scrittura non è sempre impeccabile: la stesura di tale opera ha certamente richiesto un lavoro da giocoliere per tenere insieme una grande moltitudine di fonti, molte delle quali intervistate direttamente, ma in alcuni passaggi si percepisce come un lieve disorientamento o disordine dell'autore, ci sono raffiche di nomi e luoghi e date piazzati lì in modo talvolta impreciso, in cui il lettore rischia di sentirsi a sua volta spaesato. Nel complesso, Taibo non riesce a essere in tutto il libro un narratore tanto avvincente quanto avrei voluto. Da un punto di vista letterario, l'opera ci avrebbe guadagnato se i tanti episodi e aneddoti fossero stati raccontati esaustivamente e ben amalgamati lungo i suoi sessantotto capitoli, invece di venire relegati tra le note in appendice. Alcuni dettagli sono gustosissimi e descrivono magnificamente lo spirito della guerriglia e della vita alla macchia. Viceversa le considerazioni finali circa la "maledizione del Che", o la sua trasformazione in un santo laico o altri aspetti di questo genere, completano l'opera ma non aggiungono proprio nulla. Mi piace di più pensarlo come laico e basta, senza nessuna forma di santità o stregoneria.

Al di là del discorso "vita come un romanzo", in virtù del quale la lettura è comunque e sempre piacevole, se si scava sotto la superficie, qual è il messaggio che riceviamo oggi a distanza di tanti anni, quale il senso profondo (parafrasando il commento di Dan78)? Non voglio essere banale e dire che dobbiamo imparare la caparbietà e la concretezza. L'utilità di questa lettura sarebbe di riuscire a capire - anzi, a carpire - in quale momento della storia uno che aveva tutte le carte in regola per essere un pollo da allevamento, per giunta malaticcio, si tramuta in un rivoluzionario, un guerrigliero, un comandante, un uomo duro che più duro non si può. Troppo facile dire il viaggio attraverso il Sudamerica. Troppo facile anche dire che è il passaggio tra infanzia, adolescenza e età adulta. Io mi sono fatta l'idea che si tratti proprio di uno di quei rari casi, tra tutta l'umanità transitata sul globo, in cui il genio e la sregolatezza e l'inquietudine, i pregi e i difetti, sono mixati nel dosaggio perfetto per raggiungere risultati enormemente superiori alla media e per di più senza particolari sforzi, l'equilibrio esemplare e impossibile tra caos e rigore che produce effetti tanto inspiegabili quanto memorabili. E poi c'è un fatto di sangue, o di DNA, o dir si voglia: i sudamericani hanno un tipo di esuberanza che non si trova in nessun'altra latitudine e longitudine. Last but not least, c'è di che analizzare e discutere l'essenza di un carisma fatto tutto di esempio e autorevolezza, rarissimo e ormai lontanissimo da quel che oggi comunemente si intende per "leadership".
La spiegazione migliore di questo raro e complesso fenomeno l'ha data Sartre, citato proprio tra queste pagine, a lui si può concedere di condensare il Che e la sua vita in una battuta: "Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo".
E lo stesso Che scrive di suo pugno nel '64: "Un po' oltre il caos, forse il primo o il secondo giorno della creazione, ho nella testa un mondo di idee che si scontrano, si intersecano e, a tratti, si organizzano."
1029
(*)(*)(*)(*)( )
Senza perdere la tenerezza… e senza neanche prendere tutto per oro colato.
Oscillo tra le quattro e le tre stelle e mezza: il voto ovviamente è per Taibo - non certo per il Che e la sua vita e la sua esperienza, perché quando si cerca di condensarli in poche parole o immagini o in un giudizio netto, allora sì che si finisce per rientrare in quel fenomeno di marketing che li ha talmente snaturati.

Biografia affettuosa e abbastanza obiettiva, che non vuole spiegare il mito, non vuole sbandierare la leggenda ma raccontare l'uomo e cerca anzi di riportare quei piccoli dettagli che possono contribuire a smitizzarlo. "Raccontare" è proprio il verbo giusto quando si parla di una vita che - anche con mille domande e mille dettagli non chiariti - è il più avvincente dei romanzi, una vita che sembra la trama di un romanzo di Dumas o di Hugo.

La scrittura non è sempre impeccabile: la stesura di tale opera ha certamente richiesto un lavoro da giocoliere per tenere insieme una grande moltitudine di fonti, molte delle quali intervistate direttamente, ma in alcuni passaggi si percepisce come un lieve disorientamento o disordine dell'autore, ci sono raffiche di nomi e luoghi e date piazzati lì in modo talvolta impreciso, in cui il lettore rischia di sentirsi a sua volta spaesato. Nel complesso, Taibo non riesce a essere in tutto il libro un narratore tanto avvincente quanto avrei voluto. Da un punto di vista letterario, l'opera ci avrebbe guadagnato se i tanti episodi e aneddoti fossero stati raccontati esaustivamente e ben amalgamati lungo i suoi sessantotto capitoli, invece di venire relegati tra le note in appendice. Alcuni dettagli sono gustosissimi e descrivono magnificamente lo spirito della guerriglia e della vita alla macchia. Viceversa le considerazioni finali circa la "maledizione del Che", o la sua trasformazione in un santo laico o altri aspetti di questo genere, completano l'opera ma non aggiungono proprio nulla. Mi piace di più pensarlo come laico e basta, senza nessuna forma di santità o stregoneria.

Al di là del discorso "vita come un romanzo", in virtù del quale la lettura è comunque e sempre piacevole, se si scava sotto la superficie, qual è il messaggio che riceviamo oggi a distanza di tanti anni, quale il senso profondo (parafrasando il commento di Dan78)? Non voglio essere banale e dire che dobbiamo imparare la caparbietà e la concretezza. L'utilità di questa lettura sarebbe di riuscire a capire - anzi, a carpire - in quale momento della storia uno che aveva tutte le carte in regola per essere un pollo da allevamento, per giunta malaticcio, si tramuta in un rivoluzionario, un guerrigliero, un comandante, un uomo duro che più duro non si può. Troppo facile dire il viaggio attraverso il Sudamerica. Troppo facile anche dire che è il passaggio tra infanzia, adolescenza e età adulta. Io mi sono fatta l'idea che si tratti proprio di uno di quei rari casi, tra tutta l'umanità transitata sul globo, in cui il genio e la sregolatezza e l'inquietudine, i pregi e i difetti, sono mixati nel dosaggio perfetto per raggiungere risultati enormemente superiori alla media e per di più senza particolari sforzi, l'equilibrio esemplare e impossibile tra caos e rigore che produce effetti tanto inspiegabili quanto memorabili. E poi c'è un fatto di sangue, o di DNA, o dir si voglia: i sudamericani hanno un tipo di esuberanza che non si trova in nessun'altra latitudine e longitudine. Last but not least, c'è di che analizzare e discutere l'essenza di un carisma fatto tutto di esempio e autorevolezza, rarissimo e ormai lontanissimo da quel che oggi comunemente si intende per "leadership".
La spiegazione migliore di questo raro e complesso fenomeno l'ha data Sartre, citato proprio tra queste pagine, a lui si può concedere di condensare il Che e la sua vita in una battuta: "Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo".
E lo stesso Che scrive di suo pugno nel '64: "Un po' oltre il caos, forse il primo o il secondo giorno della creazione, ho nella testa un mondo di idee che si scontrano, si intersecano e, a tratti, si organizzano."

Comments

3
Primo voto del 2017 :))Commento analitico e ben argomentato come sempre! :)
3
Primo voto del 2017 :))Commento analitico e ben argomentato come sempre! :)
3
Ma che bella recensione! Direi da cinque stelle😊
3
Ma che bella recensione! Direi da cinque stelle😊
3
Bel libro e bella recensione!
3
Bel libro e bella recensione!
2
Bravissima Malacorda! Bel commento! Non facile, alle 8:35 del primo dell'anno!
2
Bravissima Malacorda! Bel commento! Non facile, alle 8:35 del primo dell'anno!
2
mi piacque molto il libro, e mi hai ricordato tutti i perché.
2
mi piacque molto il libro, e mi hai ricordato tutti i perché.
2
Bella lettura e bel commento...
2
Bella lettura e bel commento...
2
Non riesco a mettere il "mi piace". Perciò te lo scrivo. Commento meraviglioso che mi ha fatto tornare la voglia di leggere qualcosa che parli del nostro caro Che.
2
Non riesco a mettere il "mi piace". Perciò te lo scrivo. Commento meraviglioso che mi ha fatto tornare la voglia di leggere qualcosa che parli del nostro caro Che.
1
Lo conservo come un libro sacro.
1
Lo conservo come un libro sacro.
1
"Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo". Affascinante ma falso, come Sartre del resto.
1
"Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo". Affascinante ma falso, come Sartre del resto.
1
@Procyon: Lungi da me voler santificare il Che - spero si sia capito anche dal commento - e con tutto il rispetto per la tua opinione: falso, dici? Beh, se anche solo la metà delle cose raccontate qui sono vere, io vedo invece buone probabilità che l'affermazione sia vera.
1
@Procyon: Lungi da me voler santificare il Che - spero si sia capito anche dal commento - e con tutto il rispetto per la tua opinione: falso, dici? Beh, se anche solo la metà delle cose raccontate qui sono vere, io vedo invece buone probabilità che l'affermazione sia vera.